Gen 072011
 

DAL SITO: http://retescuole.forumscuole.it/Ancora  si discute, nonostante l’evidenza, sulla veridicità dell’affermazione del ministro Tremonti, secondo cui “Con la cultura non si mangia”. L’ha detto? Non l’ha detto? Lo disse eccome, in risposta alla richiesta del ministro per i Beni Culturali, che senza troppa convinzione si opponeva all’ennesimo pesante taglio dei Fondi (FUS) che porteranno in questo nuovo anno un ulteriore ammanco per la gestione degli Enti culturali italiani.

Inutile e ridondante sarebbe perdersi nell’obiezione di chi dalla cultura mangia, e non serve nemmeno spiegare il senso dell’affermazione del ministro, che forse ha dimenticato che per vivere di cultura non è necessario essere intellettuali o liberi pensatori, ma talvolta si può essere anche solo operai.

È un peccato però constatare che inizia ad avanzare l’idea dell’unica Arte capace di salvare l’Arte italiana, ovvero quella di arrangiarsi, e spuntano le prime proposte per poter tenere in ordine i bilanci o garantire la programmazione dei teatri che di giorno in giorno si fa più magra e precaria. Per esempio l’idea rilanciata da qualche appassionato di tornare agli inizi del 1800, quando nei teatri dell’opera si giocava d’azzardo. In sostanza, dicono i promotori o provocatori, se mancano i finanziamenti dello Stato, si potrebbe sopperire con il finanziamento fantasioso procurato non dalle macchinette con le lucine intermittenti, ma con eleganti tavoli da poker o roulette, da sistemare negli ingressi dei teatri.

È la logica della necessità che si fa virtù, ormai quasi endemica in uno stato che soffre e che fatica a mantenersi in piedi, ma è anche la logica con la quale si subisce passivamente l’impoverimento di tutta la collettività, quando si tenta di curare il sintomo perdendo di vista la cura della malattia. Questo porta a concentrarsi sempre e soltanto sull’emergenza, finendo per far perdere di vista altri fattori fondamentali dello stato di degrado della cultura italiana, come per esempio lo sperpero del danaro pubblico, o la cattiva gestione di alcuni Enti Lirici figlia della cattiva gestione di un intero stato.

Cedere alla tentazione di procurarsi il danaro in ogni modo, non farebbe altro che sancire la perdita di dignità anche di chi con la cultura ha mangiato, lasciando magari impuniti coloro che la cultura se la sono mangiata.

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