Nov 112009
 

Stefano Ligoratti suona a Milano in Sala Verdi per la Società dei ConcertiOggi, 11 novembre 2009,  a Milano, nella Sala Verdi del Conservatorio, alle ore 21, si terrà uno splendido concerto del pianista Stefano Ligoratti, per la serie “Concerti per Amore”, organizzata dalla Società dei Concerti.

biglietti a € 20 – concerto in abbonamento
link: http://www.soconcerti.it/cpa.htm

Il Maestro Stefano Ligoratti, che è anche il Direttore artistico di ClassicaViva, eseguirà questo magnifico programma, tutto imperniato intorno al nome e alla musica di Bach:

J. S. Bach – Fantasia cromatica e Fuga BWV 903
F. Liszt
– Fantasia e fuga sul nome B-A-C-H, S. 529
F. Busoni – Fantasia nach J. S.Bach, KiV 253
Bach-Busoni
– “Ciaccona” dalla Partita II BWV 1004
L. van Beethoven –
Sonata n. 23 op. 57 in fa min. “Appassionata”

Riteniamo che il miglior commento al programma di questo concerto sia l’estratto da una intervista – pubblicata su una pubblicazione riservata agli abbonati  – a cura del Direttore Artistico della Società dei Concerti, la pianista Enrica Ciccarelli:

“Il prossimo 11 novembre suonerai in Sala Verdi nell’ambito dei Concerti per Amore. Parlaci nel dettaglio del programma che hai scelto.

Il mio è in realtà un programma squisitamente “busoniano”, non soltanto per la presenza di due brani di questo magnifico compositore e pianista italiano, ma anche perché rispecchia in pieno l’estetica musicale di Ferruccio Busoni, che possiamo riassumere in questa sua celebre frase: “Bach è la base per suonare il pianoforte, Liszt il vertice. Entrambi rendono possibile Beethoven“.

Il programma è incardinato intorno al nome e alla musica di J. S. Bach. Parte dalla sua “Fantasia cromatica e Fuga“, per svilupparsi in altre fantasie ispirate al grande compositore, come la “Fantasia e Fuga sul nome di BACH” di F. Liszt, La “Fantasia nach J. S. Bach“, di Ferruccio Busoni, culminando nella celeberrima trascrizione busoniana della “Ciaccona” di Bach, dalla Partita II BWV 1004. Il programma comprende anche la Sonata “Appassionata“, di Ludwig Van Beethoven, che, sorprendentemente, può essere anch’essa collegata con Bach per il secondo movimento, che sembra un corale con variazioni, e il suo ultimo tempo, con spunti di tipo polifonico a canone.

E’ un programma pianistico, ma è indubbiamente ispirato dalla mia conoscenza del repertorio clavicembalistico, organistico e quindi barocco (la Fantasia di Liszt, ad esempio, è la trascrizione originale dello stesso Liszt di una sua precedente omonima composizione per organo). Le forme presentate nel concerto, infatti, sono quelle tipiche del barocco: l’improvvisazione domina nella forma della Fantasia, la polifonia nella forma della Fuga, l’ostinato nella forma della Ciaccona, e la Sonata ha le sue radici proprio nel barocco.Parlaci dei tuoi studi: quando hai cominciato, quali strumenti hai studiato e perchè li hai scelti?

Ricordo che cominciai ad avvicinarmi al pianoforte da piccolo, avrò avuto sei anni: i miei genitori mi avevano iscritto alla scuola di musica del piccolo paese in cui ancora vivo. Io ci andavo di malavoglia e imparavo poco e niente. Infatti, a sette anni la mia storia d’amore con la musica finì ancora prima di cominciare. Qualche anno dopo, intorno ai dieci anni, ci riprovai. Odiavo soprattutto il solfeggio e le scale al pianoforte. Ma in casa avevo un vecchio pianoforte verticale e un po’ per gioco cominciai a improvvisarci sopra, in fondo almeno le note le avevo imparate. Per Natale mi fu regalata una tastiera Bontempi e in quel momento ci fu la vera svolta. Ricordo di aver subìto letteralmente una «folgorazione» dovuta al timbro dell’organo, seppur campionato e quindi non fedele al suono reale dello strumento. Più precisamente ricordo la «Toccata e Fuga in re minore» del grande J. S. Bach, accennata da mia madre su questa tastiera. Quelle note mi fecero capire che non avrei mai più potuto fare a meno di quel pezzo e della musica in generale. Decisi quindi di imparare a tutti i costi quel brano, seppure non fosse propriamente alla mia portata. E a tredici anni lo eseguii in un concerto in chiesa nel mio paese…
Sempre a tredici anni, sono stato ammesso al corso di Organo e composizione organistica al Conservatorio G. Verdi di Milano, che ho frequentato regolarmente fino al diploma.
Ma, nel frattempo, l’altro grande amore è stato, inevitabilmente, il pianoforte. Per cui ho frequentato anche il corso di pianoforte, e, contemporaneamente, quello di composizione tradizionale. Tre corsi davvero importanti e tutti insieme: difficile ma esaltante.
Il clavicembalo, per un amante del barocco come me, è stato un approdo assolutamente naturale. Da qui, il mio terzo diploma di strumentista, conseguito, questa volta, come privatista. La direzione d’orchestra, in cui mi sono appena diplomato, costituisce il coronamento del mio percorso.

Provieni da una famiglia di musicisti?

I miei genitori non sono musicisti, sebbene abbiano sempre avuto una forte passione per la musica. Infatti hanno studiato entrambi pianoforte da giovani e quindi è sempre esistita una reale cultura musicale in casa. Inoltre c’è da dire che ho diversi parenti che si sono dedicati al canto in maniera semiprofessionale. Mia nonna materna ad esempio ha studiato canto al Conservatorio di Genova e pare fosse molto brava, come pure il fratello tenore.

Quando hai tenuto il tuo primo concerto? Quale è il tuo ricordo di questa prima esperienza?

Nel 2000, a quattordici anni, organizzai a Milano per il CRAL aziendale della Telecom un concerto in cui mi esibii come pianista e clavicembalista, suonando anche pezzi miei, da solista e con l'”Ensemble Perpetuum Mobile”, che avevo creato con otto miei compagni di Conservatorio. Una bella incoscienza, a pensarci a posteriori… suonavo il clavicembalo, non avendolo mai studiato, componevo a istinto, dirigevo e suonavo addirittura un mio Concerto, il “Concerto Barocco”. Ma che incredibile emozione, che gioia, e che successo, anche!

Hai frequentato corsi di perfezionamento?

Oltre al regolare percorso di studio al Conservatorio di Milano (ho cinque diplomi, in Organo, Pianoforte, Clavicembalo, Direzione d’Orchestra, e la specializzazione di Biennio in pianoforte a indirizzo concertistico), ho frequentato vari altri corsi. Ad esempio ho seguito per vari anni le Master Class in pianoforte tenute dal M° Risaliti a Città di Castello, dei corsi di direzione d’orchestra con i Maestri Agiman, Handt e Kalmar e Master Class di organo e letteratura organistica con i Maestri Radulescu e Valotti, oltre ad altri corsi sulla musica Medievale e Barocca.

Come giudichi e quale differenza trovi tra la tua vita di giovane musicista e quella di tanti tuoi coetanei?

La mia vita è ricca e piena di passione. Grazie alla musica, non mi sento mai solo. Vedo molti coetanei arrancare purtroppo nell’incertezza, senza sapere cosa vogliono dalla vita, pieni di paure.
La mia professione è molto difficile, ma non potrei fare altro. Ho un obiettivo, una direzione, una disciplina. Solo per questo varrebbe la pena di studiare musica!
E voglio tentare di lavorare nel mio Paese. Basta con i giovani che cercano successo all’estero. La cultura musicale italiana è tra le migliori al mondo. Vorrei restituire, in emozioni, al pubblico italiano, ciò che ho imparato qui.

Quali sono le tue passioni oltre alla Musica? A cosa ti dedichi quando non suoni?

Amo stare con gli amici e con la mia ragazza, andare al cinema, dedicarmi alle incisioni digitali nel mio studio di registrazione (sono Direttore artistico e Tone Meister di una piccola Casa Discografica), e poi ci sono Facebook, e YouTube, naturalmente: vedo tantissimi video degli artisti del passato. Mi piace anche leggere saggi e trattati musicali, soprattutto antichi.

Tu hai studiato al Conservatorio di Milano: come giudichi il corso di studi in Italia per chi, come te, vuole fare della Musica una professione?Io mi sono trovato veramente benissimo. Ho acquisito tutta la formazione possibile e tutti gli strumenti necessari per diventare un professionista. Il Conservatorio è veramente il massimo per un giovane che voglia intraprendere questa professione, anche se soffre di qualche problema organizzativo.

Ho avuto molti Maestri, e tutti molto bravi, l’unico problema forse è stato quello di aver frequentato contemporaneamente troppi corsi musicali, il che è stato osteggiato e visto come un rischio di dispersione. Si è invece dimostrato un grandissimo arricchimento, perché la sinergia tra tutte le cose che ho imparato mi ha consentito di migliorare molto in ciascuna di queste, con un approccio “d’antan” alla professione musicale. Una volta un musicista sapeva suonare diversi strumenti, componeva, dirigeva. E’ questo che voglio fare nella vita: essere un musicista completo, senza rinunciare a nessuna delle mie passioni.

Cosa consiglieresti, da giovane musicista, ad un bambino che sia motivato nello studio della Musica?

Ascoltare e poi ascoltare, improvvisare, avvalersi delle nuove tecnologie (ad esempio della tastiera digitale, per registrarsi e riascoltarsi). Giocare con la musica, senza paura e in grande libertà. Esibirsi al più presto possibile in pubblico, suonare in gruppo, scrivere. Frequentare un buon Conservatorio, ma… non farsi scoraggiare dalle critiche dei Maestri. Specialmente se si è molto dotati… Essere, insomma, “il Maestro di se stesso”, come diceva già Schumann.”

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