Mar 162011
 

Quindi il nuovo ministro designato per la Cultura, pare essere Galan, che a seguito del rimpasto del governo lascerà l’Agricoltura. Noi restiamo in attesa e facciamo i nostri migliori auguri, più a noi stessi come operatori del settore o semplici appassionati di arte, curiosi del sapere o semplici spettatori.

Non sarà un compito facile, quello del nuovo ministro che oltre alle rovine di Pompei dovrà guardare alle rovine del decadimento Italiano, e meno facile sarà recepire gli innumerevoli inviti all’impegno per un nuovo umanesimo, dopo i dissennati tagli del ministro dell’Economia Tremonti che non verrà rimpastato.

A noi piacerebbe tornare a parlare di musica, raccontare le note ascoltate la sera prima, appuntando con dovizia le emozioni su un taqquino quasi non vedendo l’ora di ritrovarci al cospetto del foglio bianco che riempiremo, pieno delle sfumature delle note, dei crescendo o degli allegri, ma ancora siamo qua, come ragionieri, a tener conto delle proteste, delle iniziative, delle lacrime della cultura che è stanca di piangersi addosso, e prova in ogni modo a rialzare la testa.

E le cronache di oggi raccontano dei 150 attori che in occasione del 150° dell’Unità d’Italia, nell’ambito della Notte Italiana, dal palco del Teatro della Pergola di Firenze, scoccata la mezzanotte leggeranno ancora un altro appello per la difesa del teatro italiano. Anche loro spinti da ”l’urgenza e la necessita’ di lanciare un grido di allarme perche’ le Istituzioni del nostro Paese e il mondo della comunicazione non perdano il contatto con le forze vive della Cultura e del Lavoro, per costruire, con la grande tradizione dei Maestri e le vitalita’ innovative delle giovani generazioni, un nuovo Umanesimo”.

Non potendoci più dire speranzosi per un prossimo futuro, teniamo a cuore la speranza che almeno il nuovo ministro possa “rimettere i pantaloni” ai molti  artisti, musicisti, cantanti lirici, ma anche registi, coreografi, manager musicali che aderendo ad un’altra iniziatva hanno posato con i loro strumenti, in mutande, aderendo alla campagna fotografica ideata da Nicola Dal Maso, che sposa lo slogan: Grazie Ministro per averci lasciato in mutande“.

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