Si è cercato puccini - ClassicaViva - il blog della musica classica

Mag 162012
 

Il Dottor Francesco MicheliPresentiamo qui il podcast della trasmissione di Radio Classica “Ultimo Grido”, andata in onda il 15 maggio 2012, dalle ore 16 alle ore 17,30, con la conduzione di Luca Ciammarughi, e la collaborazione della sottoscritta, presente in studio come ogni martedì.

Molte le notizie di attualità presentate, come di consueto, e purtroppo ancora diverse le grida di allarme recepite. Primo tra tutte, la lettera-appello che proviene dal Festival Pucciniano di Torre del Lago. E’ stato intervistato in diretta radiofonica il Maestro Leandro Carino, dell’Orchestra del Festival, che ha letto l’accorato appello delle maestranze del Festival pucciniano al Ministro Lorenzo Ornaghi, affinché intervenga contro i nuovi, recenti e pesantissimi tagli del governo effettuati nei confronti dell’edizione 2012, che si dovrebbe aprire il 20 luglio (si parla di 1.400.000 €, quindi di cifre devastanti, che mettono in sincero pericolo la possibilità di veder andare realmente in scena le opere previste). Qui il link al bel cartellone del Festival, che ha ben 82 anni di vita.

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Il commento musicale a questa incresciosa vicenda è stato da noi affidato (e come poteva essere altrimenti?) alla Madama Butterfly di Mirella Freni (Un bel dì vedremo… scelta un poco maliziosa ed evocativa) e poi alla voce di Maria Callas, Giuseppe Di Stefano, Anna Moffo, Rolando Panerai, nel finale della Bohème, in una storica edizione scaligera del 1956, diretta da Antonino Votto (disco EMI Classics – 7243 5 56295 2 4). Un’interpretazione a dir poco da brividi, che ci auguriamo vivamente non annunci anche la morte del Festival e della musica di Puccini. Perché, di questo passo, non ci vorrà molto a distruggere le nostre migliori tradizioni musicali.

A partire dal minuto 30,51, abbiamo parlato di un recento evento che ha suscitato ampio dibattito (e anche scandalo e indignazione). E’ recentemente arrivato a scadenza, infatti, il Consiglio di Amministrazione del Teatro alla Scala, e, in questo momento in cui il Teatro è già in grandi difficoltà economiche, tutti si aspettavano che uno dei membri più prestigiosi ed influenti del CDA uscente, ossia il Dottor Francesco Micheli, venisse confermato anche per il futuro, mentre purtroppo, a sorpresa, egli è stato sostituito, da parte del Ministro Lorenzo Ornaghi, con Alessandro Tuzzi, Vicedirettore Amministrativo dell’Univeristà Cattolica. E’ stato sostituito un grande esperto di musica, un grande imprenditore, finanziere e mecenate della musica, il fondatore del Festival MITO, ex-presidente del Conservatorio di Milano, con un fidato collaboratore del Ministro.

Grande il dispiacere e il disappunto di tutti: abbiamo perso un grande esperto ed amante della musica, proprio nel luogo e nel momento in cui ce n’era più bisogno. Abbiamo anche citato un articolo del pianista Nazzareno Carusi, che ha colpito di spada più che non di fioretto, inveendo letteralmente contro questa incresciosa vicenda. A rischio anche i finanziamenti da parte della Regione Lombardia e della Provincia di Milano, con commenti dei consiglieri regionali di minoranza. Qui si tratta, in conclusione, di arginare questa terribile emorragia di fondi alla cultura, che rischia di portarla veramente all’estinzione.

A commento abbiamo mandato in onda ancora una strepitosa Maria Callas, dalla Scala degli anni d’oro, in “Vissi d’arte”, dalla Tosca, ancora con Victor de Sabata.

A seguire, al minuto 44,10, abbiamo fatto ascoltare, da un disco Sony, una bella interpretazione della seconda parte della Fantasia in do maggiore op. 17, Langsam Getragen, di Robert Schumann, con il pianoforte di Martha Argherich.

Il Concerto "Eroico" di ClassicaViva

Il Concerto "Eroico" di ClassicaViva

L’ultima parte della trasmissione,a partire dal minuto 55,14, è stata poi dedicata a Beethoven e precisamente al concerto “Eroico”, progettato e organizzato da ClassicaViva in onore di questo grande compositore. Il concerto andrà in scena il 24 giugno 2012 nella Sala Verdi del Conservatorio di Milano, alle ore 17,30.

Il concerto è stato già presentato in questo blog e nel nostro portale, a questi link, cui rimandiamo per non appesantire questo post.

http://lnx.classicaviva.com/portale/prodotti-servizi/streaming-audio-video/
http://lnx.classicaviva.com/portale/orchestra-classicaviva/concerto-eroico/progetto-e-obiettivi-del-concerto-eroico/
http://lnx.classicaviva.com/portale/orchestra-classicaviva/concerto-eroico/comunicato-stampa-del-concerto-eroico/

Pubblichiamo qui, invece, un video che ho postato su Youtube, che contiene l’ultima parte del podcast presente in questo articolo, corredata anche da immagini. Questo video funge anche da presentazione del nostro concerto, nel sito da cui sarà posisbile seguirlo in diretta streaming il 24 giugno, ossia http://www.classicaviva.com/portale/concertoeroico/

 

[youtube width=”600″ height=”344″]http://www.youtube.com/watch?v=9tJL5NmkEgc[/youtube]

 

 

 

 

Mar 052009
 

Alessio Boni interpreta Giacomo PucciniScusate, ma non resisto alla tentazione di commentare lo sceneggiato RAI andato in onda nei giorni scorsi, dedicato alla vita di Giacomo Puccini.

Errori e luoghi comuni: la fiction su Puccini fa infuriare i melomani” – titola un articolo del Corriere della Sera.

Va beh, si sapeva, era uno sceneggiato nazional popolare. Ma ben venga, se può avvicinare la gente alla figura di Puccini. E alla sua musica… già, la sua musica! Ma dov’era la sua musica, diamine? Confinata a poche, troppo poche scene (ineliminabili, ovviamente), sulla messa in scena di alcune sue opere… e a qualche passaggio al pianoforte, per mostrarne il travaglio creativo. E poi, orrore, a fastidioso commento di tutto lo sceneggiato,  musiche non sue, di tal Padre Frisina, che, poveraccio, ha anche tentato di fare del suo meglio, ma gli era stata affidata, davvero, una “mission impossible”!

Un compito da fare tremare le vene nei polsi: mostrare Puccini che cerca la sua Turandot, con altro commento musicale! Ma che cosa è venuto in mente agli sceneggiatori? La lezione di Visconti, ahimè, è lontana, troppo lontana.

Non è che siamo melomani incontentabili. E’ che quando si parla di musica, e della vita di un genio che compone musica (e che musica…), proprio non si può, e non è davvero immaginabile, inserire il commento musicale di un altro autore. Neanche se questo autore, to’, si chiamasse Schubert, o Beethoven. E’ proprio che – direbbe Di Pietro – che c’azzecca?

Tu vedi Puccini camminare malato per strada, arrovellarsi disperato perché non trova la musica per la sua Turandot e sa che sta per morire… e gli metti in sottofondo la musica di Frisina? Che, oltretutto, cerca di adattarsi al personaggio che deve commentare, orecchiandone e scopiazzandone spunti musicali e clima armonico? Bah.  Mi piacerebbe moltissimo chiedere ai geni che hanno fatto questa pensata cosa avevano in mente, e perché hanno fatto questa scelta. Secondo loro, quando un musicista sta componendo un’opera, e ne è ossessionato, va in giro a pensare compulsivamente il tema di un altro compositore?

Misteri RAI. Certo si è persa una magnifica occasione di ascoltare più musica di Puccini. E anche di evitare alcuni errori storici (come la falsa storia con Doria), che da poco è stata completamente rivista e corretta dal regista Paolo Benvenuti (ricordate i nostri post sul suo bel film “La fanciulla del lago?”). Benvenuti parla apertamente e duramente di “ignoranza e disprezzo del pubblico”.

E poi, poveri Illica e Giacosa, ridotti a macchiette. Per non parlare di Toscanini, che sembrava imbalsamato. Una roba da museo delle cere…

Unica nota positiva: a me il protagonista è piaciuto: Alessio Boni ha dato verità al suo personaggio, spessore umano, tenerezza, passione e slancio. Pur ingabbiato in una sceneggiatura infarcita di luoghi comuni e flash back (aiuto, non ne possiamo più dei flash back!)  questo attore bello, affascinante e davvero bravissimo è riuscito a commuovere, a essere ironico, irresistibilmente simpatico e seduttivo, a incarnarsi quasi nel grande Giacomo, al quale è riuscito anche a somigliare molto, e a far quasi dimenticare, a tratti, tutto il resto. Persino la musica di Frisina… E scusate se è poco. Bravo. Ricorderemo, almeno, il suo eroico tentativo di salvare lo sceneggiato.

Lug 112008
 

Ecco ora qualche approfondimento su una storia che chiameremo della “Fanciulla del lago”, in cui ritroviamo immagini che vi ho proposto nel video del penultimo post. Dunque, abbiamo visto un video inedito, sulla vita privata di Puccini, girato nel 1915, e rinvenuto dal regista Paolo Benvenuti durante le sue ricerche per il film “La fanciulla del lago”.

Vediamo subito un altro video molto interessante, in cui il regista stesso ci spiega diverse cose sconvolgenti,  che sono state finalmente rivelate: riguardano lo scandalo che travolse la vita della giovane Doria, cameriera in casa Puccini, che si suicidò in seguito a pettegolezzi che la accusavano di essere stata l’amante del Maestro (anzi, in seguito alle dirette accuse della gelosissima Signora Elvira, sua moglie). Sembra quasi un romanzo d’appendice di quei tempi, se non fosse per l’innegabile valore storico, che scagiona completamente la povera Doria, completamente innocente, e ha addirittura portato alla scoperta di un figlio segreto di Puccini, Antonio, figlio della sua vera amante, Giulia Manfredi, una cugina di Doria.

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Alcune immagini sono le stesse che vi ho già presentato nel post precedente, ma l’interessante di questo video sta nell’intervista rilasciata dal regista Benvenuti, che ci racconta con grande precisione ed immediatezza i fatti, che faranno riscrivere i libri di storia della musica. Potete vedere anche chi sarà l’attore scelto per interpretare il film…
E il film, direte? Suspence… questo è un altro romanzo… ve lo racconterò in un prossimo appuntamento. Non perdetelo.

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Lug 102008
 

Giacomo Puccini al pianoforteCari amici, è venuto recentemente alla luce un eccezionale documento storico: si tratta di un video, inedito, con scene della vita privata di Puccini, girato nel 1915, che ci viene presentato, con emozionante immediatezza, al pianoforte, nella sua villa di Torre del Lago, e ancora nel suo giardino, nel suo studio, mentre compone, mentre parla con i suoi collaboratori e mentre va a caccia, in barca sul lago…  Ecco subito qui il link al video su Youtube (l’autore ne ha disattivato l’incorporamento…):

http://it.youtube.com/watch?v=BEHdTbdke2A

Dobbiamo il ritrovamento all’attività di ricerca svolta dal regista Paolo Benvenuti durante la ricerca storica compiuta per la realizzazione del film “La fanciulla del lago”.
Ma questa è un’altra storia, così lunga ed avvincente che merita un paio di altri post… A presto!

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Lug 082008
 

Il logo del comitato per il 150 anniversario della nascita di PucciniL’11 luglio 2008 andrà in scena la Turandot, per il Festival Puccini di Torre del Lago: una ghiotta occasione per tutti gli amanti della musica, e della musica di Puccini in particolare.

Si tratta del 54° Festival Puccini, che sarà caratterizzato anche da uno degli eventi culturali più importanti degli ultimi anni: l’inaugurazione del nuovo gran Teatro, intorno al quale si svilupperà un parco culturale, dove si celebrerà Giacomo Puccini, la sua musica, la sua storia e la sua arte, sulle rive del lago di Massaciuccoli a Lui così caro.

Ricordiamo che nel 2008 ricorre il 150 anniversario della nascita del Maestro (Lucca, 22 dicembre 1858), e che questa, che si svolge nel luogo dove egli scelse di vivere, è la manifestazione più importante di tutto l’anno.

Il cartellone si aprirà con una nuova produzione di Turandot (11, 19, 25 luglio e 23 agosto), con la regia di Maurizio Scaparro, uno dei più conosciuti registi del panorama internazionale, scene di Ezio Frigerio (eccezionale esponente della cultura a livello mondiale), e costumi di Franca Squarciapino, premio Oscar nel 1991 con «Cyrano De Bergerac».

Il festival Puccini presenterà poi una nuova produzione di Edgar (9, 16 agosto), per la regia di Vivien A. Hewitt, con le scene del designer Roger Dean.

Saranno ripresi sia il fortunato allestimento di Tosca (12,18, 27 luglio 8,22 agosto), per la regia di Mario Corradi con scene e costumi realizzati da Igor Mitoraj (anno 2006),

e la produzione di Madama Butterfly (20, 26 luglio; 2,17 agosto), regia di Stefano Vizioli, scene e costumi di Ugo Nespolo (2007).

Per ogni ulteriore informazione, rimandiamo al bel sito http://www.puccini2008.it/index.php , curato dal Comitato Nazionale per le Celebrazioni Pucciniane 2004-2008, nato per decreto del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, e con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Date un’occhiata anche al loro sito: http://www.comitatopuccini.it/. Che dire? Meno male che ogni tanto nel nostro paese ci ricordiamo della nostra vera ricchezza: la nostra cultura, la nostra storia, i nostri geniali connazionali che tutto il mondo ci invidia…

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Mar 092017
 

Lirica allo Spazio Teatro 89 di Milano:
mercoledì 22 e giovedì 23 marzo
in scena

“Madama Butterfly”

 

MILANO – Il secondo appuntamento della stagione di lirica dello Spazio Teatro 89 di Milano, curata dall’Associazione VoceAllOpera, è in programma mercoledì 22 e giovedì 23 marzo, quando nell’auditorium di via Fratelli Zoia 89 andrà in scena “Madama Butterfly”, l’opera più travagliata di Giacomo Puccini (ore 20; ingresso 18-20 euro).

Per questo allestimento, Gianmaria Aliverta, direttore artistico e regista di VoceAllOpera, cederà il testimone a Yamala-Das Irmici. Seppure al suo debutto come regista, Irmici non è certo uno sprovveduto: da anni, infatti, lavora come assistente alla regia presso la Fondazione Arena di Verona. La sua idea di regia si rispecchia nei canoni di VoceAllOpera (attenzione maniacale all’aspetto attoriale dei cantanti, capacità di parlare un linguaggio a tutti comprensibile, valorizzazione dei giovani artisti) e, anche in occasione del dramma pucciniano, l’azione scenica si svilupperà a stretto contatto con il pubblico. Lo spettacolo si svolgerà, infatti, direttamente nella platea dello Spazio Teatro 89 e i cantanti si esibiranno in mezzo agli spettatori. A dirigere l’ensemble di VoceAllOpera ci sarà Damiano Cerutti, fine musicista e vero uomo di teatro, che darà una lettura accurata delle parte musicale. Cantante, pianista e direttore d’orchestra, Cerutti offre un vero supporto sia sul versante vocale sia su quello musicale, non limitandosi ad una lettura della partitura ma spendendosi in una vera e propria ricerca drammaturgica, unione perfetta tra parola e musica.

Il cast, come di consueto scelto tramite audizioni, è composto dal soprano Yim Kyoung (che impersonerà Cio Cio San),

dal tenore Davide La Verde (nei panni di Pinkerton),

Carlotta Vichi (Suzuki),

Luca Simonetti (Sharpless),

Riccardo Benlodi (Goro),

Luca Vianello (lo zio Bonzo),

Francesco Ambruoso (Il principe Yamadori),

Gabriele Faccialà (Il commissario imperiale),

Mattia Rossi (L’ufficiale del registro),

Eleonora Boaretto (Kate Pinkerton)

Antonio Travaglini (Dolore).

Le scene e i costumi sono di Francesco Bondì.

 

 

 

Infine, per continuare a portare “tutti all’opera e l’opera a tutti” il coro di VoceAllOpera (diretto da Cerutti) e la Corale Polifonica Sforzesca (diretta da Fabio Moretti) si uniranno per formare un unico gruppo. Tutto ciò è stato possibile grazie alla piattaforma Koral (sviluppata da alcuni coristi di VoceAllOpera), che permette a tutti di imparare le parti corali in poco tempo.

 

 

SPAZIO TEATRO 89

Indirizzo: via Fratelli Zoia 89, Milano, tel: 0240914901.
Mail: info@spazioteatro89.org; www.spazioteatro89.org
Biglietti: intero 20 euro; ridotto 18 euro.

 

Stagione lirica VoceAllOpera – Il calendario della rassegna

 

Mercoledì 15-Giovedì 16 febbraio:

Il barbiere di Siviglia di Giovanni Paisiello.

Regia: Gianmaria Aliverta.
Direttore d’orchestra: Ferdinando Sulla.

 

Mercoledì 22-Giovedì 23 marzo:

Madama Butterfly di Giacomo Puccini.

Regia: Yamala-Das Irmici
Direttore d’orchestra: Damiano Cerutti

 

 

 

 

 

Lunedì 3 aprile – Concerto di Belcanto

Accademia VoceAllOpera. Masterclass di Chris Merritt.

Ingresso libero.

 

Maggio/Giugno (presso Mare culturale urbano):

L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi.

Regia: Gianmaria Aliverta.

 

Spazio Teatro 89 – Ufficio stampa

Per Info: Andrea Conta cell 347-1655323;
ufficiostampa@spazioteatro89.org
andrea.conta1968@libero.it

 

Feb 262017
 

 

Non avrei mai immaginato che Franz Schubert finisse in una pubblicità di McDonald’s. Ci ha pensato McDonald’s Germany, con uno spot in cui il panino al pesce fritto noto come filet-o-fish viene illustrato musicalmente da un Lied di Schubert, Die Forelle (“la trota”), cantato – male – da un coretto di giovani. Voilà:

Superato lo choc iniziale, lo spot può essere un buon punto di partenza per una serie di riflessioni. Ma perché uno ‘choc’, si chiederà chi non conosce il Lied schubertiano? Innanzitutto perché le note di Schubert vengono modificate (00’20); poi perché Die Forelle non è da cantarsi in coro -ma su questo si può sorvolare; e poi soprattutto perché alcune voci sono abbastanza stonate. Per un vero appassionato di musica, o ancor più per un musicista, il malumore è epidermico. Ma ancora più fastidioso, in una pubblicità che vorrebbe evidentemente lanciare un messaggio multietnico, è notare che le voci stonicchianti (che non corrispondono al labiale) sono associate ai ‘neri’, mentre i ‘bianchi’ cantano il loro Lied con molto più agio. La domanda è una sola: perché?

Tuttavia, qualcuno potrebbe dire: ma insomma, non formalizziamoci troppo. In fondo, che in uno spot di McDonald’s ci sia Schubert -seppur piuttosto storpiato- non è un brutto segnale. In Italia, certo, non sarebbe successo. Ma siamo proprio sicuri che in Germania Die Forelle faccia ancora parte di una cultura condivisa? Non ne sarei così sicuro.  E trovo comunque questa pubblicità alquanto ridicola. Certo, si dirà: in Italia avremmo messo Fedez. Meglio uno Schubert ridicolizzato (l’occhietto fisso della trota stramazzata grida vendetta perfino se non sei animalista) o un Fedez ben fatto?

Eppur qualcosa si muove, anche in Italia. I dati degli ultimi anni ci parlano di un pubblico di giovani in netta crescita, per la musica classica e soprattutto l’opera, anche grazie alle tante iniziative under30. Non credo siano dati del tutto illusori. Se una decina di anni fa dicevi “sono un pianista”, i tuoi coetanei ti guardavano spesso come un alieno, uno che vive in una realtà parallela. A me sembra invece che oggi la musica classica sia tornata, almeno un po’, di moda. Lo so, sembra brutto detto così. E so anche che molti associano alla classica un certo glamour pensando ai Teatri lirici, al mondo dell’opera, al fascino puramente esteriore di una certa eleganza che una persona ben vestita al pianoforte  può comunicare. Classico fa chic, anche se poi magari non sai distinguere Bach da Wagner. Eppure, capita anche di approcciarsi a qualcosa perché ‘fa figo’, per poi scoprire che invece quella cosa ti piace davvero, o addirittura non ne puoi fare a meno. Ho conosciuto giovani digiuni di musica classica a cui ho fatto ascoltare Schubert per la prima volta, e mi sono sentito dire: «Come ho fatto, finora, a vivere senza?». .

Credo che gli operatori del mondo della musica classica, che siano musicisti, discografici, editori, divulgatori o giornalisti, abbiano oggi la grande responsabilità di indirizzare questo trend positivo verso la creazione di passioni reali. Lo so, bisogna vendere. O, più spesso, sopravvivere. E so anche che qualcuno mi dirà che l’uscita della ‘musica classica’ dalle catacombe è anche legata a progetti crossover o a fenomeni (magari effimeri) che hanno tolto un po’ di pesante sacralità. C’è sempre meno l’idea di un Sacro Tempio dei Privilegiati da cui tenere fuori quella parte del pubblico (o meglio, del non-pubblico) abituata a dire «io sono troppo ignorante per la musica classica». Non la conosco, ergo non posso ascoltarla. Non la capisco perché non so come funziona.

Ora che qualcosa sembra essersi mosso, però, credo che non sia il caso di continuare a trattare il pubblico come se fosse deficiente. Soprattutto i giovani, che sono i più reattivi emozionalmente. E che oggi hanno hanno molte più possibilità di appassionarsi alla classica o all’opera, anche senza prima aver fatto solfeggio. O forse proprio perché non fanno più solfeggio nel modo orrido in cui spesso veniva fatto.

Un auspicio: che questo ruggente ritorno della classica, semmai sia reale, non si trasformi in un pretesto per trasformarla in ciò che non è, snaturandola. Se Bach, Wagner, Ravel, Puccini e moltissimi altri compositori sono sopravvissuti al tempo è perché ci innalzano, ci esaltano, ci comunicano emozioni indicibili -senza che a questa elevazione dobbiamo per forza dare connotati morali o di superiorità spirituale. Anzi, essendo coscienti che essa avviene sempre all’interno dell’uomo: che non è una potenzialità aliena o di chissà quale corpo astrale, ma che è del tutto umana.

Luca Ciammarughi

 

Dic 082016
 

Ero in Teatro per l’attesa Madama Butterfly che ha aperto la stagione scaligera 2016-2017, proposta nella prima versione originale, del 17 febbraio 1904. Una Prima preceduta da dibattiti accesi sul fatto che fosse cosa buona (o, al contrario, aberrazione) proporre per il tradizionale appuntamento di Sant’Ambroeus una versione che Puccini modificò. Ma, come ci ricorda Kundera in uno dei suoi libri più significativi, non sempre tradire un testamento è una perversione gratuita. Se consideriamo imperfetta la Ur-Butterfly, non è forse anche perché ci siamo abituati a quella definitiva? E inoltre, le modifiche di Puccini furono tutte motivate da profonde convinzioni interiori, o anche da pressioni o fattori di circostanza? Studiosi doc di Puccini risponderanno con cognizione di causa a queste domande, ma credo che solo un’intervista con il compositore stesso, sotto forma di seduta spiritica, potrebbe chiarirci definitivamente le idee. Un fatto è certo: in questa prima versione, soprattutto nel primo Atto, il tenente americano Pinkerton riserva parole assai più razziste ai giapponesi, chiamandoli “musi” (vengono in mente i “musi gialli” della guerra del Vietnam). Sorge fin da subito una domanda: Puccini e i librettisti attuarono davvero una forma di denuncia dell’iniquo spirito di colonizzazione impersonato da Pinkerton? Gli elementi razzisti furono tolti perché rendevano troppo antipatico il personaggio o come forma di autocensura? Non è facile rispondere, ma è certo che la prima versione ci mette di fronte alla crudezza schietta con cui l’americano medio (Pinkerton appunto) affrontava un popolo sconosciuto. Fin dalla conferenza stampa, nei giorni precedenti la Prima, qualcuno non ha potuto fare a meno di riferirsi all’attualità: Carlos Álvarez, interprete di Sharpless, ha ironicamente affermato di “non essere molto contento di impersonare un console americano, dopo le recenti elezioni”. E, in effetti, alcuni tratti di Pinkerton, a partire da una certa xenofobia, potrebbero proprio richiamare il neoeletto Trump. Ma è anche vero che, soprattutto in questa prima versione, la duplicità del tenente americano, personaggio tutt’altro che univoco, viene accentuata: da un lato c’è la sicumera yankee, dall’altro la fragilità di chi, pur non volendolo ammettere, si infatua davvero della quindicenne Cio-Cio-San. Il colpo di fulmine è evidente e porta Pinkerton a intenerimenti che non ci aspetteremmo da un uomo tutto d’un pezzo (si pensi all’estatico duetto d’amore che chiude il primo atto, più esteso nella prima versione). Il tenente mostra una sorta di bipolarità, non meno patologica rispetto al masochismo di Butterfly: perciò, ho trovato insoddisfacente l’interpretazione di Bryan Hymel, che ha appiattito i conflitti interiori e le nevrosi del personaggio. Poco crudele nei momenti di cinismo, poco estatico in quelli di abbandono sentimentale. Chailly ha scelto un Pinkerton belcantista, liricheggiante, che però si è rivelato inadeguato soprattutto nel canto di conversazione, a causa di una dizione zoppicante (un poco imbarazzante, all’inizio, il confronto con l’ottimo Goro di Carlo Bosi). Molto più convincente è stata Maria José Siri nella parte di Butterfly: apparentemente priva del physique du rôle (ma quanto è difficile trovare una Cio-Cio-San che abbia davvero la fragilità di una quindicenne?), Siri ha saputo tratteggiare l’evoluzione psicologica del personaggio. Decisamente meno a suo agio nel primo atto, il soprano uruguayano ha convinto sempre più nel corso dello spettacolo. Se inizialmente ci saremmo aspettati una Butterfly più dolce ed eterea, sublimemente indifesa, Siri ha reso poi perfettamente l’idea della rapida  trasformazione della geisha-bambina in una madre sofferente ma anche in fondo sicura di sé. Folle ma a suo modo forte. Dopo l’applauso a scena aperta di Un bel dì vedremo, Siri è andata nettamente in crescendo, fino a emozionare nel rito del suicidio, in cui veniva restituita con intensità l’idea di una grandezza d’animo forgiatasi nel dolore. Il personaggio ha trovato una spalla perfetta in Suzuki, coscienza infelice dell’incosciente Butterfly: inquietante, quasi espressionista nell’interpretazione magistrale di Annalisa Stroppa. Álvarez ha convinto pienamente in Sharpless, nonostante la tendenza a rendere fin troppo scuri i suoni.

Riccardo Chailly svolge da decenni un lavoro di approfondimento su Puccini che non ha oggi paragoni. Come per la Turandot del 2015, il lavoro di concertazione e di cura dell’assieme, nonché degli equilibri timbrici e dinamici, è stato straordinario. Curando ogni fraseggio, facendo respirare ogni singola frase con forcelle dinamico-agogiche raffinatissime, Chailly si è potuto permettere anche di dilatare un poco i tempi senza far cadere la tensione espressiva. L’orchestra ha risposto magistralmente. Certo, la sua direzione è talmente calcolata da correre il rischio di apparire svuotata del pathos dell’istante: ma, pensando a Diderot (Paradoxe sur le comédien), Chailly è il tipo di musicista-artigiano che rimane lucido dall’inizio alla fine. È il pubblico a doversi emozionare. Così è stato? Nel primo atto, confesso che avrei voluto più contrasti espressivi, meno ammorbidimenti (sopratttutto per questa prima versione, più cruda) e un po’ più di impulsività. Ma progressivamente, entrati nell’ottica “al calor bianco” del direttore milanese, si è compreso come Chailly pensasse la musica attraverso l’interiorità di Butterfly. Solo in due o tre momenti cruciali questo mondo ovattato e ritualizzato esplode. E perciò, si è arrivati al finale con una tensione soggiacente molto forte, che mi ha provocato più di un brivido. Probabilmente, nelle parti più dichiaratamente sentimentali (pensiamo ai soli di violino nei momenti di estasi amorosa), si potrebbe osare di più: dato che si è ripristinata la versione del 1904, perché non ripristinare altre prassi, come quella dei portamenti? Troppo stucchevole? Non credo: è ciò che ad esempio ha fatto Krystian Zimerman con la Polish Orchestra nei Concerti di Chopin. Anche questa è una forma di filologia. A mio avviso occorrerebbe oggi non dare per scontata una certa asciuttezza modernistica affermatasi nella seconda metà del Novecento, e recuperare alcuni modi esecutivi troppo a lungo liquidati come zuccherosi o sentimentali. In fondo, Puccini spesso sentimentale lo è davvero.

Alvis Hermanis ha optato per una regia con pochi rischi: ne è uscito uno spettacolo esteticamente seducente (fino al rischio dell’estetizzazione), ma ben poco coraggioso. Ispirandosi al teatro del Kabuki e alla pittura classica giapponese, Hermanis è rimasto decisamente nel solco della tradizione, accontentando i melomani insofferenti al Regie Theater. Certo è che, in questo modo, si evitava a priori qualsiasi forma di contestazione. Detto ciò, il lavoro di artigianato fatto su scene, costumi e drammaturgia è stato degno di una Prima in grande stile.

A margine, ma non troppo, va detto che ormai le contestazioni, più che in Loggione, viaggiano sul web. Gli italiani, da arbitri, politologi, esperti di tutto e di più, per un giorno si sono trasformati in esperti d’opera. Da un lato, è positivo: meglio il fervore che l’indifferenza. Dall’altro, l’ondata di commenti critici e polemici confermava come il web ci faccia cadere in preda a un’isteria collettiva. Tema del giorno, la Prima della Scala: scateniamoci. Domani passeremo a qualcos’altro e magari poi staremo un anno senza ascoltare un’opera. L’importante è stare sul pezzo e dire qualcosa: possibilmente, di feroce. Fra gli aspetti più contestati, il fatto che la RAI alla fine abbia tagliato gli applausi (quattordici minuti) prima del trionfo di Chailly.  Ci sono poi le critiche sulla qualità audio: un problema del quale la RAI, in effetti, non sembra riuscire a venire a capo. Le critiche sulle voci, invece, si basano soprattutto sul confronto con un passato certo ingombrante, quello delle Callas, delle Scotto, delle Freni. Non un buon motivo per fare a pezzi chi ha dimostrato comunque di avere gli attributi per salire sul palcoscenico il 7 dicembre, di fronte a una platea (innanzitutto televisiva) pronta a spaccare il capello in quattro. Criticare è una cosa, distruggere è un altro. C’è in questo paese, o forse nel mondo in genere, un inquietante malanimo. La frustrazione ha sempre albergato nell’animo umano, ma il web la amplifica a dismisura. E allora “l’opera è morta”, “la democrazia è morta”, “siamo alla fine dei tempi” e via dicendo. Certo è che non si migliora il mondo riversando cattiverie e slogan trancianti da una tastiera.

Luca Ciammarughi

 

Dic 062016
 

“Teatro alla Scala. Il Tempio delle Meraviglie” è il film evento dedicato a uno dei templi più esclusivi della musica e dello spettacolo mondiale, un luogo dove l’arte si costruisce, si rappresenta, si vive.
Il film, che andra’ in onda su Rai3, mercoledì 7 dicembre alle 15.15, in occasione della  Prima della Scala, racconta la storia del Teatro che più di ogni altro ha catturato e legato a sé indissolubilmente i più grandi nomi della scena musicale di tutti i tempi. Giuseppe Verdi, Giacomo Puccini, Arturo Toscanini, Maria Callas, Luchino Visconti hanno fondato il mito di un luogo, animato in anni più recenti da artisti come Claudio Abbado e Riccardo Muti, che ancora oggi suscita un senso di sacralità: nel film ce lo raccontano tra gli altri i direttori d’orchestra Daniel Barenboim e Riccardo Chailly, i cantanti Mirella Freni e Plácido Domingo, i ballerini Carla Fracci e Roberto Bolle oltre ai Sovrintendenti Pereira, Lissner e Fontana.
Inaugurato nel 1778, il Teatro alla Scala di Milano è il luogo dove è nata la tradizione della grande opera italiana. Le emozioni assorbite dalle tende di velluto, dal legno del palcoscenico, dalle poltrone in platea sono vive ancora oggi e riemergono ogni notte, nel momento stesso in cui le luci si abbassano, il pubblico ammutolisce e inizia lo spettacolo. Così le videocamere, accompagnate dalla voce narrante di Sandro Lombardi, percorrono i corridoi e ci fanno respirare 237 anni di storia: una delizia per lo spettatore in un maestoso susseguirsi di scoperte e rivelazioni. 
“Immediatamente è stato chiaro che se avessimo voluto carpire i segreti di quasi 250 anni di storia del Teatro alla Scala di Milano – spiegano gli autori Luca Lucini e Silvia Corbetta – avremmo dovuto narrare ciò che la Scala è: una fabbrica di emozioni e un luogo unico al mondo, dove si concentrano passione, sacrificio, talento e dedizione. Abbiamo abbandonato la rigidità del racconto prettamente cronologico e ci siamo lasciati trasportare dalle rapide di un fiume fatto di luci, musiche, immagini, silenzi”.
15337473_1748590788798511_1835249950051050674_n“Teatro alla Scala. Il Tempio delle Meraviglie” vede anche la fotografia di Luca Bigazzi e la partecipazione straordinaria di
 Bebo Storti nel ruolo di Domenico Barbaja,
 Francesca Inaudi nel ruolo di Marietta Ricordi,
 Filippo Nigro nel ruolo di Bartolomeo Merelli,
 Giuseppe Cederna nel ruolo dell’Ingegnere Giuseppe Colombo, Andrea Bosca nel ruolo del concierge del Grand Hotel et de Milan, Gigio Alberti nel ruolo di Luigi Illica e Pia Engleberth nel ruolo di Biki.
Tra le location d’eccellenza che compaiono nel film anche il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia con la centrale termoelettrica Regina Margherita, che fa da sfondo alla ricostruzione di una scena in cui l’ingegner Colombo “attiva” la luce elettrica alla Scala.
“Teatro alla Scala. Il Tempio delle Meraviglie”,  è prodotto da RAI Com, Skira Classica, Arté France e Camera Lucida Production,  in associazione con Intesa Sanpaolo S.p.A. ai sensi delle norme sul Tax Credit e con il contributo di Edison, Pirelli e Centre National du Cinema et de l’image Animée.

Set 092016
 

Classica HD e Corriere della Sera presentano:

L’OPERA DAI GRANDI TEATRI DEL MONDO
collana editoriale in 25 uscite (DVD + libretto)
1a uscita “AIDA” dal Teatro alla Scala di Milano
in edicola da martedì 6 settembre

la collana «L’opera dai grandi teatri del mondo» — in edicola dal 6 settembre con il Corriere della Sera, un dvd a settimana per 25 settimane — intende essere una fotografia fedele ed esaustiva, che sappia riflettere l’amplissima gamma di sfaccettature che contraddistinguono non solo le interpretazioni musicali e sceniche dell’ultimo decennio ma anche i luoghi in cui sono prodotte e allestite.

Ogni produzione sarà accompagnata da libretti illustrati inediti, da una scheda critica dell’opera e una recensione dell’allestimento, con testi a cura di Enrico Girardi, critico musicale per il Corriere della Sera, Eleonora Giulia Bianchi e Hanna Luisa Carvalho Schnell. Dal Teatro alla Scala di Milano alla Bayerische Staatsoper di Monaco, dalla Royal Opera House di Londra al Metropolitan Opera di New York, passando per i Festival  di Glyndebourne e Bregenz.

Il primo numero con l’Aida di Giuseppe Verdi, diretta da Zubin Mehta al Teatro alla Scala, è in edicola con il Corriere della Sera da martedì 6 settembre al prezzo di €10.90 escluso il costo del quotidiano.
Seguiranno il 13 settembre Madame Butterfly diretta da Patrick Summers al Metropolitan Opera di New York e il 20 settembre Carmen diretta da Henrik Nanasi all’Arena di Verona.

Dalle sedi prestigiose di New York, Londra, Parigi, si approderà anche in teatri dalle peculiarità singolari come il Regio di Parma e l’Arena di Verona, lo Sferisterio di Macerata e il palcoscenico galleggiante di Bregenz. Non verranno lasciate da parte le sedi di festival blasonati come Aix en Provence, Baden-Baden o Glyndebourne.

I direttori d’orchestra che si susseguiranno nella collana, sono tra i più rinomati di oggi: Mehta a Temirkanov, da Barenboim a Muti, da Chailly a Salonen, Chung e Pappano, come Gatti, Jurowski, Luisi, Welser-Möst, Nagano, Carignani, Luisotti, De Billy, Bolton.

Tra i cantanti, le migliori voci dell’ultimo decennio, i massimi esponenti dell’ultima generazione: Anita Rachvelishvili, Juan Diego Flórez Duca di Mantova, Amneris nell’Aida che apre la collana.

Di seguito tutti i numeri elencati in ordine di uscita.

Un viaggio intorno al mondo alla scoperta delle opere di Verdi, Puccini, Mozart, Wagner, Bellini, Donizetti e Prokof’ev.

I volumi della collana “L’opera dai grandi teatri del mondo” sono in vendita con il Corriere della Sera al costo di 10,90 euro più il prezzo del qoutidiano.

 

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