Dic 192011
 

Però c’è di strano che questa crisi giustifica tutto, e in campo culturale giustifica anche di più. I ballerini del Massimo di Palermo protestano, perché vogliono continuare a danzare. Il ministro Ornaghi rassicura: i soldi stanziati per Pompei saranno ben spesi, forse si assumeranno anche sette o otto nuovi archeologi e, udite udite, si terranno anche le gare d’appalto.

Molti giornali, a causa della cessata erogazione dei finanziamenti statali, invece, non esisteranno più a partire dal 1 gennaio prossimo e da mesi, le redazioni protestano. Dei teatri non parliamo, e della lirica o della musica classica, già sappiamo.

Ed è colpa della crisi, dei tagli da operare sulle necessità meno necessarie, su tutto ciò che non si mangia o non fa mangiare.

Difficile però non ricordare quale sia stata la via che ha portato al tracollo del comparto culturale italiano, come del resto del sistema Italia in assoluto. Anni e anni di malversazione, ruberie, cattive gestioni (a voler essere diplomatici) o gestioni incompetenti. Teatri spolpati, capitali distratti, con finanziamenti di opere da nulla di parenti, amici, amanti, quando non peggio i fondi per lo spettacolo andavano a finanziare le epiche opere di propaganda (memorabile la fiction leghista girata in Romania) per rivedere la storia ed insegnarla a chi non ha mai saputo o voluto leggere quella vera.

è comprensibile il rammarico del ministro, il quale non riesce a garantire gli interventi promessi, perché fuori copertura in questo stato di crisi, ma a volte è anche utile ricordare come e perché siamo arrivati fino a qui.

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