Set 192011
 

Nel 2020, prevede l´Oms, la depressione sarà la seconda causa di malattia e invalidità nei Paesi occidentali e oggi in media una persona su quattro presenta qualche disturbo mentale.

A proposito di questo studio, ieri, si è espresso sulle pagine di Repubblica Umberto Veronesi, il quale, tra le altre cose, auspicava un ritorno alla cultura per salvarci dal male futuro.

Pur non essendo scienziati, è difficile dargli torto, basti pensare all’effetto benefico che spesso soltanto una canzone riesce ad avere sul nostro umore, e meglio ancora un film o – personalmente – una musica di Mozart o Keith Jarret.

Ed è difficile dare torto o non preoccuparsi su quanto veritiero possa apparire lo studio dell’OMS, soprattutto per chi, ogni mattina, come primo compito, ha quello di rovistare tra pagine e pagine di agenzie o giornali, alla ricerca di qualcosa da interessante da rilanciare, in questo spazio che la cultura la vorrebbe offrire e veicolare. Non so se già lo sconforto che assale si possa chiamare depressione, ma la frustrazione – vi posso garantire – è tanta.

La cultura c’è, e ci è rimasta la voglia sia di “farla” che di “fruirne” ma è difficile riuscire a trovarla, come quell’unica mela sana in un mucchio di mele bacate, anche quando si va dal fruttivendolo di fiducia, quello che non ci potrebbe mai fregare. La cultura che ci viene offerta, spesso, sempre dagli stessi canali, è ormai qualcosa che nemmeno vagamente riesca a somigliarle. Pensare che si possa tornare ad avere la “terza pagina” dei quotidiani è un pio desiderio, certo, ma è quantomeno deprimente, trovare oggi sulle pagine culturali dei giornali on line, che Robert de Niro ha pianto da Maria De Filippi, o che il soldato Parolisi, indagato per uxoricidio, se liberato perché innocente, potrebbe trovare un suo ruolo in quella TV che dicono, l’abbia fatto tanto amare da un nugolo di donne e ragazzine che probabilmente, depresse, non lo saranno mai.

Afferma il professor Veronesi, che come antidoto contro le previsioni dell’OMS, bisognerebbe tenere in allenamento il cervello, farlo funzionare, rieducarlo a pensare. Io aggiungerei anche che bisognerebbe tornare a guardare per vedere e ascoltare per sentire. Bisognerebbe esigerla la cultura, per esempio con un teatro in ogni città, con uno strumento musicale in ogni casa, bisbigliando in un mondo che urla al solo scopo di non esser inteso.

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