Ago 122008
 

Edgar Degas, L'Orchestre de l'Opéra, 1870Qualche giorno fa, a questo blog è perventuo un commento,  eccolo: http://www.classicaviva.com/blog/2008/03/24/podcast-del-forum-di-discussione-sui-conservatori-parte-iii/#comment-971

Il nostro gentile lettore Giorgio ci invitava ad approfondire il tema degli orari dei Docenti di Conservatorio, e scriveva: “Parlate anche del MOSTRUOSO CARICO DI LAVORO dei Docenti dei conservatori: 12 ed anche 9 NOVE ore settimanali di lezione da novembre a giugno, 4 quattro mesi di ferie! Gli studenti dei conservatori italiani usufruiscono così di poche decine di minuti di lezione e non imparano nulla, […]”

Dunque dunque, caro Giorgio, lei tocca un tema molto importante. La quantità di carico di lavoro di una categoria in particolare, in questo caso i Docenti dei Conservatori. (Ma potremmo partare, per estensione, anche degli altri Docenti AFAM, ossia quelli delle Accademie di Belle arti, e dell’Accademia di Danza). Questo argomento viene spesso tirato in ballo, chissà perché, sempre contro la categoria dei docenti, qualsiasi materia essi insegnino. Capisco: sono stata docente di ruolo nelle scuole statali per molti anni e conosco molto molto bene questa obiezione. Insomma, è facile guardare all’orario di servizio “frontale”, cioè in classe, con gli studenti, e decidere che una categoria di persone lavora troppo poco. Ma… cerchiamo di approfondire un poco, con la massima serenità possibile, questo discorso. Perché si tratta di un discorso molto importante.

Dunque, immagino che siamo tutti d’accordo sul fatto che non tutti i lavori siano uguali e vadano retribuiti allo stesso modo (tanto è vero che la disparità di retribuzione tra, mettiamo, un operaio non specializzato ed un grande Manager può anche presentare un fattore di moltiplicazione elevatissimo – esempio: 1.000 Euro mensili contro 100.000 Euro mensili…). Secondo principi che derivano da Marx e furono applicati in diversi paesi socialisti, il fattore di moltiplicazione non dovrebbe superare il numero 10 (per tornare all’esempio di cui sopra: al massimo una retribuzione mensile dovrebbe arrivare a 10.000 Euro). Ma stiamo parlando, almeno per ora, di sogni sconfitti dalla storia…

Ma veniamo alla qualità del lavoro. Mentre è abbastanza semplice valutare certi lavori in base alle ore erogate per svolgerlo (ma solo abbastanza semplice), la questione diventa molto più complessa per certi altri. Indubbiamente la preparazione necessaria per svolgere un determinato compito con successo è molto più lunga in certi casi che in altri e, oltretutto, non è retribuita. E’ per questa ragione che un laureato che ha studiato fino a 23, 24, 25 anni, a carico della famiglia, sottoponendosi ad un ciclo di studi impegnativo e faticoso, si aspetta di trovare un lavoro meglio retribuito di quello del suo amico d’infanzia che ha scelto di fare l’operaio, ed ha iniziato a lavorare a 16 anni (che poi le aspettative non coincidano con la realtà dei fatti, questo è un altro discorso…).

E’ più faticoso il lavoro intellettuale o quello fisico? E’ comune credenza che lo sia molto di più quello fisico, però… chi fa un lavoro intellettuale sa bene come spremere il cervello sia faticoso a volte più di un lavoro che affatica il corpo, lo carica di una fisiologica stanchezza, ma almeno consente un riposo notturno non insonne e tormentato da una intensa attività cerebrale, che non riesce a “staccare” mai…

Discorsi difficili… insomma, come si fa a comparare il lavoro di un medico con quello di chi raccoglie pomodori, quello di uno scrittore con quello di una show girl, o di un calciatore? Già, tocchiamolo, questo tasto dolente. In tutto il mondo, ma specialmente nel nostro paese, personaggi del mondo dello spettacolo o dello sport che sono riusciti a raggiungere il successo guadagnano spesso cifre astronomiche, spropositate, al confronto delle persone che svolgono lavori “comuni”. E questo viene visto come abbastanza normale, anche se indubbiamente suscita invidia…  Vogliamo parlare degli imprenditori di successo? Che, se riescono a far decollare il loro business, si trasformano quasi in personaggi da fumetto, alla Paperon de’ Paperoni? Non mi dilungo, gli esempi sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti… Ma, si dice, hanno lavorato tanto per sfondare, se lo meritano, poveretti…

Bene, siamo pronti per parlare di lavoro artistico. Che cosa sia l’arte, quella vera, è discorso troppo lungo per permetterci di affrontarlo qui. Ma almeno, saremo tutti d’accordo sul fatto che l’arte sia qualcosa di unico, di prezioso, che non è dono di tutti, e che richiede sacrificio e dedizione. In certi campi artistici questo è più vero che mai. Lasciamo perdere il caso di persone che di “artista” rivendicano solo il nome, e hanno raggiunto il successo “artistico” fortunosamente o per caso.

Parliamo, invece, di artisti veri. Parliamo, per tornare al nostro argomento, di musicisti veri. Per apprendere seriamente uno strumento, al livello che consenta di lavorare esibendosi in pubblico, o di insegnarlo con successo a degli allievi, sono necessari anni di studio… dieci sono davvero il minimo. E si tratta di anni affiancati dal corso di studi normali delle altre persone, quelle che non studiano musica. Insomma, le almeno sei, sette ore quotidiane di studio e di applicazione necessarie per imparare davvero il mestiere del musicista sono in più rispetto alle ore da dedicare allo studio normale, al Liceo o all’università. Perché, oltre tutto, si tratta di investire enormemente il proprio tempo e i propri sforzi su qualcosa che non dà nessuna garanzia di poter diventare la propria fonte di reddito in futuro, come avviene invece per le altre professioni. Quindi i musicisti, primo perché lavorano nella cultura (e questa è  una loro necessità vitale), ma anche perché vi sono anche obbligati dalle attuali leggi per ottenere un Diploma musicale, studiano anche altre cose.

Ma non finisce qui. In tutti i lavori è necessario continuare a studiare e ad aggiornarsi (su strumenti e partiture molto costosi, oltretutto), se si vuole rimanere “sul mercato”.
Ma in certi lavori e professioni questo vale di più che in certe altre. L’atleta che non si allena tutti i giorni, che non sta a dieta, che non cura il suo corpo, non vincerà mai una gara e non troverà più un ingaggio. Il musicista che non studia il suo strumento tutti i giorni, che non si aggiorna, perderà prestissimo la sua destrezza manuale, e non potrà più esibirsi in pubblico. Il docente di musica che non studia, non impara pezzi nuovi, non prepara le lezioni accuratamente, non ascolta moltissima musica, non legge saggi e libri, non fa analisi delle partiture, non va ai concerti, non segue l’evoluzione musicale del suo tempo, non è egli stesso concertista militante, non potrà mai essere un buon docente. Non potrà mai impugnare seriamente un archetto di violino e mostrare dal vivo al suo allievo come eseguire un pezzo, superare un passaggio difficile, consigliarlo per la sua carriera in un mondo che non conosce direttamente, regalargli preziose dritte tecniche che provengono solo da anni di esperienza diretta, e si possono imparare solo da un virtuoso dello strumento.

Dunque? Dunque pensate a quanto lavoro ha di fronte un Docente serio di Conservatorio. Almeno cinque, sei ore al giorno di studio personale, di aggiornamento. Poi le lezioni, naturalmente (che spesso superano, e di parecchio, il monte ore “ufficiale”). Poi ci sono le riunioni, le commissioni, gli esami, i collegi docenti, i programmi da scrivere, i nuovi corsi da preparare per seguire la riforma. Studio, studio e ancora studio. E infine i propri concerti da preparare. Indispensabili, se si vuole rimanere veri musicisti. Prove, prove, e ancora prove…

Pensiamo anche a quanti anni di precariato e disoccupazione ha alle spalle, lo stesso Docente, prima di poter accedere al tanto sospirato posto di ruolo. Questi sacrifici non contano nulla? Conosco gente che per anni ha viaggiato due volte alla settimana da Milano a Vibo Valenza, prima di conquistare un posto in un Conservatorio a sole tre, quattro ore di viaggio da casa. Tutto questo pendolarismo non è lavoro? Non è tempo della propria vita che viene investito? guardate, di sicuro questa professione non è affatto un giardino delle delizie, né per la retribuzione, né per la sicurezza, né per le soddisfazioni morali e sociali… indubbiamente lo è, invece, per le soddisfazioni artistiche, per il piacere che dà vivere in mezzo alla grande musica. E questa è la vera ragione per cui i veri musicisti accettano qualunque sacrificio pur di fare i musicisti e non abbandonare la loro arte.

E ancora… vogliamo parlare di responsabilità del lavoro? Avete mai provato ad assitere alle lezioni di un bravo docente, ad una master class, ad esempio? Ma sapete che impegno nervoso – di ascolto, di pazienza, di ingegno per cercare di trasmettere le proprie nozioni – richiede questo? Specialmente se l’allievo non è molto dotato di suo? Come si fa a trasmettere la musicalità e la scintilla dell’arte? Anzi, è possibile farlo? Forse no, non si può trasmettere il talento. Eppure tanti Docenti di Conservatorio ci provano, ci provano tutti i giorni. E se sbagliano, i danni sugli allievi sono sempre grandi. Possono essere incoraggiati a proseguire sul cammino della musica allievi non dotati, che poi non riusciranno mai a fare i musicisti di professione (e questo è un danno); oppure possono essere scoraggiati o distrutti veri, grandi talenti, di cui non si sono capite per tempo le potenzialità e i punti di forza e di debolezza sui cui intervenire (e questo è ancora più grave…)

Adesso parliamo degli stipendi di questi Docenti. Pensate che percepiscano chissà quali favolose retribuzioni? Sbagliato. Per vivere sono costretti a fare altri lavori, se vogliono mantenere dignitosamente una famiglia. E spesso, l’unico lavoro possibile sono le lezioni private. Spesso anche necessarie ai loro allievi, magari alla vigilia di un esame impegnativo. Naturalmente, in questo caso, esiste incompatibilità. Ossia, se proprio danno lezione privata ai propri allievi, non dovrebbero farsi pagare. E così è davvero, posso certificarlo per centinaia di casi di cui ho conoscenza diretta e personale.
Ed eventuali eccezioni, perdonate, non possono certo costituire la regola o il pretesto per sparare su una intera categoria!

Bene, mi dispiace per quanto scrive a  proposito della propria esperienza personale il nostro amico Giorgio, padre di due allieve che studiano in Conservatorio. Posso affermare l’esatto contrario: ho un figlio che sta ultimando gli studi in Conservatorio, ha già conseguito tre diplomi decennali, sta per prendere altri diplomi, tutti impegnativi… Ebbene: in tanti anni, non ho mai speso una lira per una lezione privata! L’insegnamento dei suoi docenti è sempre stato più che sufficiente.

Perché,  signori, non dimentichiamolo mai: la musica non si può insegnare, si deve imparare! Cosa voglio dire? Soltanto che io posso mostrare ad un allievo come si esegue un pezzo, ma poi è l’allievo che si deve mettere allo strumento e passarci sopra ore e ore, tutti i giorni, combattendo con i passaggi difficili che non gli vengono, fino a raggiungere la perfezione. Nessuno lo può fare al posto suo…

La prossima volta che incontrate un docente di musica, per favore, pensate a queste cose… La musica e l’arte del nostro paese ve ne saranno riconoscenti…

Ines Angelino
Fondatore di ClassicaViva

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