Ott 252016
 

L’edizione de Appunti e riflessioni di Aleksandr Skrjabin, edita nel 1992 da Studio Tesi, è da tempo introvabile in Italia. Questa comprende scritti e poesie del grande musicista russo, dal 1900 in poi. L’edizione è intelligentemente strutturata, poiché per ogni “foglietto” skrjabiniano vi è associata l’opera musicale – o le opere – ad esso contemporanee. Questi appunti che, come ci confessa la figlia (curatrice dell’edizione russa) erano riservati solo all’autore stesso, sono uno scorcio nel suo afflato che altrimenti sarebbe troppo facile da classificare. Un decadente? Un rigurgito di Chopin (Busoni)? Niente di tutto ciò.

Prenderò le parole più mirabili, tra questi fogli,  proprio perché in nessun compositore come in Skrjabin – o forse solo in Wagner, da cui il nostro prende moltissimo –  la visione musicale è così strettamente legata alle parole, alla descrizione del creato e delle forze moventi il cosmo.

Quaderno II (1904-1905)

<<Io inizio la mia storia, la storia del mondo, la storia dell’universo. Io sono, e nulla al di fuori di me. Io non sono nulla, io sono tutto, io sono l’unico e in lui la molteplicità uniforme. Io voglio vivere. Io sono il fremito della vita, il desiderio, sono il sogno. O mio universo radioso, mio gioco, mia espansione (mia scomparsa), flusso capriccioso di sentimenti sconosciuti. Ancora, sempre ancora, in tutt’altro, del nuovo, più forte, più tenero, nuove delizie, nuove torture, nuovo gioco. Finché sarò scomparso, finché non mi sarò consumato. Io sono incendio, io sono il caos.

                                               […]

O vita, o slancio creatore,

volere che tutto crei.

Tu sei tutto. Sei la beatitudine del dolore (sofferenza), come sei la beatitudine della gioria e io vi amo ugualmente. Tu sei l’oceano delle passioni, ora tumultuoso, ora calmo. Amo i tuoi gemiti, amo la tua gioia (è solo la disperazione che non amo). Io sono libero. Io non sono nulla. Io voglio vivere!

Voglio il nuovo, l’inesplorato. Voglio creare liberamente. Voglio creare coscientemente. Voglio essere all’apice. Voglio incantare con la mia creazione, con la mia meravigliosa bellezza. Voglio essere la luce più brillante, il più grande (unico) sole, voglio rischiarare (l’universo) con la mia luce, voglio assorbire ogni cosa, includere (tutto) nella mia individualità. Voglio dare (al mondo) la voluttà, voglio possedere (il mondo come una donna). Ho bisogno del mondo. Sono interamente i sentimenti che vivo, e con questi sentimenti creo il mondo, creo te, passato infinito, crescita della mia coscienza, ricerca di me stesso, e futuro infinito, acquietamento in me, tristezza e gioia per me stesso. E come muta il mio sentimento cangiante come un sogno, come un capriccio, così tutto muta, il passato e l’avvenire. – Voi non siete, esiste solo il gioco della mia fantasia, libera e unica, che Vi ha creato e Vi osserva. Per ogni curva della mia fantasia c’è bisogno di un altro apssato, come di un altro avvenire. Voi giocate e mutate come gioca e muta il mio desiderio, il mio sogno libero e unico. Io non sono nulla, sono soltanto ciò che voglio. Io sono Dio. L’universo è il mio gioco, il gioco dei raggi del mio sogno.

                                                                     […]

Voi mi siete necessarie, ombre profonde del passato. Per la mia infinita elevatezza, ho bisogno dello sviluppo infinito, l’infinito accrescimento del passato. Per la mia beatitudine bisogna che il mondo sia gravato di sofferenza. Io dovevo svegliarmi per un’infinità di secoli per potermi svegliare così. Bisognava conoscere in passato la ferocia e la volgarità per vivere ora con una tale raffinatezza. Avevo bisogno della lotta nel passato

                                                                     […]

Attraverso la sensazione che provo ogni minuto, io governo l’universo.

                                                                     […]

Un Dio che ha bisogno di adorazione non è Dio.

                                                                      […]

Ascolta!

La mia gioia è così grande che miriadi di universi potrebbero inghiottirla, senza turbarne la superficie. Mio universo, saziati della mia libertà e della mia beatitudine. Prendi e non temere. Non sono una Divinità terribile, ma solo amante. Non adorarmi, ma prendi solamente. Strappo dal tuo cuore doloroso la paura delle pene eterne. Ti tolgo il giogo del dubbio e del dovere e ti reco la piena espansione. Tu sei libero e, se ne sei capace, sei libero come me. Se osi ciò, sii uguale a me. Sei la possibilità di tutto ciò che vuoi e la tua attività è realizzazione. Nel tuo cuore non ci sarà pi né male né invidia. Al posto della voluttà di un attimo di peccato e dell’orrore delle sofferenze eterne, ti dono l’eterna felicità dell’azione, la fonte inesauribile della gioia, della vita.

                                                             […]

Io agisco – sono nello spazio e nel tempo.

Se qualcosa (semplice o complessa) fosse unico oppure sempre identico, non sarebbe nulla, proprio come un certo complesso di fenomeni in un certo rapporto [con altro] esiste solo perché esiste un altro complesso di fenomeni, in un altro rapporto.

                                                             […]

Come auguro a tutto e a tutti quelli che mi circondano una completa pienezza, così abbiate anche voi lo stesso desiderio. Poiché tutto è Vostra creazione, poiché tutto è mia creazione, e voi siete me. – Voi siete Dei. L’odio e la morte saranno sconfitti e vi sarà gioia infinita e universale. Un flusso di vita risplendente.

                                                             […]

Io sono venuto a salvare il mondo dai tiranni-zar e dal popolo-tiranno. Ho portato la libertà illimitata e la giustizia, ho portato la piena espansione, la gioia divina della creazione. Il mondo ha sempre sete di libertà, ma l’ha sempre temuta, perché aveva al tempo stesso sete di verità e di un sostegno. Ingenuo! Ma la verità non esclude la libertà, e la libertà esclude la verità. Non temere questo vuoto senza fondamento! Tu dirai: se la verità non esiste, allora perché vivere, dove andare, come vivere? Come è possibile che tutto il dolore, tutte le gioia, tutto ciò che è grande ed elevato, è possibile che tutto questo non sia che menzogna, solo fantasia? Non temere, sto per c onsolarti. Tutto questo esiste, tutto quello che tu vuoi, tutto questo è, e solamente perché tu lo vuoi, perché tu hai creato tutto ciò con la forza della tua volontà. Sparirà forse tutto, se prendi coscienza della tua potenza, della tua volontà? Tu vuoi rubare? Ruba, come e dove vuoi, intorno a te c’è il vuoto

                                                                       […]

Se potessi essere cosciente di tutto, in questo stesso modo distruggerei la mia individualità, che esiste solo in quanto isolata, in quanto in relazione con tutto il resto.

                                                                       […]

Se l’assenza di talento ti tortura e ti schiaccia è il segno di un germe di talento; fallo crescere e non disperare. L’invidia e la disperazione sono la morte. Cerca d’essere simile a me e guarda la vita, in generale come alla tua vita personale. Rallegrati della creazione degli altri uomini, perché questa è una tua creazione. Comprendere vuol dire creare. Sforzati di essere sempre semplice e sincero, cioè di non temere di desiderare e di fare sempre ciò che vuoi. Altrimenti non temere la libertà. Sottoponiti alle leggi del tempo e dello spazio poiché sono le tue proprie leggi…

                                                                       […]

Non bisogna dimenticare che l’uomo porta la sua individualità, come pure il suo corpo (Abbigliamento). Taluni filosofi confondono individualità e spirito. Studiando l’individualità, cioè per esempio la facoltà di agire così o altrimenti in determinate circostanze, pensano di studiare facoltà delle anime, che sono differenti nella loro essenza. Essi dimenticano che l’individualità è la relazione con altre individualità; essa è un colore, la manifestazione di un solo e medesimo spirito nella forma del tempo e dello spazio. L’essenza dello spirito, la volontà, della vita in tutti e in tutto è incontestabilmente l’una e la stessa, poiché il diverso è sempre un fenomeno, mentre lo spirito è incontestabilmente qualcosa fuori dal tempo e dallo spazio. Questa essenza è creatrice, è il desiderio di azione e di riposo, dell’eterno cambiamento, che produce equilibrio, armonia, giustizia. L’essere è la relazione al non-essere, suo opposto.

                                                               […]

L’autentico centro dell’universo è la coscienza che l’abbraccia. Non è che in questa coscienza che abita tutto il passato, il quale ha coscienza di se stesso, e tutto il futuro. Il passato e il futuro emanano per così dire da esso, come l’infinito dallo spazio, e non esistono che in esso (in quanto forme della sua creazione).

L’universo è identico alla sua volontà – è la sua creazione.

 

Quaderno III

Voglio conoscere la verità. È per me un fatto irrecusabile, che non richiede prove. Ma prima ancora di questo, voglio vivere, anche di questo son sicuro. Ancora: possiedo il fatto della mia coscienza, ove risiede il mondo, in quanto moltitudine dei suoi stati, in essi unificati. Conoscere significa identificarsi con il conosciuto. Io conosco il mondo come una serie di stati della mia coscienza, dalla cui sfera non posso uscire. Voglio conoscere la verità. È la figura centrale della mia coscienza. Di ciò sono convinto, lo vivo, in ciò mi identifico. Più di ogni altra cosa in questo momento io sono – il desiderio di conoscere la verità, cioè il desiderio di diventare la verità, di identificarmi in essa. Attorno a questa figura centrale si è disposto tutto il resto. Dell’innumerevole quantità di stati di coscienza alcuni circondano direttamente il nucleo centrale, altri sono disposti più lontano. Il vissuto centrale sembra irradiare l’universo nelle forme del tempo e dello spazio, rappresentando lui stesso il centro del presente istante. Se la mia attività cessasse, mi addormenterei o morirei. Con la fine dell’attività della mia coscienza per me tutto scompare. Così il mondo è l’attività della mia coscienza. Questa deduzione è il risultato dell’osservazione e dell’esperienza. La mia coscienza al di fuori dei suoi stati è possibilità (Attività pura) e in senso temporale e spaziale, assolutamente nulla. Il problema dello studio dell’universo si riduce al problema dello studio della natura dell’attività della coscienza…

                                                                […]

L’universo è unità, relazione di processi esistenti in esso. Nella sua unità, è libero. Esiste in sé e attraverso di sé. È (possiede in sé) la possibilità di tutto e il tutto. La possibilità di tutto è il nulla, dal punto di vista del tempo e dello spazio essa è potenza creatrice, libera attività, volontà di vivere.

                                                                 […]

Conosco il mondo in quanto serie di stati della mia coscienza, al di là della cui sfera non mi è possibile uscire. Affermo l’esistenza della mia coscienza ed anche della mia attività, con la cessazione della quale tutto scompare per me. Elaboro una classificazione degli stati della mia coscienza. Divido il mondo in natura, i regni vegetale ed animale, l’umanità e l’io, un uomo. Attraverso gli altri imparo che essi pensano e sentono qualcosa, che io non penso né sento, ma anche che nella loro coscienza vi sono molti stati (di coscienza), simili a quelli che esistono nella mia coscienza. Essi contemplano lo stesso mondo. Neppure loro possono uscire dalla sfera della loro coscienza. Così da una parte posso constatare una certa chiusura delle sfere nelle coscienze individuali e d’altra parte la loro relazione in quanto portatrici di stati comuni, chiamati universo. Noi tutti, uomini, contempliamo lo stesso universo. Affronto l’analisi della mia coscienza. Che cosa rappresenta in sé, in quanto PORTATRICE di certi stati? Ad ogni minuto, io vedo qualche cosa. Ho coscienza che sono io che vedo tutto questo,  cioè che i fatti della mia esperienza quotidiana li lego in un tutto che chiamo la mia vita personale. Mi presento in quanto portatore di una vita personale che in quanto tale è il LEGAME dei fatti della mia esperienza quotidiana e null’altro e la mia coscienza in quanto portatrice è solamente attività che elabora questo legame e null’altro. Così la mia coscienza personale è un’attività che produce molto, cioè che analizza e lega molte cose in un tutto, cioè che sintetizza. Cosa fa la mia coscienza personale? Tra i numerosi stati di coscienza da lei vissuti, alcuni si trovano sempre assieme e accompagnano tutti li altri nel corso della vita. Al numero di tali stati di coscienza che ci accompagnano sempre, appartengono in primo luogo questo composto di stati di coscienza che chiamiamo il nostro corpo e il legame con la nostra vita animale personale, la coscienza di questa vita e i desideri legati a questa vita animale (passioni e atti istintivi). L’uomo animale rappresenta l’insieme di questi soli principi inferiori. Ma accade raramente di poter incontrare un uomo presso il quale non alberghi, anche in misura solo embrionale, un principio più elevato. In più, nella mia coscienza esistono dei pensieri e dei desideri che non hanno rapporto diretto con il mio corpo e con i principi inferiori ad esso legati. Per esempio il desiderio di conoscere la verità, l’amore per la bellezza, la sete di potenza spirituale. Questi stati di coscienza pur non avendo rapporto diretto con la mia coscienza personale, sono tuttavia sempre presenti in essa e la colorano in una certa tinta determinata dalla mia individualità. Per esprimersi in modo diverso, la mia coscienza personale appare come portatrice di una certa coscienza individuale, che trova la sua espressione nella mia vita personale.

 

A cura di Artin Bassiri Tabrizi

 

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