Mar 242012
 

Napoleone alla conquista dell'ItaliaBertold Brecht ebbe a dire: “Beati quei tempi che non hanno bisogno di eroi!”. Purtroppo non tutte le situazioni sono uguali: vi sono anche tempi che avrebbero bisogno di eroi ma non li hanno. Oppure li hanno, ma non sanno di averli.

Oggi il nostro paese avrebbe un gran bisogno di eroi. E li ha. Tanti. Non sapendo di averli.

Mi spiego. Cominciamo con il definire meglio il concetto di “eroe”. Impresa non semplice. Si passa dal concetto di eroeepico” – tipico dei tempi antichi (pensiamo ad Achille e ai tanti eroi mitologici di cui la tradizione ci ha tramandato la fama), una figura di eroe “tragico“, il cui carattere distintivo consiste nella sua strenua ed attiva opposizione ad una situazione di cui non è responsabile – alla figura dell’eroe romantico, presentato come colui che subisce un dolore, pur essendo incolpevole.

Nel famoso ritratto dipinto da Jacques Louis David, Napoleone viene mostrato a cavallo mentre con la mano alzata indica l’Italia. Il quadro si riferisce al momento in cui egli stava per passare le Alpi – e precisamente il Gran San Bernardo – al fine di intraprendere una gloriosa campagna nella penisola, e rappresenta la massima e – forse – ultima espressione della celebrazione dell’eroe.

Leonard Bernstein
dirige i Wiener Philarmoniker
in una storica esecuzione del 1970
della Sinfonia Eroica
n. 3 in E flat major (Op. 55)
di L. Van Beethoven
Video integrale

Maggiori informazioni su:
http://it.wikipedia.org/wiki/Beethoven#1802_.E2.80.93_1812:_il_periodo_detto_.22eroico.22

http://www.youtube.com/artist/Leonard_Bernstein_&_Wiener_Philharmoniker?feature=watch_metadata

La nuova figura di eroe rappresentata da Napoleone ispirò moltissimi contemporanei, tra i quali Beethoven.  Il Primo Movimento della Terza Sinfonia, detta “Eroica” – Allegro con brio – ha inizio con tre note fondamentali – l’accordo di mi bemolle maggiore – che rendono bene l’idea della concezione dell’eroismo così com’era intesa da Beethoven.
La Sinfonia, scritta tra il 1802 e il 1804, era dedicata a “Napoleone Bonaparte, Primo Console e nuovo eroe moderno”. Quando nel 1804 Napoleone si fece incoronare imperatore, Beethoven ne restò profondamente deluso e strappò la dedica alla sua Terza Sinfonia; nelle edizioni successive della stessa comparve semplicemente la dicitura: “Sinfonia Eroica, composta per festeggiare il sovvenire d’un grand’uomo”. Il termine “sovvenire” indica ovviamente una condizione passata: Napoleone era un grand’uomo, ma con la sua incoronazione tradì gli ideali repubblicani cui Beethovenaveva aderito in gioventù.

In questa Sinfonia, in particolare nel Secondo Movimento, la celeberrima Marcia Funebre, Adagio Assai, Beethoven non si abbandona al dolore, ma lo domina. Per questo il famoso musicologo Massimo Mila definì questa Sinfonia “maschia”.

Nel Risorgimento, gli eroi si sacrificavano per una causa, morivano per essa (una concezione che si è tramandata fino alla nostra Resistenza, piena di meravigliosi esempi di chi si immolava per una idea, per salvare dei compagni,  per difendere un territorio dall’invasione nazista).

E dopo? Nel XX Secolo, con la fine delle grandi guerre mondiali e il periodo di relativa pace attraversato dal nostro pianeta, l’immagine dell’eroe è parecchio cambiata, fino a proporre inconsistenti e transitori personaggi di cartapesta, inautentici, superficiali, frutto di sapienti costruzioni mediatiche (come calciatori, cantanti, attori della TV…). Si è poi passati – e meno male –  alla valorizzzione dell’immagine e della storia delle persone che con il loro impegno e statura morale hanno cambiato il corso della storia (Martin Luther King, Che Guevara, Madre Teresa, i giudici Falcone e Borsellino…), persone, guarda caso, tutte ormai passate al mondo dei più.

La crisi economica che ha aperto il XXI Secolo sta drammaticamente modificando questa percezione. Ora, per chi vive nel terzo millennio, gli eroi sono quelli che vivono la vita di tutti i giorni. L’eroe, oggi, non deve più salvare il mondo, ma tanti esseri umani, come i pompieri di New York dell’11 settembre 2001. Quelli di oggi non sono più eroi “invulnerabili”, ma “umani”, che fanno lavorare più l’intelligenza che i muscoli. Insomma, eroi non si nasce, si diventa.

Emerge prepotente anche un nuovo concetto: gli eroi, oggi, sono coloro  che mettono coraggio e intelligenza al servizio di una causa collettiva, sacrificandosi per gli altri e per un ideale. Sono eroi capaci di farci sognare che un altro mondo è possibile. Sono le persone che affrontano con coraggio la loro vita quotidiana, che non si arrendono, che combattono le piccole ingiustizie ogni qual volta vi si imbattono, che non si piegano a compromessi rispetto alle proprie idee e ai propri ideali, che non sono indifferenti alle ingiustizie e le combattono, e che non scelgono la via più facile, ma quella che per loro è la più giusta.

Sono le madri e i padri di famiglia che lavorano duramente e onestamente per mantenere la loro famiglia con la massima dignità possibile, sono i giovani che studiano moltissimo pur sapendo quanto le loro lauree potranno esser considerate carta straccia,  sono i giovani precari che tentano di trovare un lavoro e una propria dignità, pur tra difficoltà enormi ed umiliazioni spaventose. Ma non mollano. Resistono. Rimangono nel nostro paese e tentano di trasformarlo in un paese migliore.

A questi giovani eroi intendo dedicare un progetto importante, cui sto dedicando tutte le mie energie. Questo articolo è solo un piccolo inizio di un grande discorso che oso proporre al mondo, portando il mio modesto contributo, quello di chi crede che ogni pietruzza di giustizia e di opere concrete sia importante. Ne riparleremo presto.

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