Ago 012009
 

La statua di Beethoven al Conservatorio S. Pietro a Majella a Napoli osserva pensosa...Ed ecco finalmente una buona notizia: come appare in bella vista sul sito del MIUR (http://www.miur.it/DefaultDesktop.aspx), finalmente arrivano in Commissione al Senato i disegni di legge 518, 539, 912, 1451, e 1693 in materia di Alta Formazione Artistica e Musicale (AFAM). La VII Commissione permanente, per la precisione, è quella che si occupa di Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica, spettacolo e sport.

I lavori si sono svolti in una seduta del 28/07/2009, e riprenderanno a settembre. Speriamo in un iter veloce e in una sollecita approvazione da parte del Parlamento della nuova legge che scaturirà dal dibattito. Il tema infatti è importantissimo per tutti i Diplomati e gli studenti dei Conservatori, degli Istituti delle Belle Arti, dell’Accademia Nazionale di Danza… insomma per l’intero comparto AFAM. Si tratta infatti, tra le altre cose, di dare finalmente completo adempimento alla Legge di riforma dell’Alta Formazione Artistica e Musicale, la famosa 508, che attende da dieci anni di essere finalmente applicata.

La conseguenza più clamorosa ad oggi è stata quella della mancata equipollenza dei titoli di Diploma rilasciati dai Conservatori e dalle Accademie con i Diplomi di Laurea rilasciati dalle Università. Ne abbiamo molto parlato su questo blog in passato, qualche semplice ricerca nella nostra barra in alto a sinistra o nelle nostre categorie vi farà trovare ogni tipo di documentazione in merito. Con questi disegni di legge finalmente sembra che questa assurda situazione verrà finalmente sanata.

Pubblico, in articoli separati, tutti i Disegni di legge integralmente. Ma ecco qui direttamente il resoconto sommario (n. 122) della commissione del Senato, come fornito dal Maestro Domenico Piccichè (del Coordinamento nazionale per la riforma della formazione musicale e coreutica):

 IN SEDE REFERENTE

(518) ASCIUTTI. – Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, in materia di istituzioni di alta cultura
(539) PAPANIA. – Riordino delle norme in materia di formazione musicale e coreutica
(912) BUGNANO ed altri. – Modifiche alla legge 21 dicembre 1999, n. 508, recante riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati
(1451) ASCIUTTI ed altri. – Norme per la valorizzazione del sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale
(1693) ASCIUTTI ed altri. – Valorizzazione del sistema dell’alta formazione e specializzazione artistica e musicale

(Esame congiunto e rinvio)

Riferisce alla Commissione il relatore ASCIUTTI ( PdL ), il quale sottolinea l’esigenza di dare piena e completa attuazione alla legge n. 508 del 1999 di riforma delle accademie e dei conservatori, peraltro approvata allora con il consenso unanime di tutte le forze politiche, onde assicurare certezza e dignità al comparto. In primo luogo, reputa necessario equiparare finalmente i diritti degli studenti italiani a quelli dei loro colleghi europei, procedendo al riconoscimento dei titoli di studio rilasciati dalle accademie e dai conservatori italiani, anche in vista del termine del cosiddetto «processo di Bologna», che si concluderà nel 2010 con la messa a regime di un sistema di titoli comparabili. Dopo aver brevemente delineato i contenuti del summenzionato processo di Bologna, lamenta che l’inerzia del legislatore italiano nell’emanazione della normativa di esecuzione della legge n. 508 ha provocato invece una discriminazione di trattamento incompatibile con la libertà di circolazione dei lavoratori, stabilita dagli articoli 39 e 55 del Trattato sull’Unione europea, fra cui rientra a pieno titolo la mobilità degli studenti delle discipline artistiche.

In tale contesto, afferma che le proposte legislative in esame mirano in diversi modi a rendere operativa la legge n. 508, attraverso interventi più o meno ampi. Segnala preliminarmente che, nonostante l’obiettivo dei disegni di legge sia comune, alcuni di essi recano norme ulteriori che rischiano di appesantirne l’ iter normativo, anche perché comportano oneri finanziari non sopportabili nell’attuale congiuntura economica.
Prima di esaminare nel merito le proposte legislative ed in particolare il disegno di legge n. 1693, tiene a precisare che quest’ultimo trae spunto dalla duplice volontà, da un lato, di velocizzare le procedure di approvazione eliminando tutte le norme onerose e, dall’altro, di ricercare una mediazione condivisa anche con altre forze politiche, come dimostra il numero e il diverso schieramento dei firmatari. Si tratta perciò, prosegue il relatore, di una proposta realistica che dà risposte concrete alle esigenze più pressanti del settore, anche se – riconosce – altri aspetti ancora necessiterebbero di una nuova disciplina. In proposito, ricorda che le altre due iniziative legislative di cui è primo firmatario, le nn. 518 e 1451, affrontano entrambe alcune di tali criticità: in particolare l’articolo 1 del disegno di legge n. 518 propone modifiche all’articolo 2 della legge n. 508 del 1999, nella prospettiva di attivare corsi con valore abilitante anche per le altre discipline artistiche e musicali istituendo un’apposita classe di concorso nella scuola secondaria di secondo grado. Inoltre, in virtù dell’articolo 33 della Costituzione, le istituzioni di alta cultura, artistiche e musicali devono avere pari livello rispetto alle università; tenuto conto del decreto-legge n. 212 del 2002, che ha equiparato il titolo di studio rilasciato dalle citate istituzioni a quello rilasciato dalle università, non può quindi non essere disciplinato in ugual misura anche il rapporto di lavoro del relativo personale.

Fa presente indi che sulla questione si sofferma anche il disegno di legge n. 1451, il cui articolo 2 completa il quadro istituzionale e funzionale delle accademie e dei conservatori con l’estensione al personale docente dello status giuridico ed economico attualmente vigente per le università, con il riconoscimento dei ruoli dirigenziali e con la identificazione delle funzioni di rappresentanza in coerenza con il parallelo sistema universitario. Del resto, reputa che una volta completata la procedura relativa allo status giuridico ed economico, bisognerebbe altresì assicurare la confluenza nel sistema universitario, fatte salve le specificità del percorso artistico e musicale.

Pur essendo quindi consapevole della pluralità di temi, ha giudicato dunque opportuno – insieme ad esponenti di altri Gruppi – restringere l’ambito di intervento legislativo alle norme che non comportassero spesa, stante la difficoltà di assicurare un’idonea copertura finanziaria in particolare all’equiparazione del personale docente. Pertanto, il disegno di legge n. 1693 mantiene intatto l’impianto del n. 1451, senza però il summenzionato articolo 2, proprio per dare immediata soluzione alle problematiche che non determinano oneri a carico del bilancio dello Stato.

Illustra quindi l’articolo 1, che stabilisce l’equipollenza dei diplomi di I e II livello rilasciati dalle accademie e dai conservatori con le lauree dell’area umanistica onde rendere il titolo spendibile per l’accesso al pubblico impiego, secondo quanto previsto dalla legge n. 508 del 1999, la messa ad ordinamento di tutti i corsi accademici di I e di II livello nonché l’equiparazione tra i titoli sperimentali – conseguiti al termine di percorsi validati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca – e i predetti diplomi di I e di II livello.

Sempre nello spirito richiamato nella legge di riforma n. 508 del 1999, l’articolo 2 istituisce il Consiglio nazionale degli studenti delle accademie e dei conservatori (CNSAC), organo consultivo di rappresentanza degli studenti, mentre l’articolo 3 riprende il principio già contenuto nella legge n. 53 del 2003, secondo cui le accademie e i conservatori sono sedi primarie della formazione del personale docente.

Dà infine conto dell’articolo 4, che elimina l’anomalia italiana costituita dall’incompatibilità d’iscrizione contemporanea a un corso di laurea e ad un istituto musicale superiore.

Passando al disegno di legge n. 539, di identico testo rispetto all’A.S. n. 1926 della XV legislatura, segnala che esso ha un’impostazione di carattere più generale e si divide sostanzialmente in due parti: la prima (articoli da 1 a 8 ) interviene sull’insegnamento della musica in tutte le scuole di ordine e grado, prevedendo altresì percorsi specifici ad indirizzo musicale a partire dalla scuola primaria; la seconda (articoli da 9 a 12 ), più in linea con le altre proposte, mira a dare attuazione alla legge n. 508 del 1999. Con riferimento alla prima, ritiene che essa sia stata superata dalla riforma del primo ciclo e altrettanto si verificherà con l’entrata in vigore dei regolamenti del secondo ciclo, tanto più che il testo riproduce un disegno di legge della scorsa legislatura. In ordine alla seconda parte, precisa che si equiparano le istituzioni di alta formazione alle università, sotto i profili dei titoli, delle strutture e del personale (anche relativamente al trattamento economico e giuridico), si sollecita la messa a regime di tutti i corsi, si prevede l’emanazione di un regolamento sul reclutamento e si definisce lo status giuridico degli accompagnatori al pianoforte, dei pianisti e dei bibliotecari. Si tratta a suo parere di obiettivi condivisibili, ma il loro perseguimento richiede risorse adeguate, difficili da stanziare nell’attuale contesto.
Descrive poi il disegno di legge n. 912, più mirato nei contenuti, in quanto si limita a novellare la legge n. 508 del 1999 in alcuni aspetti concernenti prevalentemente l’equipollenza tra i titoli rilasciati dalle istituzioni di alta formazione e quelli universitari e l’equiparazione del trattamento giuridico ed economico dei docenti, rinviando a successivi regolamenti di delegificazione la definizione di ulteriori ambiti (sedi, reclutamento, adozione di statuti, attivazione di corsi). Manifesta tuttavia perplessità sull’inclusione, tra gli isituti di alta formazione artistica, anche dell’Opificio delle pietre dure, dell’Istituto centrale per il restauro, dell’Istituto centrale di patologia del libro e del Centro sperimentale di cinematografia. Detti enti infatti, benché facciano parte a vario titolo del complesso pa-norama delle specializzazioni artistiche, non afferiscono al Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, ma al Dicastero per i beni e le attività culturali, e in alcuni casi godono già di una certa autonomia. Sembrerebbe dunque a suo avviso improprio ricondurli ad unicità con gli istituti superiori di studi musicali e coreutici, considerata la diversità tanto strutturale quanto organizzativa.
Auspica quindi che, per le motivazioni sopra descritte, si registri una vasta condivisione sul disegno di legge n. 1693, che propone di assumere a base per il prosieguo dell’esame, in modo da giungere quanto prima alla positiva conclusione di un annoso problema che penalizza ingiustificatamente gli studenti italiani. Rimarca infine che l’Europa ha già condannato l’Italia per l’inadempienza sul piano della equipollenza dei titoli.

Nel dibattito prende la parola il senatore PITTONI (LNP) il quale rammenta che la legge n. 508 del 1999 ha attribuito ai relativi istituti un’autonomia paragonabile a quella delle università, in particolare rispetto al riconoscimento dei titoli. Tale innovazione, prosegue, si è resa quanto mai necessaria a seguito dell’apertura del mercato delle professioni a partire dal 1992, che ha di fatto determinato una disparità di trattamento tra gli studenti italiani e quelli stranieri, anche in seguito alla creazione, all’interno delle università, di alcuni indirizzi di studio inerenti le discipline dello spettacolo. Deplora ad esempio che gli studenti del conservatorio, al termine del proprio percorso, conseguano un mero diploma, meno spendibile nel mondo del lavoro rispetto ad una laurea.
La legge n. 508 mirava pertanto a porre fine a tali discriminazioni, ma è rimasta fino ad ora inattuata stante l’inerzia nell’emanazione delle relative norme di esecuzione. Reputa quindi assolutamente necessario un intervento tempestivo che eviti ulteriori disagi agli studenti italiani, i quali non godono di un uguale trattamento rispetto ai loro colleghi europei sul piano sia dei possibili ingaggi lavorativi sia del trattamento economico.
Avviandosi alla conclusione afferma che l’equiparazione dei titoli rilasciati da tali istituti con quelli universitari, pur non risolvendo il grave problema della disoccupazione dei giovani artisti italiani, rappresenta di sicuro una chiave per porre fine ad una non più tollerabile discriminazione.”

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