Feb 032012
 

È entrata in vigore a partire dal 1° gennaio 2012 la legge del 29 giugno 2010 n. 100 voluta dall’allora ministro Sandro Bondi, che all’art. 3, comma 1 “riafferma il rapporto di esclusività della prestazione lavorativa fondamentale ed esclude pertanto anche le prestazioni gratuitamente rese al di fuori del servizio“.

Questa norma sta suscitando molto malumore tra gli addetti ai lavori, preoccupati per l’ennesima difficoltà di carriera e di lavoro, in questo periodo indiscutibilmente catastrofico. La norma, vieta infatti ai dipendenti delle fondazioni lirico sinfoniche le prestazioni di lavoro autonomo, a causa della mancata sottoscrizione del contratto collettivo. Fanno eccezione “le prestazioni di lavoro autonomo rese dai dipendenti a favore del corpo artistico del proprio Teatro in regola con gli impegni di cui all’articolo 23 comma 2”.

Questa norma vieta in pratica ai musicisti di prestare la propria opera anche per registrazioni discografiche. I musicisti dell’accademia nazionale di Santa Cecilia hanno scritto un lettera al ministro per i Beni e le Attività culturali Lorenzo Ornaghi per chiedere la revoca del comma della nuova legge che vieta l’attività concertistica e cameristica al di fuori delle Istituzioni di appartenenza.

Ne riportiamo il testo integralmente:

Illustre Signor ministro, noi musicisti dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, Le rivolgiamo un caloroso appello affinché Lei possa ridare voce a tutti i musicisti italiani revocando il comma 1 dell’Art. 3 della Legge n. 100 del 29 giugno 2010, che nega loro l’espressione musicale al di fuori delle Istituzioni di appartenenza. Le attività di lavoro autonomo, già regolate dal Contratto collettivo nazionale di lavoro, venivano consentite solo previa autorizzazione della propria Istituzione e per prestazioni di alto valore artistico e professionale, fatti salvi, comunque, il principio del non aggravio economico e delle esigenze produttive delle Fondazioni liriche e sinfoniche.

La Legge 100, che viene recepita dal mondo della musica – artisti, interpreti, appassionati, professori e studenti di Conservatorio – come una punizione non meritata, vieta solo a noi musicisti italiani l’attività concertistica e cameristica mentre nel resto d’Europa e nel Mondo i nostri Colleghi, dipendenti come noi di Istituzioni musicali, continuano ad esibirsi con le loro performances in tutti i contesti musicali, compresi i teatri italiani.

La libertà di essere artisti anche al di fuori dalle istituzioni di appartenenza è nel mondo riconosciuta come elemento indispensabile di motivazione e accrescimento professionale, caratteristiche che, riportate all’interno dei Complessi artistici, donano nuova linfa e vigore per ottenere sempre più brillanti successi e riconoscimenti internazionali. Senza dimenticare che, in questo momento difficile per tutti, queste attività andrebbero maggiormente valorizzate e sostenute, non solo per il loro alto contenuto culturale ma anche perché spesso permettono alla musica classica di raggiungere territori e ceti sociali che altrimenti ne verrebbero esclusi.

Signor Ministro, sicuri della condivisione dei nostri obiettivi artistici, culturali e sociali rimaniamo in attesa di una Sua positiva risposta.

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