Ines Angelino

Lug 022014
 

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“Quando la grande musica ti entra in casa…”

Il 7 Giugno Stefano Ligoratti e il Quintetto d’archi “I Solisti Laudensi” si sono esibiti a Milano in un interessantissimo riadattamento cameristico di due magnifici concerti per pianoforte e orchestra: il Concerto n.3 (op. 37) di Beethoven e il Concerto (op. 54) di Schumann. Grazie al Centro Culturale della Cooperativa di via Ornato, l’evento si è tenuto in una sede decisamente particolare – il cortile della Corte ottocentesca di via Ornato. Anche se dovute per lo più a delle necessità, le scelte fatte stimolano notevoli riflessioni sul ruolo della musica classica (genericamente intesa) nel “mondo moderno”, dandoci l’occasione di apprezzarne in modo totalmente diverso alcune sfaccettature.

Primo motivo di riflessione è il ruolo del pianoforte, che acquisisce una preponderanza ancora maggiore, sfoggiando interamente la sua vasta gamma di suoni e potenzialità espressive. Gli archi, invece, ridotti a un quintetto, vengono a ricoprire un ruolo molto delicato: a bassi numeri cresce notevolmente il rischio di risultare “aciduli” (soprattutto per quel che riguarda i violini), proprio quando, di contro, la situazione richiede al contempo rotondità di suono e delicatezza, in modo da creare una sorta di lieve cornice.

Proprio il tema della “cornice” ci porta a un altro, fondamentale, aspetto della questione: l’abito. Se, da un lato, siamo spesso portati a pensare all’800 come al secolo d’oro del Romanticismo e della grandiosità, è altrettanto vero che il XIX è stato il secolo della borghesia, il cui locus amoenus divenne il salotto borghese, l’intimità della casa. Ebbene, in questo concerto abbiamo potuto assaporare uno strano cocktail di queste realtà in contraddizione, un “Beethoven in sordina”, un eroe romantico in vestaglia; con questo nuovo abito viene appena smorzato l’impeto degli Allegro, mentre il secondo movimento, tipicamente vissuto come semplice “pausa”, si trova perfettamente a proprio agio, con sonorità differenti – più dolci, se vogliamo, e più profonde, in particolar modo per ciò che riguarda il violoncello, le cui vibrazioni possiamo cogliere decisamente meglio. Riprendendo il termine “cornice”, che ben si addice alla musica da camera, pensiamo, quindi, a quanto la situazione possa modificare la musica che ascoltiamo; se il collegamento con l’arte visiva è immediato, lo è anche ricollegare questa versione cameristica del concerto alle sue origini 600esche e alla musica delle corti del 700.

In altre parole abbiamo assistito a un trait d’union tra il romanticismo (come dal titolo “Romanticismi in musica”) e il rococò, a una versione boccheriniana di Schumann e Beethoven, paradossalmente proprio con il concerto che è stato la chiave di volta del passaggio al romanticismo del compositore di Bonn. Fortunatamente, del XIX secolo è anche la location, il cortile interno di un’antica casa popolare ammodernata. Questa singolare situazione, per quanto non del tutto favorevole alla fruizione della musica e nonostante gli inevitabili inconvenienti del suonare all’aperto, stimola importanti riflessioni sulla rivalutazione e rivivificazione della musica classica, ormai sempre più di nicchia: grazie al “nuovo” abito, più intimo, questi concerti diventano a “misura d’uomo”, entrando letteralmente in casa dell’ascoltatore.

Senza dubbio questa iniziativa, forse accostabile ad altre, comunque recenti, quali Pianocity, permette una maggiore visibilità (e accessibilità) a una musica che sempre di più si sta richiudendo nei “soliti” teatri, legata a tradizioni stringenti e difficilmente aperte verso il nuovo (con conseguenze catastrofiche per i compositori contemporanei). In un certo senso le trascrizioni con organici differenti, oggi non tanto usitate, nascono proprio dall’esigenza di adattare la musica alle possibilità e non è un caso che questa pratica, molto in voga proprio nell’800 – secolo in cui tutti cercavano di conoscere musica sempre nuova, vuoi per spirito nazionalistico, vuoi per caratteristiche intrinseche alla realtà borghese – venga riscoperta oggi, in un periodo di grandissima disponibilità di comunicazione e conseguente confusione, con un parallelismo che mette in evidenza la ciclicità storica della nostra società.

La grandezza del Romanticismo riesce, grazie sia al notevole talento dei musicisti sia alla maestria dei trascrittori (Jeremy Liu per Schumann e Vinzenz Lachner per Beethoven), a penetrare i nuovi muri, fondendosi perfettamente alla realtà intima con cui entra in contatto. Senza alcun dubbio il merito maggiore va, però, ai musicisti, in grado di dare vita alla musica in maniera praticamente impeccabile nonostante le difficoltà – per quanto molti sembrino dimenticarlo, i musicisti sono e rimangono esseri umani in carne e ossa: fare musica richiede un notevole grado di concentrazione e, se uccelli e neonati sono incognite cui è impossibile porre rimedio, di certo alcuni comportamenti di persone adulte sono evitabili; in fin dei conti, però, la serata aveva come obiettivo proprio quello di far fondere la musica “alta” con la vita di tutti i giorni e, tenendo a mente questo presupposto, ci sarebbero potuti essere imprevisti ben peggiori. Aspetto cruciale della questione diventa, in quest’ottica, il tentativo di de-sacralizzare l’evento musicale: da spettatori siamo abituati a vivere i concerti come momenti unici, quasi mistici, limitando la comunicatività “istintiva” per dare spazio al solo elemento razionale/spirituale. Ebbene, in questo caso si è tentato di andare nella direzione opposta, in modo da renderla una realtà più viva e, ut supra, “a misura d’uomo”.

Ecco che il ruolo degli interpreti assume ulteriori complessità, per via della necessità di ottenere una concentrazione tale da superare gli ostacoli e coinvolgere fino al silenzio un pubblico non “museale”, non abituato a quel tipo di fruizione ed eventualmente restio a tale forma di catarsi, per così dire statica. Quasi incredibile, a questo punto, diventa pensare che l’intero organico fosse composto da musicisti giovani (anzi, giovanissimi!), che il pianista abbia svolto anche il ruolo di direttore (certo, con un organico ridotto sembra un lavoro più semplice, ma gestire tempi e interpretazioni altrui mentre si è concentrati sui propri richiede una consapevolezza, una visione d’insieme e una destrezza a dir poco unici), che l’intero spettacolo sia stato preparato in tempi brevissimi …

A dispetto di ciò, l’esecuzione è riuscita in modo magistrale, coinvolgendo tutti i presenti. D’altra parte vedere un pianista in grado di suonare Beethoven con simili scioltezza, coinvolgimento e consapevolezza, pur mantenendo la “serenità” che più si addice alla musica da camera, dosando alla perfezione tecnica ed espressività, dandogli un taglio così personale (anche solo per via della comunque insolita trascrizione per un brano del genere) e tirando fuori veramente il meglio da ogni frase non è proprio cosa da tutti i giorni. Il vero talento conquista chiunque – ho visto persino un cane affacciarsi a uno dei balconi con la testa china, ammutolito – e senza ombra di dubbio Stefano Ligoratti di talento ne ha da vendere; persino solo il suo breve bis in solitaria, la Sonata K. 455 di Scarlatti, sarebbe bastato a dimostrarlo.

Da menzionare, al di là dei meritati e doverosi elogi al gruppo intero, è anche Alessandra Pavoni Belli, sostituto primo violino, che, a soli 22 anni, ha dimostrato di avere le qualità peculiari del suo ruolo in termini sia di interpretazione sia di leadership. Tirando le somme, non si può che comprendere e condividere l’entusiasmo del pubblico presente, letteralmente entusiasta, con addirittura qualche “fan” rimasto ad attendere l’uscita dai camerini.

Gabriele Giacosa

Gli Artisti

Quintetto d’archi “I Solisti Laudensi”
1° Violino Alessandra Pavoni Belli
2° Violino Olga Introzzi
Viola Fabio Merlini
Violincello Matilda Colliard
Contrabbasso Stefano Morelli
 Pianoforte Stefano Ligoratti
Mag 162014
 

Teatro Comunale di BolognaIl  17 Marzo presso il Teatro Comunale di Bologna si è tenuta una conferenza  sulle recenti normative volte al recupero e alla ripresa delle fondazioni lirico-sinfoniche, alla quale ha partecipato il sovrintendente del teatro stesso, Francesco Ernani. Il suo intervento, dal titolo “Conoscere la liturgia dell’opera per il suo riordinamento”, è stato pubblicato sulla pagina web del “giornaledellamusica“.

Partendo dalla definizione greca di liturgia, intesa come <<servizio alla cosa pubblica>>, Ernani propone un approccio molto umano (e umanistico), in particolare riferendosi a quelli che sono i compiti di una guida competente, ovvero <<conoscere la situazione del personale che vi lavora>> e avere ben presente l'<<organizzazione del lavoro delle distinte categorie>>.

Punto cruciale della sua dissertazione risulta essere il <<fattore umano>>, l’esigenza imprescindibile di coesione e partecipazione: giustamente viene sottolineato che, soprattutto in ambito artistico, il risultato finale <<non sarà frutto della struttura gerarchizzata, bensì delle prestazioni di ciascun operatore artistico o tecnico>> coinvolto. Il teatro d’opera deve configurarsi, insomma, non come una sorta di impersonale “fabbrica”, piena di dipendenti gestiti da una struttura gerarchica in cui ognuno fa “semplicemente il suo dovere”, ma come un <<positive work place>>, un luogo di lavoro che sproni tutti e ciascuno a dare il meglio.

Particolarmente significative ho trovato le considerazioni finali, saggiamente ornate da una citazione di Gaspare Scuderi, sull’esigenza di restituire alla musica italiana il suo antico primato internazionale, stimolando, da un lato, i giovani all’interesse per la musica e garantendo, dall’altro, stabilità e continuità agli elementi che costituiscono quella realtà artistica che è la musica lirico-sinfonica: recuperare lo splendore di un patrimonio culturale in grado di garantire un confronto internazionale, <<tutelare la musica italiana in ogni settore>> e smettere di considerare l’opera come un cumulo di <<macerie da eliminare>>.

Senza dubbio le parole di Ernani sono giuste e veritiere. Cionondimeno trovo che il suo intervento sia carico in certa parte di uno spirito “demagogico” e semplicistico, tipico di questo genere di incontri (purtroppo). Poco concreta (o, semplicemente, generica), per esempio, mi è parsa la doppia questione dello stimolare i giovani e garantire, allo stesso tempo, stabilità ai  musicisti già formati.

Una considerazione rilevante da fare in questo senso riguarderebbe una più seria educazione all’ascolto musicale in ambito scolastico – anziché perdere tempo con un’approssimativa pratica di strumenti di dubbia utilità per gli studenti – cui seguirebbe, con ogni probabilità, un rinnovato interesse per la musica classica generalmente intesa.

Non meno importante sarebbe una proposta effettiva inerente la situazione degli orchestrali, categoria che viene troppo spesso ridotta a una mera classe di lavoratori – erroneamente, data la loro appartenenza all’ambito artistico, come giustamente sottolinea Ernani; tenendo in considerazione la sovrabbondanza di personale e la carenza di occasioni, ritengo valida l’idea di un notevole aumento del numero di spettacoli, che potrebbe portare anche a una maggiore diffusione della musica operistica verso un nuovo pubblico.

Non emergono, infine, nel testo di cui sopra, alcune questioni che ritengo fondamentali: non vengono menzionati né il divario tra quella che è l’attuale gestione privata dei teatri d’opera e la loro rilevanza di ordine nazionale – alle volte inneggiante a un intervento dello Stato – né un qualsivoglia modo di risolvere tale distacco; allo stesso modo non viene approfondita la necessità di maggiore esposizione, proprio in ambito internazionale, dell’opera come elemento di possibile turismo culturale – cosa compresa e sfruttata in altri stati europei.

Speriamo, dunque, che gli ottimi intenti espressi da un esperto e apprezzato sovrintendente giungano nel tempo a compimento, e attendiamo, in questo senso, di vedere quali novità ci saranno riservate.

Gabriele Giacosa

Mar 202013
 

Le musiche da film di Nicola Piovani

Il compositore sarà in concerto con l’Orchestra Sinfonica Siciliana il 22 e 23 marzo 2013 a Palermo


Nicola Piovani

Nicola Piovani – nella veste di autore di musiche da film – è il protagonista del prossimo concerto dell’Orchestra Sinfonica Siciliana in programma al Politeama Garibaldi venerdì 22 marzo alle ore 21.15.

Eccellente compositore di musiche di scena, cantate e originali pezzi da concerto e cameristici, è soprattutto nel campo delle musiche per film che Piovani ha raggiunto l’apice di una meritatissima fama, conquistando una posizione di primato internazionale grazie alla sua ricca e facile vena melodica e alla capacità di raccontare e comunicare emozioni intense, attraverso un linguaggio musicale vibratile, diversificato e mai ripetitivo.

Al Politeama Garibaldi, lo stesso Nicola Piovani dirigerà l’Orchestra Sinfonica Siciliana nell’esecuzione di quattro tra le sue più note e toccanti colonne sonore: scelta non facile, avendo musicato finora più di 150 film, collaborando felicemente con Fellini, Bellocchio, Monicelli, i fratelli Taviani, Nanni Moretti, Giuseppe Tornatore, Roberto Benigni, per citare solo gli italiani. In ascolto, dunque, Kaos di Paolo e Vittorio Taviani; La stanza del figlio, Caro diario, La messa è finita di Nanni Moretti; La vita è bella di Roberto Benigni; La luce della luna, Ginger & Fred di Federico Fellini.
Oltre allo stesso Piovani, interprete al pianoforte, il concerto sarà eseguito con la partecipazione di Ivan Gambini alla batteria e Marina Cesari al sax e Fabrizio Corona come tenore.

Il concerto replica sabato 23 marzo alle ore 17.30. Ingressi al botteghino da €18,00 a € 40,00. Riduzioni per junior, senior, enti convenzionati e possessori di carte sconto.

Ott 262012
 

Locandina Concerto Luca Ciammarughi 28 ottobre 2012, Milano, Politeatro, ore 17,00

Imperdibile concerto di Luca Ciammarughi a Milano, Domenica 28 ottobre 2012, Politeatro, Viale Lucania, 18

ClassicaViva e il Clavicembalo Verde presentano

“da Versailles a Vienna”

Concerto del pianista Luca Ciammarughi

Politeatro – Milano, Viale Lucania, 18

Domenica 28 ottobre 2012, ore 17,00

Programma

Jean-Philippe Rameau (1683-1764):

Dalle “Nouvelles Suites de pièces de clavecin”:

Allemande

Les trois mains

Sarabande

Gavotte et variations

Les Tricotets

L’indifferente

La poule

Les sauvages

Dai “Pièces de clavecin en concerts”: La Livri (Rondeau)

Franz Schubert (1797-1828):

Impromptu op. 142 n. 1 D 935 in fa minore

Impromptu op. 142 n. 2 D 935 in la bemolle maggiore

Klavierstück D 946 n. 1 in mi bemolle minore

Biglietti: € 5

Il pianista Luca CiammarughiRiconosciuto come uno dei più interessanti interpreti di Schubert della sua generazione, Luca Ciammarughi si dedica da molti anni allo scavo di questo autore, al quale lo lega una particolare affinità. Le sue interpretazioni schubertiane hanno ricevuto l’apprezzamento di musicisti e critici come Eric Heidsieck, Riccardo Risaliti (“lirismo, bellezza di suono, intimismo e tragicità, accostati in una narrazione coerente ed emotiva.”), Antonio Ballista, Luca Segalla (“Ciammarughi riesce a essere originale e coerente in un capolavoro dove la tentazione di imitare i grandi del passato è sempre dietro l’angolo. […] Il giovane Brendel, nel 1962, era molto più neutro”), Guido Salvetti e schubertiani di vaglia come Paolo Bordoni e Paul Badura-Skoda. Proprio con Paolo Bordoni, figura fondamentale sia dal punto di vista pianistico che musicale e umano, Luca Ciammarughi ha compiuto tutto l’iter dei suoi studi al Conservatorio G. Verdi di Milano, diplomandosi con il massimo dei voti e la lode.

L’interesse per la liederistica tedesca e la Mélodie francese l’ha portato a un intenso periodo di approfondimento del rapporto fra parola e suono, svoltosi sia al Conservatorio di Milano (nella classe di musica vocale da camera di Stelia Doz, dalla quale è uscito con un diploma accademico ottenuto con lode e menzione d’onore) sia all’Académie de Nice con Dalton Baldwin, che l’ha voluto come suo assistente in numerose masterclass. Questa fase è stata coronata dal premio di miglior duo, ottenuto insieme al soprano Sakiko Abe, in uno dei pochi concorsi storici di interpretazione liederistica, quello di Conegliano, presieduto da Regina Resnik. Come liederista ha collaborato con il tenore Mirko Guadagnini, il mezzosoprano Oksana Lazareva e i soprani Barbara Vignudelli e Monika Lukacs.
Si è esibito come solista e camerista (soprattutto in duo con il gemello violinista Jacopo e con il pianista e compositore Danilo Lorenzini) per prestigiose istituzioni e sale concertistiche italiane ed europee, fra le quali: Festival dei Due Mondi di Spoleto, Mito Settembre Musica, Taormina Arte, La Verdi, Compagnia Carlo Colla & figli, Società dei Concerti di Milano, Festival Liederiadi, Festival Amfiteatrof, Piano City-Milano, SpazioTeatro89, Teatro Dal Verme, Festival Guadalquivir in Spagna, European Union Youth Orchestra, Salle Cortot di Parigi e altre ancora. Come solista con orchestra ha interpretato con la Camerata dei Laghi diretta da Andrea Rizzi i Concerti BWV 1052 di Bach e K 491 di Mozart. Ha debuttato negli Usa allo Spoleto Festival di Charleston. Nel 2012 il pianista Maurizio Baglini lo ha invitato a tenere un recital nella Sala degli Arazzi del Palazzo Reale di Pisa. L’interesse per il repertorio inesplorato lo ha portato a divulgare autori come Reynaldo Hahn, di cui ha suonato recentemente le “Berceuses” a quattro mani, durante la trasmissione “Piazza Verdi” su Radio Tre Rai.
Appassionato di barocco, da anni ha fatto della musica tastieristica di Jean-Philippe Rameau un fulcro del suo repertorio.
Dal 2010 è direttore artistico del festival “Settimana in musica” di Clusone.
Musicista inusuale, affianca all’attività concertistica la conduzione di programmi su Radio Classica (migliaia di trasmissioni dal 2007 ad oggi, dedicate al pianoforte, alla recensione di novità discografiche, alla musica nel cinema e agli interpreti storici) e sul canale televisivo “Classica” di Sky. E’ critico musicale per la storica rivista “Musica” di Zecchini Editore e per il quotidiano “Milano Finanza”. Ha recitato come protagonista nella pièce teatrale “L’ultima Sonata”, scritta insieme a Ines Angelino e dedicata alla figura di Franz Schubert.

Note sul programma del concerto

Nel programma di questo concerto, Luca Ciammarughi esplora due mondi distanti fra loro: quello della corte barocca di Versailles, all’epoca di Luigi XV, e quello del salotto romantico viennese. Protagonista della prima parte sarà la musica di Jean-Philippe Rameau, uno dei maggiori compositori francesi di sempre e autore anche di un “Trattato di Armonia” che ancora oggi è considerato come testo fondamentale per lo studio dell’armonia moderna. Rameau fu un personaggio molto particolare: da giovane fece una vita ritirata nella Francia centrale, lavorando come organista in diverse chiese e occupandosi di studi teorici, filosofici e di fisica del suono; il successo per lui arrivò dopo i sessant’anni, quando divenne compositore ufficiale alla corte del re Luigi XV. Negli ultimi anni, i parigini impazzivano per la sua musica. La sua produzione non è molto vasta, ma caratterizzata da un’assoluta perfezione e da un’espressività intensa che ritroviamo sia nelle opere liriche che nella musica da camera e per clavicembalo. I brani che ascoltiamo oggi fanno parte delle “Nuove Suites per clavicembalo”, scritte nel 1728, quando ancora Rameau non si era trasferito a Parigi. Il compositore aveva comunque già 45 anni: si tratta degli ultimi brani che scrisse per strumento a tastiera prima di concentrarsi maggiormente sulle opere.

Al tempo, naturalmente, questa musica si eseguiva sul clavicembalo, ma oggi è possibile anche suonarla al pianoforte, strumento che permette di esaltare la cantabilità e la teatralità della scrittura di Rameau, ricca di contrasti e colpi di scena. La difficoltà, nello strumento moderno, sta nell’eseguire con leggerezza e agilità gli abbellimenti e le numerose ornamentazioni che Rameau aggiunge alla linea melodica per renderla più ricca e fastosa.

I brani scelti da Luca Ciammarughi, dalle Suites in la minore e in sol maggiore, alternano tempi di danza e pezzi di carattere. Così, accanto a movimenti tradizionali dell’epoca barocca come l’Allemanda, la Sarabanda e la Gavotta, troviamo titoli curiosi e sperimentali: “Le tre mani” è un brano caratterizzato dall’incrocio virtuosistico delle mani, che rende l’illusione che il pianista abbia una mano in più; “La gallina” imita il coccodé del volatile per poi svilupparsi in modo inaspettatamente drammatico; “I selvaggi” evoca le danze di due indiani d’America che Rameau aveva visto in una fiera parigina. La fantasia del compositore è straordinaria, e molte delle sue invenzioni armoniche risultano ancora oggi attuali e addirittura futuristiche. La prima parte del concerto è chiusa da un brano di languida e amorosa espressività, “La Livri”, che trae il titolo dal cognome della dedicataria: esso è estratto dai “Pezzi in concerto”, Suites di musica da camera scritte nel 1741 e successivamente trascritte per strumento solo.

Con la seconda parte, più breve, passiamo dalla corte reale al salotto romantico: siamo a Vienna, nell’epoca della Restaurazione. Dopo il Concilio di Vienna del 1815 i governanti avevano tolto molte delle libertà di epoca napoleonica. C’era un regime di censura, e gli artisti amavano riunirsi in case private, circoli e salotti, per potersi esprimere più liberamente. Franz Schubert fu al centro di serate che i suoi amici chiamarono “Schubertiadi”, nelle quali si mangiava, si danzava, ci si divertiva e si faceva naturalmente tanta musica. Oltre a composizioni vocali venivano eseguiti anche brani pianistici: danze leggere o brevi pezzi di carattere.

I due improvvisi che ascolteremo nacquero proprio in quegli ambienti. Schubert, però, va ben oltre le mode dell’epoca e produce una musica geniale e inaudita: una musica che rispecchia da un lato la dolcezza e la spensieratezza del suo carattere, dall’altro gli aspetti tragici di una vita segnata dalla povertà, dalla malattia e dalle delusioni sentimentali e professionali. I due brani che ascolteremo furono composti nell’ultimo anno di vita del genio austriaco, che morì a soli 31 anni, solo e quasi ignorato dai suoi contemporanei. Il Klavierstuck n. 1 alterna momenti di agitazione drammatica a oasi di lirismo, mentre l’Improvviso op. 142 n. 2 è un lungo canto che si distende sublime, richiamandoci la bellezza dei paesaggi austriaci attorno a Vienna e la bellezza profonda dell’animo di Schubert.

Mag 222012
 
Carola Zosi e Stefano Ligoratti in concerto

Carola Zosi e Stefano Ligoratti in concertoIl 22 maggio 2012, alle ore 19,45, la violinista Carola Zosi si esibirà, in duo con il pianista Stefano Ligoratti, in un bel concerto a Milano.

L’appuntamento è nella Sala delle Merlate, presso il Castello Sforzesco.

Il concerto è organizzato dal Rotary Club di Milano San Babila, per il conferimento del prestigioso premio Koliqi, vinto nell’omonimo concorso di quest’anno dalla giovane violinista, sempre accompagnata dal pianista Ligoratti.

Molto impegnativo e virtuosistico il magnifico programma:

Camille SaintSaëns:
Sonata per violino e piano op.75 n. 1

Sergei Prokofiev
Violin Sonata n. 2 in D Major, Op. 94 bis

Mag 162012
 

Il Dottor Francesco MicheliPresentiamo qui il podcast della trasmissione di Radio Classica “Ultimo Grido”, andata in onda il 15 maggio 2012, dalle ore 16 alle ore 17,30, con la conduzione di Luca Ciammarughi, e la collaborazione della sottoscritta, presente in studio come ogni martedì.

Molte le notizie di attualità presentate, come di consueto, e purtroppo ancora diverse le grida di allarme recepite. Primo tra tutte, la lettera-appello che proviene dal Festival Pucciniano di Torre del Lago. E’ stato intervistato in diretta radiofonica il Maestro Leandro Carino, dell’Orchestra del Festival, che ha letto l’accorato appello delle maestranze del Festival pucciniano al Ministro Lorenzo Ornaghi, affinché intervenga contro i nuovi, recenti e pesantissimi tagli del governo effettuati nei confronti dell’edizione 2012, che si dovrebbe aprire il 20 luglio (si parla di 1.400.000 €, quindi di cifre devastanti, che mettono in sincero pericolo la possibilità di veder andare realmente in scena le opere previste). Qui il link al bel cartellone del Festival, che ha ben 82 anni di vita.

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Il commento musicale a questa incresciosa vicenda è stato da noi affidato (e come poteva essere altrimenti?) alla Madama Butterfly di Mirella Freni (Un bel dì vedremo… scelta un poco maliziosa ed evocativa) e poi alla voce di Maria Callas, Giuseppe Di Stefano, Anna Moffo, Rolando Panerai, nel finale della Bohème, in una storica edizione scaligera del 1956, diretta da Antonino Votto (disco EMI Classics – 7243 5 56295 2 4). Un’interpretazione a dir poco da brividi, che ci auguriamo vivamente non annunci anche la morte del Festival e della musica di Puccini. Perché, di questo passo, non ci vorrà molto a distruggere le nostre migliori tradizioni musicali.

A partire dal minuto 30,51, abbiamo parlato di un recento evento che ha suscitato ampio dibattito (e anche scandalo e indignazione). E’ recentemente arrivato a scadenza, infatti, il Consiglio di Amministrazione del Teatro alla Scala, e, in questo momento in cui il Teatro è già in grandi difficoltà economiche, tutti si aspettavano che uno dei membri più prestigiosi ed influenti del CDA uscente, ossia il Dottor Francesco Micheli, venisse confermato anche per il futuro, mentre purtroppo, a sorpresa, egli è stato sostituito, da parte del Ministro Lorenzo Ornaghi, con Alessandro Tuzzi, Vicedirettore Amministrativo dell’Univeristà Cattolica. E’ stato sostituito un grande esperto di musica, un grande imprenditore, finanziere e mecenate della musica, il fondatore del Festival MITO, ex-presidente del Conservatorio di Milano, con un fidato collaboratore del Ministro.

Grande il dispiacere e il disappunto di tutti: abbiamo perso un grande esperto ed amante della musica, proprio nel luogo e nel momento in cui ce n’era più bisogno. Abbiamo anche citato un articolo del pianista Nazzareno Carusi, che ha colpito di spada più che non di fioretto, inveendo letteralmente contro questa incresciosa vicenda. A rischio anche i finanziamenti da parte della Regione Lombardia e della Provincia di Milano, con commenti dei consiglieri regionali di minoranza. Qui si tratta, in conclusione, di arginare questa terribile emorragia di fondi alla cultura, che rischia di portarla veramente all’estinzione.

A commento abbiamo mandato in onda ancora una strepitosa Maria Callas, dalla Scala degli anni d’oro, in “Vissi d’arte”, dalla Tosca, ancora con Victor de Sabata.

A seguire, al minuto 44,10, abbiamo fatto ascoltare, da un disco Sony, una bella interpretazione della seconda parte della Fantasia in do maggiore op. 17, Langsam Getragen, di Robert Schumann, con il pianoforte di Martha Argherich.

Il Concerto "Eroico" di ClassicaViva

Il Concerto "Eroico" di ClassicaViva

L’ultima parte della trasmissione,a partire dal minuto 55,14, è stata poi dedicata a Beethoven e precisamente al concerto “Eroico”, progettato e organizzato da ClassicaViva in onore di questo grande compositore. Il concerto andrà in scena il 24 giugno 2012 nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, alle ore 17,30.

Il concerto è stato già presentato in questo blog e nel nostro portale, a questi link, cui rimandiamo per non appesantire questo post.

http://lnx.classicaviva.com/portale/prodotti-servizi/streaming-audio-video/
http://lnx.classicaviva.com/portale/orchestra-classicaviva/concerto-eroico/progetto-e-obiettivi-del-concerto-eroico/
http://lnx.classicaviva.com/portale/orchestra-classicaviva/concerto-eroico/comunicato-stampa-del-concerto-eroico/

Pubblichiamo qui, invece, un video che ho postato su Youtube, che contiene l’ultima parte del podcast presente in questo articolo, corredata anche da immagini. Questo video funge anche da presentazione del nostro concerto, nel sito da cui sarà posisbile seguirlo in diretta streaming il 24 giugno, ossia http://www.classicaviva.com/portale/concertoeroico/

 

[youtube width=”600″ height=”344″]http://www.youtube.com/watch?v=9tJL5NmkEgc[/youtube]

 

 

 

 

Mag 092012
 

Abbiamo, scritto, lo scorso mese, un post che riguardava il concetto di eroismo ai giorni nostri.
Continuiamo ora il discorso, concretizzandolo con una importante iniziativa di ClassicaViva, che intende valorizzare il lavoro e il coraggio, che non esitiamo a definire “eroico”, dei giovani musicisti italiani che resistono alle mille difficoltà dell’intraprendere un lavoro di musicista classico nel nostro paese, e continuano a suonare e a tentare di vivere di musica, portando alto il vessillo della loro grande professionalità e bravura. Sono i migliori messaggeri della nostra grande cultura italiana.

Il nostro concerto “Eroico” verrà quindi diffuso gratuitamente su Internet in diretta streaming ad alta qualità, per diffonderlo in tutto il mondo.

Il 24 giugno guarda il concerto in diretta streaming a questo link oppure direttamente da questa pagina, qui in basso

Progetto e obiettivi del Concerto “Eroico”

Locandina del Concerto "Eroico" di ClassicaViva - Conservatorio di Milano, 24 giugno 2012

Il 24 giugno 2012, alle ore 17,30, nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, ClassicaViva presenterà il “Concerto Eroico”,

nel corso del quale i migliori musicisti diplomati al “Verdi” eseguiranno un programma tutto beethoveniano, dedicato al periodo “eroico” del grande compositore, a sottilineare l’eroismo dei giovani musicisti che continuano a svolgere il proprio lavoro pur a prezzo di terribili difficoltà.

Orchestra “ClassicaViva”

Direttore e pianista: Stefano Ligoratti

In programma:

L. van Beethoven: Egmont – Ouverture

L. van Beethoven – Concerto n. 3 Op. 37 per Pianoforte e Orchestra

L. van Beethoven – Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore Op. 55, “Eroica”

Stefano Ligoratti dirige il Concerto "Eroico"


Classica Viva

Apr 112012
 

We are moreE’ in corso in tutta Europa una grande campagna a sostegno del budget europeo per la cultura, per i prossimi dieci anni.

Il sito di riferimento, sul quale è possibile firmare la campagna, è questo: http://www.wearemore.eu/manifesto/

Cercando documentazione su questa importantissima campagna, alla quale ovviamente ho subito aderito, mi sono imbattuta in questo bellissimo articolo di Chiara Merlo, dal sito http://www.multiversi.info a questo link, http://www.multiversi.info/news.asp?id=298, che riporto integralmente, condividendone ogni parola.

We Are More – La campagna di tutta Europa in difesa dell’Arte

di Chiara Merlo

“Cultura: l’urlo degli uomini
in faccia al loro destino”
(Albert Camus)

(30 marzo 2012) “We are more”, noi siamo molto di più. Con questo slogan si vuole dare avvio a una campagna di sensibilizzazione: l’arte si sta spegnendo, quali saranno gli investimenti dopo la crisi?

E mentre l’Europa si attiva perché ogni forma di cultura e di espressione artistica possa trovare respiro in ogni spazio urbano, come al meglio dovrà essere pensato per i prossimi decenni, per l’integrazione e le contaminazioni, per lo scambio e la prossimità, noi in Italia come ci attiveremo?

Quando respireremo aria nuova di trasformazione, culturale? Sembra ovvio e banale ribadirlo ogni volta, ma la cultura riguarda ogni aspetto della nostra vita quotidiana, riguarda proprio il cambiamento, e se vogliamo…è anche il modo di parcheggiare l’automobile per strada.

La cultura ci fa amare e conoscere l’altro nel suo aspetto migliore (e anche in quello peggiore, è la sua forza!), esalta condotte relazionali avanzate. Se offrissimo più soldi alla cultura, ci sarebbe già più voglia di futuro per tutti. La cultura è un presagio, un contagio, il pensiero del bello, il dolore del tempo che viviamo e che ci aiuta ad analizzarne le cause.

La cultura è leggere, scrivere, guardare, ascoltare, toccare, rappresentare solitudini e violenza, immaginare e sognare, analizzare, valutare, è colore in immagini, è colare noi stessi liquidi in musica, è un movimento totale verso ogni direzione possibile, è la giostra delle nostre idee, è impegno, riscatto, riabilitazione e riconciliazione, la cultura è pace, è credere nella religione dell’altro, è sviluppare incertezze comuni, è ridere e piangere, naturalmente anche di se stessi e della propria mentalità, è costume e tradizione.

Ma la Cultura è soprattutto Economia, Nuova Economia, Altra Economia. Ed è Lavoro. I meccanismi della cultura perciò sono complessi, e la cultura non dovrebbe essere rappresentata da spettacolini e teatrini; non è solo un risultato o un prodotto. La cultura non ha mercato, ma fa il mercato. È un percorso, un’intuizione, è un passaggio, e anche il mezzo per passare, è ogni nuova tecnologia, ed è materia per costruire, decostruire, ma senza cemento! La cultura è istruzione, comunicazione, specie interpersonale, perciò non solo svago, è viaggio e turismo, è cucina e paesaggio.

La cultura è il nostro passato, ciò che conserviamo, tratteniamo, archiviamo, ma è soprattutto il nostro presente, quello che siamo o ancora vorremmo essere. È l’immaginazione che ci impegniamo a coltivare nelle generazioni future, le gocce di esistenza e memoria che lasciamo sui muri dell’ostinazione. La cultura è parola e silenzio, è informare e informarsi, è un diritto e un obbligo. La cultura è l’etica dell’esistenza, è la morale dei nostri rapporti, è oltre la conoscenza, o solo l’ambizione di essere colti, è oltre l’emozione e la percezione fuori da sé, ed è perciò oltre la socializzazione e l’individualismo. È amore.

Il 29 marzo si è tenuta a Roma a partire dalle 9,30 (presso la Città dell’Altra Economia, Largo Dino Frisullo) una giornata di discussione e di riflessione sul tema dei nuovi sviluppi delle politiche culturali europee. Su quali possano essere le nuove opportunità.

Questa giornata di incontri e confronto è stata estremamente importante: questa campagna si impegna infatti a influenzare i prossimi negoziati dell’Unione Europea sul bilancio per il 2014-2020.

Ciò che WEAreMore vuole è un programma Cultura definito e coraggioso per il periodo 2014- 2020 che finanzi le avanguardie artistiche e le sperimentazioni culturali a sostegno delle nostre comuni preoccupazioni e aspirazioni europee. Un programma che sostenga cooperazioni innovative, e sperimenti nuovi modelli artistici interculturali, sociali ed economici.

Ma per nuove politiche culturali servono fondi, come per tutti coloro che fruiscono e producono la cultura di oggi e di domani. Neanche in periodi di crisi si può fare a meno di un investimento pubblico che contribuisca a sviluppare il capitale umano e il suo progresso. Certo questo investimento va ripensato, ricalibrato, rifunzionalizzato, ad evitare carrozzoni, corruzioni e profittatori: perché se tutto è cultura, non tutto può, né deve passare per essere “culturale”.

Bisogna incrementare gli aiuti e accrescere l’accesso alle arti, ma allo stesso tempo evitare “evasioni” culturali faziose. Più visioni meno evasioni. L’evento è organizzato da Arci, Eccom, Gai e Perypezye Urbane, in qualità di soci di Culture Action Europe (CAE, la piattaforma politica in difesa dell’arte e della cultura in Europa che conta attualmente più di 100 membri che insieme rappresentano oltre 50.000 tra artisti e attori culturali in tutto il territorio europeo ed oltre, in più di 14 discipline artistiche.) e sostenitori della campagna WeAreMore.

L’incontro è stato articolato in due sessioni: la prima, aperta al pubblico, ha previsto la presentazione delle attività di CAE e della campagna “WeAreMore”, e una panoramica sulle politiche europee per la cultura, con particolare riferimento al nuovo programma Cultura 2014-2020.

La seconda, articolata in tre tavoli tematici di discussione: reti culturali; imprese creative; cultura diffusa. Allora, fatti coinvolgere. (Il sito su cui puoi reperire tutte le informazioni, anche in italiano, è: http://www.wearemore.eu). E firma il manifesto!

Chiara Merlo

Apr 022012
 

concerto Mozart e Leonardo alle Grazie, MilanoLunedì 2 aprile 2012, alle ore 21,15,
Milano, Basilica di Santa Maria delle Grazie
l’Associazione musicale ArteViva presenta il concerto

Mozart e Leonardo alle Grazie

Programma:

W. A. Mozart: Davidde Penitente
per soli, doppio coro e Orchestra – Cantata KV 469, su testo attribuito a Lorenzo Da Ponte

Misericordias Domini – Offertorio KV 222

Coro Polifonico Theophilus – Orchestra da camera Arteviva

Soprano I Amy Mc Intire
Soprano II Monika Lukacs
Tenore Paolo Antognetti

Direttore: Matteo Baxiu

Ingresso a pagamento

50,00 € – 25,00 € – 18,00 € – 5,00 €

Il prezzo del biglietto intero comprende una visita guidata al Cenacolo Vinciano oppure al Codice Atlantico di Leonardo in esposizione presso la Sacrestia Monumentale del Bramante:

Botanica, intrecci e decorazioni di Leonardo

Informazioni, prenotazioni e acquisto biglietti presso Arteviva tel. 02.36.75.64.60

Clicca qui per acquistare il biglietto on-line

tutti i dettagli del concerto qui:

Mar 242012
 

Napoleone alla conquista dell'ItaliaBertold Brecht ebbe a dire: “Beati quei tempi che non hanno bisogno di eroi!”. Purtroppo non tutte le situazioni sono uguali: vi sono anche tempi che avrebbero bisogno di eroi ma non li hanno. Oppure li hanno, ma non sanno di averli.

Oggi il nostro paese avrebbe un gran bisogno di eroi. E li ha. Tanti. Non sapendo di averli.

Mi spiego. Cominciamo con il definire meglio il concetto di “eroe”. Impresa non semplice. Si passa dal concetto di eroeepico” – tipico dei tempi antichi (pensiamo ad Achille e ai tanti eroi mitologici di cui la tradizione ci ha tramandato la fama), una figura di eroe “tragico“, il cui carattere distintivo consiste nella sua strenua ed attiva opposizione ad una situazione di cui non è responsabile – alla figura dell’eroe romantico, presentato come colui che subisce un dolore, pur essendo incolpevole.

Nel famoso ritratto dipinto da Jacques Louis David, Napoleone viene mostrato a cavallo mentre con la mano alzata indica l’Italia. Il quadro si riferisce al momento in cui egli stava per passare le Alpi – e precisamente il Gran San Bernardo – al fine di intraprendere una gloriosa campagna nella penisola, e rappresenta la massima e – forse – ultima espressione della celebrazione dell’eroe.

Leonard Bernstein
dirige i Wiener Philarmoniker
in una storica esecuzione del 1970
della Sinfonia Eroica
n. 3 in E flat major (Op. 55)
di L. Van Beethoven
Video integrale

Maggiori informazioni su:
http://it.wikipedia.org/wiki/Beethoven#1802_.E2.80.93_1812:_il_periodo_detto_.22eroico.22

http://www.youtube.com/artist/Leonard_Bernstein_&_Wiener_Philharmoniker?feature=watch_metadata

La nuova figura di eroe rappresentata da Napoleone ispirò moltissimi contemporanei, tra i quali Beethoven.  Il Primo Movimento della Terza Sinfonia, detta “Eroica” – Allegro con brio – ha inizio con tre note fondamentali – l’accordo di mi bemolle maggiore – che rendono bene l’idea della concezione dell’eroismo così com’era intesa da Beethoven.
La Sinfonia, scritta tra il 1802 e il 1804, era dedicata a “Napoleone Bonaparte, Primo Console e nuovo eroe moderno”. Quando nel 1804 Napoleone si fece incoronare imperatore, Beethoven ne restò profondamente deluso e strappò la dedica alla sua Terza Sinfonia; nelle edizioni successive della stessa comparve semplicemente la dicitura: “Sinfonia Eroica, composta per festeggiare il sovvenire d’un grand’uomo”. Il termine “sovvenire” indica ovviamente una condizione passata: Napoleone era un grand’uomo, ma con la sua incoronazione tradì gli ideali repubblicani cui Beethovenaveva aderito in gioventù.

In questa Sinfonia, in particolare nel Secondo Movimento, la celeberrima Marcia Funebre, Adagio Assai, Beethoven non si abbandona al dolore, ma lo domina. Per questo il famoso musicologo Massimo Mila definì questa Sinfonia “maschia”.

Nel Risorgimento, gli eroi si sacrificavano per una causa, morivano per essa (una concezione che si è tramandata fino alla nostra Resistenza, piena di meravigliosi esempi di chi si immolava per una idea, per salvare dei compagni,  per difendere un territorio dall’invasione nazista).

E dopo? Nel XX Secolo, con la fine delle grandi guerre mondiali e il periodo di relativa pace attraversato dal nostro pianeta, l’immagine dell’eroe è parecchio cambiata, fino a proporre inconsistenti e transitori personaggi di cartapesta, inautentici, superficiali, frutto di sapienti costruzioni mediatiche (come calciatori, cantanti, attori della TV…). Si è poi passati – e meno male –  alla valorizzzione dell’immagine e della storia delle persone che con il loro impegno e statura morale hanno cambiato il corso della storia (Martin Luther King, Che Guevara, Madre Teresa, i giudici Falcone e Borsellino…), persone, guarda caso, tutte ormai passate al mondo dei più.

La crisi economica che ha aperto il XXI Secolo sta drammaticamente modificando questa percezione. Ora, per chi vive nel terzo millennio, gli eroi sono quelli che vivono la vita di tutti i giorni. L’eroe, oggi, non deve più salvare il mondo, ma tanti esseri umani, come i pompieri di New York dell’11 settembre 2001. Quelli di oggi non sono più eroi “invulnerabili”, ma “umani”, che fanno lavorare più l’intelligenza che i muscoli. Insomma, eroi non si nasce, si diventa.

Emerge prepotente anche un nuovo concetto: gli eroi, oggi, sono coloro  che mettono coraggio e intelligenza al servizio di una causa collettiva, sacrificandosi per gli altri e per un ideale. Sono eroi capaci di farci sognare che un altro mondo è possibile. Sono le persone che affrontano con coraggio la loro vita quotidiana, che non si arrendono, che combattono le piccole ingiustizie ogni qual volta vi si imbattono, che non si piegano a compromessi rispetto alle proprie idee e ai propri ideali, che non sono indifferenti alle ingiustizie e le combattono, e che non scelgono la via più facile, ma quella che per loro è la più giusta.

Sono le madri e i padri di famiglia che lavorano duramente e onestamente per mantenere la loro famiglia con la massima dignità possibile, sono i giovani che studiano moltissimo pur sapendo quanto le loro lauree potranno esser considerate carta straccia,  sono i giovani precari che tentano di trovare un lavoro e una propria dignità, pur tra difficoltà enormi ed umiliazioni spaventose. Ma non mollano. Resistono. Rimangono nel nostro paese e tentano di trasformarlo in un paese migliore.

A questi giovani eroi intendo dedicare un progetto importante, cui sto dedicando tutte le mie energie. Questo articolo è solo un piccolo inizio di un grande discorso che oso proporre al mondo, portando il mio modesto contributo, quello di chi crede che ogni pietruzza di giustizia e di opere concrete sia importante. Ne riparleremo presto.

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!