Giu 072011
 

L’11 giugno 2011, alle ore 21,  presso lo SpazioTeatro89in Via Fratelli Zoia, 89, a Milano, si terrà il concerto di presentazione del CD “I Lieder di Schubert” di Joo Cho e Marino Nahon, edito da ClassicaViva.

Il programma del concerto prevede:

  • Breve introduzione e presentazione del CD, a cura dell’Editore e degli interpreti
  • Lieder di Franz Schubert dal vivo:

An Silvia
Suleika
Seligkeit
Die Junge Nonne
Dass sie hier gewesen
Erlkönig
Nachtstück
Kolmas Klage
Der Zwerg
Du bist die Ruh
Wilkommen und Abschied

Link alla nostra pagina web con i curricula dei due artisti: http://www.classicaviva.com/Duo-JooCho-MarinoNahon.htm

Il CD:

Franz Schubert (1797-1828): Lieder

1. Schäfers Klagelied – D 121 (1814) – 03:29

2. Seligkeit – D 433 (1816) – 01:45

3. Kolmas Klage – D 217 (1815) – 07:15

4. Suleika – D 720 (1821) – 04:57

5. Dass sie hier gewesen – D 775 (1823?) – 03:05

6. An Silvia – D 891 (1826) – 02:37

7. Der Zwerg – D 771 (1822-1823) – 05:13

8. Du bist die Ruh – D 776 (1823) – 04:39

9. Heidenröslein – D 257 (1815) – 01:45

10. Ganymed – D 544 (1817) – 04:10

11. Die Junge Nonne – D 828 (1825) – 04:48

12. Nachtstück – D 672 (1819) – 04:50

13. Erlkönig  – D 328 (1815) – 04:23

14. Gesänge des Harfners I – D 478 (1816) – 04:15

15. Gesänge des Harfners II – D 480 (1816) – 04:51

16. Gesänge des Harfners III – D 479 (1816) – 02:03

17. Willkommen und Abschied – D 767 (1822) – 03:41

Durata totale – 68:29

La prefazione, a cura di Quirino Principe:

Quando una voce e dieci dita, in un luogo qualsiasi della terra e in una fra le molte ore del giorno, offrono a un pubblico una sequenza di Lieder, si ripete ogni volta un rito che culmina in un miracolo. Dire “miracolo” non è un’iperbole, poiché in ogni Lied si compie qualcosa di simile alla transustanziazione: come un frammento di cialda e qualche goccia di vino si trasformano in corpo e sangue, così nel nodo che stringe insieme pochi versi di Goethe o di Rückert o di Eichendorff o di Heine e 30 o 40 misure di musica può avvenire che un canto di breve durata divenga un suono cosmico, destinato a riempire in eterno l’universo e la nostra memoria, e che il pianoforte assuma la dimensione di onnipotente creatore di un immenso e architettonico spazio.

Chi abbia udito, anche una sola volta, Joo Cho trasmetterci con il suo stile interpretativo l’ispirazione e l’invenzione creativa di Franz Schubert (e di Robert Schumann, e di Wolfgang Amadeus Mozart, e di Johannes Brahms, e di Richard Strauss…), e Marino Nahon anticiparla e seguirla e prevedere, nella sua postazione di combattimento alla tastiera, ogni microscopico sobbalzo di originalità e di emotività, sa che il miracolo avviene: sa che i due artisti, provenienti da mondi tra loro lontani, raggiungono esiti così alti poiché rispondono entrambi a due obblighi imposti dall’arte, ossia il coinvolgimento totale nel rito dionisiaco della poesia e della musica, e l’attenta fedeltà alle indicazioni degli autori interpretati. Sembrano due esigenze in contrasto, ma in realtà sono due poli estremi di una dialettica in cui ogni artista, se vuole davvero essere tale, si deve immergere.

In questo CD, Joo Cho e Marino Nahon ci guidano attraverso il mondo schubertiano: una sfera che rispetto al mondo cosiddetto “reale” è già trasfigurata, sin dalle prime parole del primo verso, sin da un accordo iniziale o dalla linea melodica di un motivo fragile e indistruttibile.

Si muovono i primi passi dal crepuscolo della pre-romantica e pastorale solitudine, che Goethe colora di “Empfindsamkeit”, si percorrono i sentieri dell’idillio come lo vivono i “semplici” nei versi di Hölty, si sfiora l’incantevole immagine della shakespeariana Silvia in versi tradotti in tedesco da Bauernfeld, e a conclusione si ritorna a Goethe e a una malinconica ma virile cerimonia di addio, non senza avere visitato con emozione la giovane monaca di Craigher, il tragico e fiabesco nano di Collin, il sacrario rückertiano dell’amore coniugale, l’infernale cavalcata goethiana del padre che ha con sé il figlio febbricitante, morto nell’istante in cui il cavallo varca finalmente il cancello di casa.

Quirino Principe

 

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