Gen 182012
 

Ci vogliono due ore per riuscire ad entrare nel Tribunale di Taranto, dove si sta svolgendo il processo per l’omicidio di Sarah Scazzi. Si fa la fila, come nell’immediato dopo guerra, per i grandi processi che furono grandi non tanto per l’efferatezza dei crimini, quanto per la sete che si aveva di sapere quel che il regime negò per un ventennio.

Una coda di due ore, significa un grande pubblico, quello volgarmente detto o che si direbbe “delle grandi occasioni”.

Due ore di coda per assistere con morbosa curiosità alla disamina della miseria altrui, dell’altrui sofferenza, magari con la speranza di sentire il rumore delle lacrime. Due ore di coda, significa il bisogno che la gente ha di svagarsi, quella che serve per non pensare alla vita di sacrificio che siamo costretti a vivere.

Se solo ci avessero lasciato la possibilità di fruire dell’arte e della musica, forse quella coda di due ore si sarebbe spostata davanti a un teatro. Uno di quello dove la cultura va in scena per noi, per il nostro morale, per la nostra conoscenza. Se solo ci fosse una fila di due ore davanti a un teatro dove si attende il tempo di sentir salire la musica dal palco, se ci fossero ancora le occasioni di impegnare il proprio tempo nell’attesa di godere della musica, tutto sarebbe migliore. E forse qualche teatro aperto in più, avrebbe contribuito a far chiudere qualche tribunale.

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