Mar 022012
 

Il sottosegretario Roberto Cecchi, rispondendo unitariamente alle interrogazioni delle onorevoli Manuela Ghizzoni del Pd e di Gabriella Carlucci dell’Udc sulla crisi delle fondazioni liriche, sottolinea che è necessario inquadrare il tema sottoposto all’attenzione del Governo nel contesto più ampio della acutissima crisi che vivono le Fondazioni lirico-sinfoniche. Le quattordici Fondazioni, con poche eccezioni, soffrono da lustri di una crisi patrimoniale ed economico-finanziaria che la riforma del 1996 non ha risolto: patrimoni il cui valore è inferiore allo stesso valore d’uso delle sedi, centinaia di milioni di euro di debiti, costante ricorso ad oneroso credito bancario nonostante i contributi dello Stato, conti economici che, esercizio dopo esercizio, espongono perdite di milioni di euro.

In questo quadro, il costo del personale rappresenta la parte maggiore del problema, in quanto ha raggiunto il valore di ben 314 milioni di euro all’anno, a fronte di un FUS di settore che non supera i 300 milioni. Sono queste, in estrema sintesi, le pecche del settore cui il Ministro Bondi ha inteso porre rimedio, sia disponendo commissariamenti, sia promuovendo la legge di che trattasi. In questo contesto, osserva che un punto fondamentale del decreto-legge n. 64 del 2010, convertito nella legge n. 100 del 2010, è costituito dalla previsione della stipula del nuovo contratto collettivo nazionale del settore, poiché, con i contratti integrativi aziendali tuttora in vigore, la situazione resta ingestibile e i costi, soprattutto di gestione del personale, sono del tutto insostenibili. Oggetto principale di intervento della legge del 2010 è stata, pertanto, la materia del trattamento giuridico- economico del personale dipendente. Sottolinea che il contratto collettivo nazionale di lavoro, già in sé farraginoso quanto ad orari, turni, permessi, ovvero quanto alla organizzazione del lavoro, è stato negli anni «doppiato» in sede aziendale da contratti integrativi che solo in rari casi hanno restituito al Teatro sottoscrittore il necessario respiro operativo ed hanno comportato nuovi esborsi in misura tale da fruttare ai dipendenti vantaggi economici superiori anche al 50 per cento del valore economico del contratto collettivo nazionale di lavoro. Osserva, quindi, che dal 2003 manca l’adozione di un nuovo Contratto nazionale. Precisa che, nell’ambito di questa razionalizzazione del sistema di gestione dei rapporti di lavoro, una parte importante è costituita anche dalla nuova disciplina delle prestazioni esterne, rese sinora dai dipendenti delle Fondazioni con grande libertà e, alle volte, senza un’adeguata considerazione delle prioritarie esigenze della Fondazione di appartenenza. Sottolinea come tale condizione di crisi e la particolare difficoltà dell’organizzazione del lavoro nei Teatri d’Opera rappresentino, dunque, le principali cause in virtù delle quali il legislatore Pag. 87 della legge n. 100 del 2010 ha posto in essere una netta cesura temporale, con la data del 1 gennaio 2012, alla concessione di permessi artistici (e professionali) individuali. Segnala che la legge n. 100 del 2010, in omaggio alla natura di organismi di diritto pubblico comunque rivestita dalle quattordici Fondazioni, ha ricondotto la contrattazione nell’alveo dell’ARAN, ha congelato la contrattazione integrativa rinviando la possibilità di sottoscrivere nuovi accordi successivamente alla adozione di un razionale e moderno CCNL, ed è intervenuta, infine, su un tema basilare per la organizzazione dei Teatri: i permessi artistico-professionali. Osserva, quindi, che, sino al 31 dicembre 2011 – con un largo margine di tempo, pertanto, concesso dal legislatore alle parti sociale e ai datori di lavoro – i sovrintendenti potevano concedere permessi, richiesti in genere dagli orchestrali, per svolgere extra moenia attività di alto valore artistico- professionale; in alcuni Teatri sussiste inoltre la particolarità della presenza dei corpi artistici autonomi (articolo 23 del decreto legislativo n. 367 del 1996), quale ad esempio la Filarmonica della Scala, operanti con propri spettacoli nello stesso Teatro e fuori di esso e, pertanto, con problemi di coordinamento delle attività parallele. Rileva che i permessi artistici autonomi ad personam comportavano due problemi: la necessità di riorganizzare il lavoro dell’orchestra o del coro per sopperire alla mancanza di elementi (in genere i più apprezzati) ed il costo per gli eventuali «aggiunti» in sostituzione dei primi. Con il tempo le richieste si sono moltiplicate a dismisura. Aggiunge che, con la legge n. 100 del 2010, non si è voluto limitare le prestazioni lavorative rese dai dipendenti anche presso i Conservatori di musica e che la legge n. 498 del 1992, fatta salva dalla legge n. 100 del 2010, stabilisce comunque che «il rapporto di lavoro a tempo indeterminato del personale amministrativo, artistico e tecnico degli enti lirici e delle istituzioni concertistiche assimilate è incompatibile con qualsiasi altro lavoro dipendente pubblico o privato. Coloro che vengono a trovarsi in situazione di incompatibilità possono optare entro trenta giorni per la trasformazione del rapporto in contratto a tempo determinato di durata biennale». Rileva quindi che, in ragione di quanto esposto, la circolare del 19 gennaio 2012 (confermativa di altra circolare del 31 ottobre 2011 che rammentava la scadenza), nel riaffermare il rigore della norma, ha inteso contemperare prudentemente esigenze contrapposte, interpretandola in realtà estensivamente; sottolinea, pertanto, che, dall’analisi del testo di legge, si è ritenuto di poter affrancare i Corpi artistici dal rigore della medesima, anche in virtù del tendenziale ritorno economico per l’ente, e di consentire tuttora il lavoro esterno di quei dipendenti per attività non direttamente rientranti nel profilo d’area di inquadramento. Aggiunge, infine, alcune specificazioni sulla scuola di Fiesole, richiamata nell’interrogazione degli onorevoli Ghizzoni e De Biasi, sottolineando come appaia evidente che anche istituzioni di alto livello culturale, quale la Scuola di Musica di Fiesole, non possono, a fronte di tale quadro, avanzare pretese di affrancamento dal rigore della norma, la cui genesi è stata solo dianzi rammentata. Peraltro, osserva che, attese le risultanze dell’incontro che il Ministro ha avuto con le organizzazioni sindacali nazionali delle Fondazioni in relazione al rinnovo del contratto nazionale di lavoro – incontro nel quale è stato trattato anche il problema specifico di che trattasi -, aggiunge che nulla osta da parte dell’Amministrazione cui appartiene all’adozione di uno stralcio di contrattazione avente quale precipuo oggetto quello dei permessi artistici. Conclude Cecchi  che si può, pertanto, ragionevolmente confidare in una soluzione di tale problema affidato al metodo della contrattazione, così come previsto dalle norme vigenti.

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