Feb 242009
 

Il Teatro Petruzzelli di Bari, dopo l'incendio del 27 ottobre 1991E’ appena stata pubblicata una sconvolgente lettera aperta dell’AGIS (Associazione Generale Italiana dello Spettacolo) al Presidente del Consiglio: Trovate il link qui

ATTENZIONE! L’AGIS è un Ente importante nel nostro paese,  riunisce oltre 30 associazioni di categoria su tutto il territorio nazionale. Fondata l’ 8 dicembre 1945, AGIS rappresenta gli imprenditori nei settori dell’esercizio cinematografico e delle attività pubbliche e private della prosa, della musica, della danza, dello spettacolo popolare, del circo, del teatro di figura, dello spettacolo viaggiante e dell’industria del divertimento automatico. L’AGIS costituisce, per i vari settori dello spettacolo, lo strumento di dialogo con tutte le istituzioni nazionali e locali, ed il perno di coordinamento e promozione delle esigenze delle singole categorie. L’immagine qui a fianco, in cui si vede il Teatro Petruzzelli dopo il famoso incendio del 1991, è l’emblematico simbolo di quanto accadrà ai nostri teatri e all’intero mondo dello spettacolo italiano se questo appello non verrà accolto…

Ecco il testo integrale dell’appello, rivolto direttamente al Presidente del Consiglio.

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

“Illustre Presidente,

nel rispetto dell’azione avviata dal Suo Governo per contrastare i riflessi nazionali della crisi mondiale dell’economia virtuale e reale, abbiamo seguito con silente attenzione le vicende della legge finanziaria 2009 per il profilo direttamente interessante le attività culturali dello spettacolo.

Abbiamo conclusivamente registrato che il Fondo Unico per lo Spettacolo è stato definito in 398 milioni di euro, 169 milioni in meno (-42%) di quanto previsto nella finanziaria 2008 per il corrente esercizio (567 milioni).

Consapevoli delle difficoltà generali delle imprese, dei lavoratori e dello loro famiglie (compresi quelli dello spettacolo) abbiamo atteso un intervento parzialmente riequilibratore con i provvedimenti successivi alla legge di bilancio che hanno riguardato disposizioni finanziarie urgenti e norme per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione ed imprese.

Non così per le attività culturali dello spettacolo, che da settembre avevano chiesto al Ministero di riferimento di poter congiuntamente monitorare l’evolversi della situazione in tutte le sedi deputate, onde evitare il tracollo del sistema in atto.
Abbiamo conosciuto gli ultimi e fondati provvedimenti del Governo che hanno riguardato i settori auto, moto, elettrodomestici, mobili, credito, innovazione tecnologica con interventi complessivi per due miliardi di euro.

Lo spettacolo, quindi, ancora escluso nonostante sia pienamente colpito dalla crisi economica generale; le nostre imprese completamente escluse dagli interventi d’urgenza con l’aggravante della riduzione del Fondo Unico per lo spettacolo, irrisoria per il bilancio dello Stato, ma che ha effetti devastanti sulla produttività, i consumi e l’occupazione.Consideri, inoltre, che le imprese di spettacolo nel realizzare la propria attività sono un volano di risorse economiche sia per i dipendenti occupati che per il sistema delle piccole e medie imprese che costituiscono il forte indotto del settore.

A questo punto, con questa lettera aperta lo Spettacolo italiano Le rivolge le seguenti domande:

1) ritiene o no essere le attività dello spettacolo componenti essenziali della cultura e, quindi, dell’identità nazionale?

2) ritiene o no che le risorse finanziarie destinate al settore debbono essere qualificate come investimento e non spesa corrente?

3) ritiene o no che il sistema di equilibrio delicato delle imprese dello spettacolo possa continuare ad operare con il taglio dei finanziamenti del 42% da un anno all’altro, con attività di impresa programmata e contrattualizzata?

4) ritiene o no che sia giunto il momento di avviare riforme per dare al Cinema e allo spettacolo dal vivo (Musica, Teatro, Danza, Circhi e spettacolo viaggiante) regole certe dopo oltre 40 anni dalle ultime leggi?

5) ritiene o no che sia giusto il comportamento dei suoi colleghi Obama e Sarkozy che per contrastare la crisi attuale hanno rilanciato i valori della cultura, e cioè l’etica del fare e delle scelte?

Attendiamo una Sua risposta con atti immediati ed urgenti per avviare l’azione legislativa delle riforme per il cui sostegno è necessario rifinanziare con valenza triennale il Fondo unico per lo spettacolo in modo da portare a compimento le riforme richieste sostenendo la continuità dell’attività delle imprese, l’andamento dei consumi, l’occupazione di 200 mila addetti che non possono usufruire degli ammortizzatori sociali.

Se ciò accadrà non sarà nulla di più di quanto fatto per altri settori, riconoscendo che le nostre imprese, i nostri lavoratori, i nostri precari, le nostre famiglie, e i consumi di spettacolo non sono figli di un dio minore.

Ma il Governo deve sapere che se non dovesse accadere nulla, le nostre imprese nella seconda metà di quest’anno dovranno prevedere non la ridefinizione di bilanci, ma la cessazione di attività già contrattualizzata, con i conseguenti licenziamenti.
E la collettività nazionale dovrà prendere dolorosamente atto che il Governo non considera le attività culturali dello spettacolo componente importante per la qualità della vita del nostro Paese, per la cultura e l’identità nazionale, in un momento in cui per contrastare la crisi sono universalmente richiamati valori di cui lo spettacolo è da sempre portatore naturale.”

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