Giu 232010
 

Il no al Decreto BondiAlla Camera, nel momento in cui pubblichiamo questo post, ferve un acceso dibattito sul Decreto Legge sulle Fondazioni liriche.

Di fronte alla ferma opposizione di Pd e IDV, ma anche di rappresentanti del gruppo misto, come l’Onorevole Giulietti di “Articolo 21”, il Governo minaccia di mettere la fiducia sul Decreto. “Il testo del governo – sostiene l’IDV – non prevede alcuna vera riforma delle fondazioni, di cui pure si ravvisa la necessità, ma scarica semplicemente sui lavoratori la necessità di quadrare i bilanci. Questo decreto, inoltre, non riapre neppure le fondazioni all’imprenditoria privata, perché mancano gli incentivi e la defiscalizzazione. E’ ovvio che nessun imprenditore di buon senso investirà dove non gli conviene farlo”.

E intanto, fuori dal Ministero dei beni culturali e poi davanti alla Camera, il 22 giugno c’è stato un presidio di centinaia di esponenti delle Fondazioni liriche (orchestrali, coro e corpo di ballo) ed esponenti delle forze sindacali Cgil Slc, Fials, Cisl.. Ma c’è stato anche uno sciopero generale per tutto il settore. Sono saltate le rappresentazioni di tutte le opere liriche in tutto il paese (ad esempio, il Faust alla Scala e la Manon all’Opera di Roma).

Centinaia di lavoratori protestano contro la politica di tagli scelta dal governo. Uno striscione è stato appeso davanti all’ingresso del Ministero: “Ci state tagliando le gambe”, dice. E’ firmato dal corpo di ballo del Teatro dell’Opera di Roma. Ad animare il sit-in contro il Decreto Bondi ci sono anche i musicisti dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, del Lirico di Cagliari e del Maggio Fiorentino. Se il decreto diventa legge, annunciano i sindacati, la protesta arriverà a bloccare la stagione estiva, quella più frequentata anche dai turisti, da Caracalla a Verona, San Carlo, Santa Cecilia. E metterà a rischio anche la tournée della Scala. A Venezia i musicisti della Fenice suonano e danzano in corteo per le calli, a Milano gli artisti della Scala, dopo le innumerevoli manifestazioni di piazza dei giorni scorsi, annunciano un nuovo sciopero per domani sera e si chiudono in assemblea permanente.

Ma, da quando il Decreto è stato presentato (e definito “il Decreto ammazzamusica“), c’è stata una mobilitazione generale mai vista finora nel nostro paese: vistosa, esasperata, compatta, articolata su tutto il territorio, che ha coinvolto tutti i lavoratori dello spettacolo, maestranze e artisti insieme. I lavoratori e gli artisti della Scala, attivissimi nella protesta, sono stati addirittura caricati dalla polizia.

Gli stessi Sovrintendenti si sono fermamente opposti: Walter Vergnano, sovrintendente al Regio di Torino, ha parlato del blocco delle assunzioni come di un “grave danno per il teatro e una profonda ingiustizia verso quei lavoratori che da anni hanno contribuito a garantirne la crescita”. .

Così ci sono state decine di rappresentazioni e di prime saltate, concerti annullati, ma anche prove aperte al pubblico, con dichiarazioni degli artisti contro il Decreto: si è, insomma, un po’ dappertutto, cercato di coinvolgere il pubblico nella protesta. Ma si è anche assistito all’insolito spettacolo di una grande star del balletto – Carla Fracci – che, alla grande manifestazione di protesta indetta all’Opera di Roma, si è scagliata – rossa di rabbia in viso – contro il Sindaco Alemanno, presente nella sua qualità di Presidente della Fondazione Lirica dell’Opera di Roma, e gli ha gridato “vergogna!”. Per due anni, infatti, la Fracci, direttrice del corpo di ballo, non era stata ricevuta da Alemanno, che alla fine non le ha rinnovato il contratto, preferendole “qualcuno di più giovane”.

Intanto, nelle piazze e su tutti i palcoscenici italiani continuano i cori di protesta: l’Inno di Mameli, soprattutto, ridiventato – secondo la tradizione ottocentesca – inno di lotta e di unità nazionale (ad esempio eseguito – con interpretazione da brividi – dal coro, a sipario chiuso, all’Arena di Verona il 18 giugno), poi l’Aida, infine la celeberrima aria del Rigoletto, con il testo ‘adattato’ alla situazione. “Cortigiani vil razza dannata/ per qual prezzo vendeste nostr’arte/ a voi nulla per l’oro sconviene la cultura impagabil tesoro”.

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