Mar 042009
 

Tratta dal bel sito di Lauredo Rodoni, ecco una interessante citazione del pensiero di Luigi DallaPiccola:

Luigi DallapiccolaNel 1961, Luigi Dallapiccola rispose a una domanda postagli da un suo scolaro, su come la generazione di musicisti di cui faceva parte anche lui avesse potuto sopportare per più di un ventennio il fascismo.

Dallapiccola rispose, con molta onestà intellettuale: «La mia generazione è colpevole sino in fondo: nessuna giustificazione è possibile. Ci può essere tutt’al più, un’attenuante. Voi sapete come il primo apparire di una malattia sconosciuta – in ogni periodo della storia – abbia provocato generale smarrimento e confusione. Lo stesso avviene quando l’umanità si trova di fronte all’impiego di un’arma nuova, segreta, da cui non sa come difendersi. […] Di un’arma assai più poderosa che non le mine magnetiche: al suo confronto anche la bomba atomica sembra diventare trascurabile.

L’arma cui alludo è molto più sottile, più subdola. Ci vollero anni per rendercene conto e per scoprirne il segreto. In occidente Benito Mussolini fu il primo ad usarla sistematicamente e su vasta scala. Quest’arma si chiama propaganda. Con questa e col bavaglio sulla stampa, suo primo derivato, la menzogna può trasformarsi in verità.» (‘Prime composizioni corali. Postscriptum’, 29 gennaio 1962)

***

La politica culturale del fascismo in ambito musicale fu piuttosto contraddittoria: da una parte il regime sembrò propenso a tollerare e incentivare le scelte moderniste, dall’altro assunse posizioni autarchiche e di controllo. Dal 1929 a Mussolini venne attribuita la piena responsabilità esecutiva e tale potere fu ben presto esteso a cinema, radio e manifestazioni culturali in genere, attraverso l’istituzione di specifici organismi che operarono sotto il diretto controllo del Ministero della Cultura Popolare (MinCulPop). La necessità di una nuova produzione musicale italiana, dettata dall’esigenza di soppiantare la musica straniera, e l’avvento delle sanzioni internazionali accelerarono il processo che avrebbe dovuto portare alla creazione di tutta quella serie di canzoni che spesso furono legate alle sorti del cinema. La massiccia campagna autarchica in difesa della musica italiana – culminata in pieno conflitto bellico con la censura di ogni prodotto non italiano e in particolare del jazz, definito da Mascagni come fenomeno di «barbarie», «oppio» e «cocaina» – vide impegnati non solo compositori quali Gorni Kramer, Pippo Barzizza, Cesare Andrea Bixio, ma anche tutti i mezzi di informazione e di stampa, in particolare della radio.”

Print Friendly, PDF & Email
Loading Comments…

Please Registrati or to leave Comments

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!