Feb 062012
 

Librarsi in aria come una libellula, o anche una farfalla. È il volo elegante quello che ti fa sospirare quando una ballerina danza, quando davvero sembra volare per ricadere tra le braccia del collega che l’attende sul palco, e che la accoglie senza nemmeno guardare; seguendo il ritmo della musica. È difficile pensare ad una ballerina formosa, è impossibile immaginare che non sia esile il suo corpo, ma è peggio pensare che alle denunce che da giorni rimbalzano sulla stampa, seguita dal libro di Mariafrancesca Garritano, la ballerina della Scala che portato all’attenzione il problema dell’anoressia che colpirebbe molte delle sue ex colleghe, sia seguito un licenziamento (per giusta causa) per aver leso l’immagine del Teatro.

Un conto è che le ballerine debbano avere, per ovvi motivi, una certa conformità fisica, ma un altro è che per mantenerlo siano spinte alla malattia. Perché l’anoressia è una malattia per la quale spesso si muore. Forse si può anche pensare che sia lecito sacrificare sé stesse per una grande passione, ma non è lecito indurre qualcuno ad ammalarsi per poter conservare il privilegio di continuare a perseguire un sogno.

Il licenziamento della Garritano, infatti, insegna alle sue colleghe a tacere e a perseverare in quel sacrificio che rischia di diventare estremo. Sembra tuttavia che il problema non sia da ascrivere solo e soltanto al Teatro alla scala, ma che sia piuttosto diffuso in qualunque corpo di ballo, sempre più estremizzato dall’ossessione dell’estetica, in un tempo in cui non si è mai abbastanza belle, o magre, o bionde. Perfette.

L’arte è talento, passione, sacrificio e vita. Ed è difficile vivere con uno yogurt e una mela, così come racconta la Garritano, anche sul suo libro: “La verità, vi prego, sulla danza.

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