Ott 262012
 

Locandina Concerto Luca Ciammarughi 28 ottobre 2012, Milano, Politeatro, ore 17,00

Imperdibile concerto di Luca Ciammarughi a Milano, Domenica 28 ottobre 2012, Politeatro, Viale Lucania, 18

ClassicaViva e il Clavicembalo Verde presentano

“da Versailles a Vienna”

Concerto del pianista Luca Ciammarughi

Politeatro – Milano, Viale Lucania, 18

Domenica 28 ottobre 2012, ore 17,00

Programma

Jean-Philippe Rameau (1683-1764):

Dalle “Nouvelles Suites de pièces de clavecin”:

Allemande

Les trois mains

Sarabande

Gavotte et variations

Les Tricotets

L’indifferente

La poule

Les sauvages

Dai “Pièces de clavecin en concerts”: La Livri (Rondeau)

Franz Schubert (1797-1828):

Impromptu op. 142 n. 1 D 935 in fa minore

Impromptu op. 142 n. 2 D 935 in la bemolle maggiore

Klavierstück D 946 n. 1 in mi bemolle minore

Biglietti: € 5

Il pianista Luca CiammarughiRiconosciuto come uno dei più interessanti interpreti di Schubert della sua generazione, Luca Ciammarughi si dedica da molti anni allo scavo di questo autore, al quale lo lega una particolare affinità. Le sue interpretazioni schubertiane hanno ricevuto l’apprezzamento di musicisti e critici come Eric Heidsieck, Riccardo Risaliti (“lirismo, bellezza di suono, intimismo e tragicità, accostati in una narrazione coerente ed emotiva.”), Antonio Ballista, Luca Segalla (“Ciammarughi riesce a essere originale e coerente in un capolavoro dove la tentazione di imitare i grandi del passato è sempre dietro l’angolo. […] Il giovane Brendel, nel 1962, era molto più neutro”), Guido Salvetti e schubertiani di vaglia come Paolo Bordoni e Paul Badura-Skoda. Proprio con Paolo Bordoni, figura fondamentale sia dal punto di vista pianistico che musicale e umano, Luca Ciammarughi ha compiuto tutto l’iter dei suoi studi al Conservatorio G. Verdi di Milano, diplomandosi con il massimo dei voti e la lode.

L’interesse per la liederistica tedesca e la Mélodie francese l’ha portato a un intenso periodo di approfondimento del rapporto fra parola e suono, svoltosi sia al Conservatorio di Milano (nella classe di musica vocale da camera di Stelia Doz, dalla quale è uscito con un diploma accademico ottenuto con lode e menzione d’onore) sia all’Académie de Nice con Dalton Baldwin, che l’ha voluto come suo assistente in numerose masterclass. Questa fase è stata coronata dal premio di miglior duo, ottenuto insieme al soprano Sakiko Abe, in uno dei pochi concorsi storici di interpretazione liederistica, quello di Conegliano, presieduto da Regina Resnik. Come liederista ha collaborato con il tenore Mirko Guadagnini, il mezzosoprano Oksana Lazareva e i soprani Barbara Vignudelli e Monika Lukacs.
Si è esibito come solista e camerista (soprattutto in duo con il gemello violinista Jacopo e con il pianista e compositore Danilo Lorenzini) per prestigiose istituzioni e sale concertistiche italiane ed europee, fra le quali: Festival dei Due Mondi di Spoleto, Mito Settembre Musica, Taormina Arte, La Verdi, Compagnia Carlo Colla & figli, Società dei Concerti di Milano, Festival Liederiadi, Festival Amfiteatrof, Piano City-Milano, SpazioTeatro89, Teatro Dal Verme, Festival Guadalquivir in Spagna, European Union Youth Orchestra, Salle Cortot di Parigi e altre ancora. Come solista con orchestra ha interpretato con la Camerata dei Laghi diretta da Andrea Rizzi i Concerti BWV 1052 di Bach e K 491 di Mozart. Ha debuttato negli Usa allo Spoleto Festival di Charleston. Nel 2012 il pianista Maurizio Baglini lo ha invitato a tenere un recital nella Sala degli Arazzi del Palazzo Reale di Pisa. L’interesse per il repertorio inesplorato lo ha portato a divulgare autori come Reynaldo Hahn, di cui ha suonato recentemente le “Berceuses” a quattro mani, durante la trasmissione “Piazza Verdi” su Radio Tre Rai.
Appassionato di barocco, da anni ha fatto della musica tastieristica di Jean-Philippe Rameau un fulcro del suo repertorio.
Dal 2010 è direttore artistico del festival “Settimana in musica” di Clusone.
Musicista inusuale, affianca all’attività concertistica la conduzione di programmi su Radio Classica (migliaia di trasmissioni dal 2007 ad oggi, dedicate al pianoforte, alla recensione di novità discografiche, alla musica nel cinema e agli interpreti storici) e sul canale televisivo “Classica” di Sky. E’ critico musicale per la storica rivista “Musica” di Zecchini Editore e per il quotidiano “Milano Finanza”. Ha recitato come protagonista nella pièce teatrale “L’ultima Sonata”, scritta insieme a Ines Angelino e dedicata alla figura di Franz Schubert.

Note sul programma del concerto

Nel programma di questo concerto, Luca Ciammarughi esplora due mondi distanti fra loro: quello della corte barocca di Versailles, all’epoca di Luigi XV, e quello del salotto romantico viennese. Protagonista della prima parte sarà la musica di Jean-Philippe Rameau, uno dei maggiori compositori francesi di sempre e autore anche di un “Trattato di Armonia” che ancora oggi è considerato come testo fondamentale per lo studio dell’armonia moderna. Rameau fu un personaggio molto particolare: da giovane fece una vita ritirata nella Francia centrale, lavorando come organista in diverse chiese e occupandosi di studi teorici, filosofici e di fisica del suono; il successo per lui arrivò dopo i sessant’anni, quando divenne compositore ufficiale alla corte del re Luigi XV. Negli ultimi anni, i parigini impazzivano per la sua musica. La sua produzione non è molto vasta, ma caratterizzata da un’assoluta perfezione e da un’espressività intensa che ritroviamo sia nelle opere liriche che nella musica da camera e per clavicembalo. I brani che ascoltiamo oggi fanno parte delle “Nuove Suites per clavicembalo”, scritte nel 1728, quando ancora Rameau non si era trasferito a Parigi. Il compositore aveva comunque già 45 anni: si tratta degli ultimi brani che scrisse per strumento a tastiera prima di concentrarsi maggiormente sulle opere.

Al tempo, naturalmente, questa musica si eseguiva sul clavicembalo, ma oggi è possibile anche suonarla al pianoforte, strumento che permette di esaltare la cantabilità e la teatralità della scrittura di Rameau, ricca di contrasti e colpi di scena. La difficoltà, nello strumento moderno, sta nell’eseguire con leggerezza e agilità gli abbellimenti e le numerose ornamentazioni che Rameau aggiunge alla linea melodica per renderla più ricca e fastosa.

I brani scelti da Luca Ciammarughi, dalle Suites in la minore e in sol maggiore, alternano tempi di danza e pezzi di carattere. Così, accanto a movimenti tradizionali dell’epoca barocca come l’Allemanda, la Sarabanda e la Gavotta, troviamo titoli curiosi e sperimentali: “Le tre mani” è un brano caratterizzato dall’incrocio virtuosistico delle mani, che rende l’illusione che il pianista abbia una mano in più; “La gallina” imita il coccodé del volatile per poi svilupparsi in modo inaspettatamente drammatico; “I selvaggi” evoca le danze di due indiani d’America che Rameau aveva visto in una fiera parigina. La fantasia del compositore è straordinaria, e molte delle sue invenzioni armoniche risultano ancora oggi attuali e addirittura futuristiche. La prima parte del concerto è chiusa da un brano di languida e amorosa espressività, “La Livri”, che trae il titolo dal cognome della dedicataria: esso è estratto dai “Pezzi in concerto”, Suites di musica da camera scritte nel 1741 e successivamente trascritte per strumento solo.

Con la seconda parte, più breve, passiamo dalla corte reale al salotto romantico: siamo a Vienna, nell’epoca della Restaurazione. Dopo il Concilio di Vienna del 1815 i governanti avevano tolto molte delle libertà di epoca napoleonica. C’era un regime di censura, e gli artisti amavano riunirsi in case private, circoli e salotti, per potersi esprimere più liberamente. Franz Schubert fu al centro di serate che i suoi amici chiamarono “Schubertiadi”, nelle quali si mangiava, si danzava, ci si divertiva e si faceva naturalmente tanta musica. Oltre a composizioni vocali venivano eseguiti anche brani pianistici: danze leggere o brevi pezzi di carattere.

I due improvvisi che ascolteremo nacquero proprio in quegli ambienti. Schubert, però, va ben oltre le mode dell’epoca e produce una musica geniale e inaudita: una musica che rispecchia da un lato la dolcezza e la spensieratezza del suo carattere, dall’altro gli aspetti tragici di una vita segnata dalla povertà, dalla malattia e dalle delusioni sentimentali e professionali. I due brani che ascolteremo furono composti nell’ultimo anno di vita del genio austriaco, che morì a soli 31 anni, solo e quasi ignorato dai suoi contemporanei. Il Klavierstuck n. 1 alterna momenti di agitazione drammatica a oasi di lirismo, mentre l’Improvviso op. 142 n. 2 è un lungo canto che si distende sublime, richiamandoci la bellezza dei paesaggi austriaci attorno a Vienna e la bellezza profonda dell’animo di Schubert.

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