Ago 252008
 

Forse molti di voi ricorderanno i miei post in merito al film “La fanciulla del lago“, su un episodio della vita di Giacomo Puccini, a cura del regista Paolo Benvenuti. Ecco ora una bella  notizia… Il film è riuscito a superare le difficoltà iniziali, ed è stato realizzato!

Verrà anche ufficialmente presentato, fuori concorso, alla Mostra internazionale del Cinema di Venezia, il giorno 29 agosto, nel pomeriggio, nella sala grande. Ecco il link al programma del Festival: http://www.cinemaitaliano.info/concorso.php?id=00002&vista=2008&sub=programma. E, qui, la scheda ufficiale del film .

Riportiamo il testo estratto dalle note di regia di Paolo Benvenuti e Paola Baroni:

Giacomo Puccini (1858-1924) è considerato uno dei più grandi maestri della musica di tutti i tempi. Attraverso le sue composizioni, egli ha saputo comunicare la complessità dei fermenti artistici e culturali che hanno segnato il passaggio dal XIX al XX secolo. Ed è in un angolo toscano di straordinaria bellezza naturale, un lembo di terra tra le acque lacustri e quelle marine, Torre del Lago, che il cinema ha potuto ricostruire l’incanto e il mistero della creazione musicale pucciniana, con l’intento di fare luce su uno degli episodi più oscuri della biografia del Maestro: il dramma di Doria Manfredi, la sua giovane cameriera morta suicida nel gennaio del 1909.
Il film ha una sua particolarità: non vi sono dialoghi. Le uniche voci del film leggono, fuori campo, lettere che i personaggi della vicenda si scrivono durante l’evolversi del dramma.
La scelta del “muto” nella costruzione drammaturgica del racconto, nasce da motivi di carattere etico ed estetico. Ci è sembrato che la scelta del “muto” fosse l’unico procedimento espressivo per raggiungere quel “cinema puro”, in grado di esprimere concetti ed emozioni attraverso il solo fluire di immagini e suoni. Un film costruito sul dialogo continuo e aperto tra il divenire dell’espressione cinematografica e quella musicale, fino al fondersi dei due linguaggi.

Paola Baroni e Paolo Benvenuti

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Ago 222008
 

Quando si ha voglia di ritirarsi in un mondo perfetto, quello della musica “superiore” è l’unico possibile. Ecco, oggi avevo proprio bisogno di questo… e ho scelto un video che mi ha immediatamente trasportato in un’altra dimensione. Dove si può dimenticare ogni problema, e volare alto: lo condivido con voi.

Tre cose sublimi in un colpo solo: un valzer di Schubert, nella trascrizione di Liszt (Soirées de Vienne, Valse-Caprice No. 6), eseguito da Horowitz a Vienna (e dove, se no?) nel 1997, un paio d’anni prima che si spegnessero le luci della sua vita.

Le “Soirées de Vienne” sono una collezione di nove “waltz-caprices” trascritte da Liszt su temi di Schubert tra il 1852 e il 1953, tranne le cadenze nel n. 8 e 9, aggiunte nel 1883. Un piccolo capolavoro, una appassionata dichiarazione d’amore a Schubert, cui Liszt dedicò molte trascrizioni.

Ne condivido l’ascolto con voi. Finché c’è musica così, vuol dire che l’umanità ha una speranza…

E grazie al benefattore che ha messo questo video su YouTube… Godetevi questo momento sublime. Quel certo tocco di Horowitz… ah, ma sarà proprio vero che i tre geni che ci stanno regalando questa meraviglia sono proprio morti? Li sentiamo qui, accanto a noi, ci parlano con tanta efficacia e immediatezza… miracoli della musica.

Quasi dimenticavo: dentro a questo video troverete i link ad altri spettacolari video YouTube… vi raccomando quello di Glenn Gould che suona una propria trascrizione de “La Valse” di Ravel… da infarto…

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Ago 212008
 

Come promesso, ecco un video di risposta a quello da noi pubblicato ieri, con le dichiarazioni di Luca Barbareschi.

E’ un video molto duro, pubblicato, proprio su YouTube, da questo utente.

Lo pubblichiamo in nome del diritto democratico alle opinioni. E’ un’appassionata difesa della rete e della sua libertà. Contro ogni censura. Perché Google, e la sua divisione YouTube, indubbiamente rappresentano la nuova – e in tutti i sensi rivoluzionaria – frontiera dell’informazione. Esprimetevi. Ci sono, a nostro avviso, alcune forzature ed esagerazioni, ma alcune immagini  – come quella della mano  che penetra nel cervello dell’uomo che sta guardando la televisione, sono davvero molto espressive… e terribilmente inquietanti…

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Ago 212008
 

Gentili amici, la causa annunciata di Mediaset contro Youtube (leggere qui un nostro post precedente a questo proposito) sta facendo molto parlare sulla rete. Una delle reazioni più interessanti è quella dell’On. Luca Barbareschi, il quale, nella sua qualità di Vicepresidente della Commissione delle Telecomunicazioni, ha annunciato una propria proposta per una Direttiva Europea su questa vicenda. Dice Barbareschi, in difesa del diritto d’autore: “viva Mediaset, che ha avuto il coraggio di promuovere questa causa”. Questo in favore dello sviluppo dei contenuti e della creatività italiana, che andrebbero diffusi, ma a pagamento, nell’editoria, nel cinema, ecc.

Il video che proponiamo qui, ripreso direttamente dal sito dell’On. Barbareschi, dove è stato pubblicato il 5 agosto 2008, merita sicuramente di essere visto.

Ma in rete circolano già ovviamente molti video di risposta, che attaccano risolutamente le opinioni di Barbareschi. Nella fine di questo video Barbareschi, in modo dichiaratamente provocatorio, muove anche alcune critiche importanti ad Internet, la prima delle quali è che, per colpa della rete, la gente starebbe perdendo la capacità di leggere, e che, annoiandosi per mancanza di capacità di concentrazione, rimbalza da una parte all’altra, facendo dei collages di informazioni. Per Barbareschi, lo studio deve invece passare obbligatoriamente dal libro stampato.

L’argomento è molto importante e delicato, e presenta sfaccettature infinite. Come Editori, istintivamente noi di ClassicaViva, produttori di contenuti che offriamo in rete a (modesto) pagamento, non possiamo che essere d’accordo sul discorso di proteggere in qualche modo i contenuti, ossia il lavoro di chi produce arte o musica e deve pur poterne trarre sostentamento, come pure ci piace il discorso di stimolare il mercato italiano mettendo in condizione i produttori di poter sopravvivere e diffondere la nostra cultura.

Certo è che una cosa è stimolare la creatività italiana e aiutare i produttori di contenuti artistici a sopravvivere, e un’altra è quella di censurare la libertà della rete. E la rete non può e non deve essere censurata, perché è di per sé libertà e informazione!

Il nodo, e il rischio di queste considerazioni, cause e proposte di legge è proprio questo. Regolamentare, senza censurare e limitare. A presto con altri post con video che replicano a Barbareschi, e, soprattutto, a presto con le vostre opinioni. Ascoltate con le vostre orecchie, rifletteteci sopra, e scriveteci!

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Ago 132008
 

Il Ministro Maria Stella GelminiGentili amici, ritengo sia buon giornalismo pubblicare il testo integrale (stenografico) delle ormai celebri dichiarazioni del Ministro Maria Stella Gelmini alla Commissione Cultura della Camera, per quanto riguarda i Conservatori. Linko qui la fonte originale, e copio invece qui sotto per esteso il testo, per vostra comodità (così ne evidenzio anche quelli che ritengo siano i passaggi da leggere con la massima attenzione): http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stencomm/07/audiz2/2008/0731/s000r.htm

Attenzione. il documento originale contiene molti altri argomenti interessanti (riforma della scuola secondaria, dell’università, SISS…), per cui ne consiglio vivamente la lettura integrale…

Commentate qui il tutto liberamente… Grazie! E’ importante discutere su queste cose e capirle molto bene, ci vuole il contributo di tutti! Fate molta attenzione al punto in cui si dice che “i Conservatori, forse, non tutti sono di primo livello.” Che ne pensate?

Giovedì 31 luglio 2008
VII COMMISSIONE PERMANENTE
(Cultura, scienza e istruzione)
S O M M A R I O
AUDIZIONI:

Audizione del ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Mariastella Gelmini, sulle linee programmatiche del suo dicastero

[omissis]

Pag. 31 e sgg.

“Ritengo di poter ravvisare una parziale assenza di strategia anche per quanto riguarda il mondo dell’Alta formazione artistica e musicale (AFAM), che ho incontrato da tempo, per la verità.

Devono essere assunti alcuni provvedimenti amministrativi per agevolare la vita a questa realtà; tuttavia, il punto della questione non sta tanto nel rispondere alle richieste minimali, seppure assolutamente legittime, inerenti al regolamento, agli organici, eccetera, cui pure possiamo rispondere, quanto nel compiere delle scelte. Mi riferisco al fatto che settanta conservatori sono forse davvero troppi per il nostro Paese, anche perché, forse, non tutti sono di primo livello.

Ritengo poi un altro problema l’assenza di una preparazione musicale nella scuola del secondo ciclo. Anche per questo le risorse sono poche, è vero, ma secondo me va messo a punto un progetto. I conservatori rappresentano una sorta di università della musica e allora magari occorre non commettere nuovamente l’errore del «3+2».

Si potrebbe, forse, distinguere tra gli istituti di qualità inferiore, che potrebbero conferire una laurea breve, e i conservatori di maggior pregio, cui si potrebbe dare la possibilità di attivare anche i due anni di corso successivi; altrimenti si corre il rischio di tenere tutti sullo stesso piano. Insieme all’assenza di un progetto, questo farebbe sì che, nel tempo, le risorse per questo settore vadano diminuendo, senza che si percepisca fino in fondo, e a torto, che la qualità, in alcuni casi, è invece assolutamente elevata. Ne ho parlato con alcuni presidenti di conservatorio e con il presidente dell’Accademia di Roma: serve un progetto di rilancio e serve anche, secondo me, il coraggio di rivalutare questa realtà.

Perché non pensare ad una sezione dell’ente di valutazione dedicata espressamente alle scuole di alta formazione artistica e musicale? Questo ci consentirebbe di fare delle scelte perché, altrimenti, poiché le risorse diminuiscono ma il numero di istituti rimane elevatissimo, il risultato sarà quello di appiattire tutto, mentre, secondo me, dobbiamo mirare a mantenere delle punte di eccellenza. Poi gli enti locali daranno una mano alle realtà minori che hanno, anche loro, una storia e una presenza all’interno del tessuto sociale. Mettendo tutti sullo stesso piano, secondo me, si finisce per impoverire e indebolire tutto il sistema.
Io mi fermerei qui. Gli argomenti sul tavolo erano tantissimi, ma credo di aver risposto più o meno su tutto. Continua a leggere…

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Ago 122008
 

Edgar Degas, L'Orchestre de l'Opéra, 1870Qualche giorno fa, a questo blog è perventuo un commento,  eccolo: http://www.classicaviva.com/blog/2008/03/24/podcast-del-forum-di-discussione-sui-conservatori-parte-iii/#comment-971

Il nostro gentile lettore Giorgio ci invitava ad approfondire il tema degli orari dei Docenti di Conservatorio, e scriveva: “Parlate anche del MOSTRUOSO CARICO DI LAVORO dei Docenti dei conservatori: 12 ed anche 9 NOVE ore settimanali di lezione da novembre a giugno, 4 quattro mesi di ferie! Gli studenti dei conservatori italiani usufruiscono così di poche decine di minuti di lezione e non imparano nulla, […]”

Dunque dunque, caro Giorgio, lei tocca un tema molto importante. La quantità di carico di lavoro di una categoria in particolare, in questo caso i Docenti dei Conservatori. (Ma potremmo partare, per estensione, anche degli altri Docenti AFAM, ossia quelli delle Accademie di Belle arti, e dell’Accademia di Danza). Questo argomento viene spesso tirato in ballo, chissà perché, sempre contro la categoria dei docenti, qualsiasi materia essi insegnino. Capisco: sono stata docente di ruolo nelle scuole statali per molti anni e conosco molto molto bene questa obiezione. Insomma, è facile guardare all’orario di servizio “frontale”, cioè in classe, con gli studenti, e decidere che una categoria di persone lavora troppo poco. Ma… cerchiamo di approfondire un poco, con la massima serenità possibile, questo discorso. Perché si tratta di un discorso molto importante.

Dunque, immagino che siamo tutti d’accordo sul fatto che non tutti i lavori siano uguali e vadano retribuiti allo stesso modo (tanto è vero che la disparità di retribuzione tra, mettiamo, un operaio non specializzato ed un grande Manager può anche presentare un fattore di moltiplicazione elevatissimo – esempio: 1.000 Euro mensili contro 100.000 Euro mensili…). Secondo principi che derivano da Marx e furono applicati in diversi paesi socialisti, il fattore di moltiplicazione non dovrebbe superare il numero 10 (per tornare all’esempio di cui sopra: al massimo una retribuzione mensile dovrebbe arrivare a 10.000 Euro). Ma stiamo parlando, almeno per ora, di sogni sconfitti dalla storia…

Ma veniamo alla qualità del lavoro. Mentre è abbastanza semplice valutare certi lavori in base alle ore erogate per svolgerlo (ma solo abbastanza semplice), la questione diventa molto più complessa per certi altri. Indubbiamente la preparazione necessaria per svolgere un determinato compito con successo è molto più lunga in certi casi che in altri e, oltretutto, non è retribuita. E’ per questa ragione che un laureato che ha studiato fino a 23, 24, 25 anni, a carico della famiglia, sottoponendosi ad un ciclo di studi impegnativo e faticoso, si aspetta di trovare un lavoro meglio retribuito di quello del suo amico d’infanzia che ha scelto di fare l’operaio, ed ha iniziato a lavorare a 16 anni (che poi le aspettative non coincidano con la realtà dei fatti, questo è un altro discorso…).Continua a leggere…

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Ago 102008
 

Il Maestro Vincenzo Ninci, organistaCari amici, la discussione innescata dalle recenti dichiarazioni del  Ministro Gelmini ovviamente continua.

Pubblico quindi un contributo molto stimolante ed importante del Maestro Vincenzo Ninci, del Conservatorio di Ferrara. Ha il grande pregio di mettere l’accento esattamente su quello che è il problema cardine: cos’è la musica nel nostro paese. E’ tutto riassunto benissimo in questa sua frase: “Manca, in altre parole, una capacità personale per ognuno, individualmente, di “essere pubblico con capacità critica autonoma”.

E questo a causa di una miope e suicida mancanza di formazione di base sulla musica, in tutte le nostre scuole. Insomma, in Italia manca proprio la base: la diffusione e l’insegnamento di una cultura musicale di fondo…

Cos’è la musica nel nostro paese

lettera aperta (sottovoce) al Ministro dell’Istruzione…

“Forse c’è una cosa che vorrei dire proprio al massimo responsabile dell’istruzione, un episodio di cui sarebbe auspicabile venisse a conoscenza… Non so se questo sarà possibile, ma intanto vorrei condividerlo con voi, e poi… chissà…?

Tutti sappiamo come la musica in Italia sia bistrattata, che venga considerata alla stregua di un’attività “circense”, di intrattenimento, lontana dalla dignità di cultura *vera* che ha invece più o meno in tutti gli altri paesi. Sappiamo anche che tutto ciò è in parte la pesante eredità della riforma Gentile, che poggiava i suoi principi nella filosofia crociana, e che gli effetti di tale impostazione siano ancora ben presenti oggi… Ma è anche il caso di scrollarsi di dosso queste scorie, che se da un lato hanno condizionato il “pensare comune”, relegandoci ai margini della cultura, dall’altro lato penso abbiano indotto in noi un enorme “complesso di inferiorità'”, con tutto ciò che ne consegue.

Cosa mi piacerebbe che il ministro sapesse…?
Un piccolo episodio, accaduto circa cinque anni fa, di cui sono stato testimone diretto. Un episodio che mi ha fatto riflettere molto, su quello che è la musica nel nostro paese e sul perché tutto ciò che riguarda noi venga così spesso calpestato. Sul perché soltanto ciò che fa “grandi numeri” venga considerato: chi riempie gli stadi, forse i teatri (solo alcuni), chi fa “audience”. Sul perché le “piccole grandi iniziative” non ricevano alcuna attenzione, tanto meno sostegno e finanziamenti… Sul perché a nessuno interessi diffondere lo studio della musica, la preparazione dei fruitori, oltre che degli esecutori…
Sul perché sul “grande” pubblico faccia presa solo ciò che viene adeguatamente propugnato e diffuso, mentre tutto il resto rimane ignoto ai più e – casomai – etichettato come roba “per iniziati”, “per intenditori”, precludendone la diffusione e soprattutto precludendo il sostegno a chi volesse in qualche modo farsene portavoce.

Manca, in altre parole, una capacità personale per ognuno, individualmente, di “essere pubblico con capacità critica autonoma”.
Non piace al grande pubblico ciò che ognuno è in grado di valutare come “bello”, ma solo ciò che viene fatto conoscere, mentre ciò che non si vuole promuovere resta nel sottobosco dei pochi “intenditori” che, alla fine, sono costretti a “cantarsela e a suonarsela da soli”.

Ecco l’episodio. Devo premettere che fra le mie attività musicali c’è anche la direzione di coro, e che nella mia città seguo stabilmente un coro polifonico.
Alcuni anni fa nel condominio dove abitavo sono stati fatti dei lavori,  c’erano dei (bravissimi!) muratori e piastrellisti bulgari incaricati di svolgerli. Essendo lavori abbastanza lunghi, questi operai hanno passato diverse settimane anche all’interno del mio appartamento, per cui avevo fatto una certa amicizia con loro.
Un giorno, scherzando, dico a uno di loro che anche io sapevo qualche parola di bulgaro… ed ho buttato là una frase che conoscevo, perché altro non era che il testo di un brano che avevo eseguito recentemente col mio coro. Lui rimase prima sorpreso, e poi ovviamente mi chiese il perché sapessi qualche parola della sua lingua. A quel punto gli dissi il motivo, e andai nello studio a prendere la partitura, semplicemente per fargli vedere il testo (peraltro scritto in cirillico), ovvio…
Torno da lui col brano, questo lo guarda… e inizia a dire:
“Vedi…? Mentre in tutto il resto dell’Europa si ballava il valzer in 6/8, nel nostro paese, anche nella musica popolare si usavano gia’ i tempi dispari, in 5, in 7…”
Io rimasi allibito. Un muratore (con tutto il massimo rispetto per lui, per tutta la categoria, e per qualunque lavoro al mondo, che ritengo assolutamente degno di stima, sia chiaro!!!) che mi parlava di musica in questi termini, che era perfettamente in grado di leggere una partitura…
E questo – parlo dei paesi “oltrecortina” – era quello che normalmente si definisce “secondo mondo”…

Ecco… Questo è ciò che auspicherei per il nostro paese. Una situazione nella quale chiunque potesse essere messo in grado di affiancare allo studio di base dell’italiano, della storia, della matematica, della geografia, della fisica e di quant’altro, anche lo studio di base della musica. Un paese in cui fossero sempre più presenti buoni musicisti dilettanti (per inciso i bulgari lo erano tutti: suonavano il violino, la fisarmonica, ecc.), e tanti, tanti buoni ascoltatori… Un paese in cui la musica venisse insegnata a tutti i livelli, fin dalla scuola per l’infanzia e dalla scuola elementare (e da professionisti preparati ad hoc, non da maestri più o meno volenterosi a cui viene “imposto” di insegnare quel poco che riescono a fare), in cui le scuole medie ad indirizzo musicale e i licei musicali fossero una realtà concreta e non più solo sperimentale… Un paese in cui per i
Conservatori non solo non venisse mai più paventata la chiusura, ma per i quali venisse al contrario promosso un reale potenziamento, in un’inversione di tendenza che potrebbe fare solo del bene, magari (utopia!) rifondando orchestre che, pur dopo un passato limpido e ricco di gloria, sono state miseramente soppresse (termine orrendo, come fossero animali in agonia)…”

Vincenzo Ninci
Docente Conservatorio di Ferrara

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Ago 092008
 

Cari amici, pubblico qui un contributo molto stimolante del Maestro Vincenzo Vinci, del Conservatorio di Ferrara, scritto a commento della Trasmissione di Radio 3, da noi pubblicata in podcast.

Basta con la nostra stramaledetta esterofilia e la nostra solita propensione a deprezzarci!

Il Maestro Vincenzo Ninci, organista“Devo prima di tutto dire che alcuni interventi sono stati molto interessanti e “ben assestati”, lucidi e tali da fotografare perfettamente le nostre condizioni di lavoro. Ma c’è anche tanta confusione, nelle opinioni di molti…

Che dire di colui che si definisce “musicista dilettante e laureando in musicoterapia”…? Quando dice che gli insegnanti lavorano poco, “SOLO due giorni alla settimana”, e che gli insegnanti di pianoforte potrebbero (evidentemente realizzando così un perfetto connubio fra l’ottica dei tagli alla Tremonti e quella dell’aumento di produttività alla Brunetta…) insegnare anche solfeggio, o altre discipline, nei restanti giorni…
Come rapportare questo suo giudizio a quello di chi – giustamente, in linea di principio – afferma che il corpo insegnante dovrebbe essere obbligato a dimostrare una carriera musicale autentica e “militante”?
Come pretendere allora che noi – ed è una richiesta sacrosanta – portiamo ai nostri studenti la nostra esperienza viva di musicisti attivi (non solo “insegnamento”, ma “apprendimento”) se veniamo obbligati a cinque o più giorni di servizio alla settimana? Quando dovremmo studiare? Quando potremmo tenere concerti? Solo nei nostri 32+4 giorni di ferie annuali?
Quindi già questo non funziona: confusione, solo confusione.

E sempre il futuro musicoterapeuta – se non erro – ha detto che se è vero che molti studenti stranieri vengono da noi a perfezionarsi, è vero anche che sono molti di più gli italiani che vanno a studiare all’estero… Ed ha citato il caso dell’organo. Non posso non ribattere, visto che la cosa mi punge sul vivo, quale insegnante di organo ed organista.

Anzitutto, e in generale, non trovo niente di strano nel fatto che gli stranieri vengano qua e che noi andiamo all’estero. Lo scambio di esperienze e di conoscenza porta semplicemente beneficio a tutti. Se gli stranieri vengono qua significa che i nostri insegnamenti sono ritenuti validi ed interessanti, così come lo sono quelli dei maestri presso i quali noi andiamo (o siamo andati) oltralpe. E che male c’è? Che male c’è, se non la solita nostra stramaledetta esterofilia e la nostra solita propensione a deprezzarci…?

Nel caso dell’organo (visto che è stato citato, non posso esimermi dal puntualizzare!) c’è un fattore ancora diverso, e fondamentale, evidentemente non considerato dal nostro futuro musicoterapeuta.
Scusatemi se divento “tecnico”… Parlare di “organo” non ha senso: è  solo un nome generico. Si chiamano così tantissimi strumenti completamente diversi fra di loro, per stile, sonorità, dimensioni, repertorio, e spesso anche misure fisiche di tastiere e pedaliera. Il primo vero insegnante di qualsiasi organista è… lo strumento! Se si vuole veramente comprendere Bach, non si può prescindere dalla visita e dallo studio dei suoi strumenti, sui suoi strumenti, che si trovano in Germania, per esempio. Altrettanto si può dire per la musica francese fra ottocento e novecento, impossibile da capire a fondo su strumenti italiani: occorre andare in Francia. E così via… Analogamente dovrà  fare chi volesse studiare Frescobaldi: deve venire a studiare in Italia.
Per questo motivo, forse ancor più che per tutti gli altri strumentisti, la formazione di un organista non può prescindere dallo studio all’estero, non foss’altro che per la conoscenza degli strumenti originali, sotto la guida di chi li conosce bene.
Anche riguardo a questo, quindi, tanta confusione.

Per finire, ho avuto un sussulto nel sentire il collega che definisce la categoria “non all’altezza” di traghettare i conservatori dal vecchio al nuovo sistema. A prescindere dal fatto che esprimere un simile giudizio per tutta la categoria è semplicemente offensivo, e che – se proprio vuole – può parlare solo per se stesso, tale affermazione è talmente ridicola da smontarsi da sola.
Una semplice riflessione: cosa facevamo noi fino a prima della legge 508? Insegnavamo una disciplina musicale “al più alto livello possibile nel nostro paese” e conferivamo “il titolo di studio più alto possibile”.
Per questo siamo stati reclutati, e per questo siamo stati valutati attraverso concorsi per titoli e/o per esami. Cosa risaputa ed assodata, per cui non mi dilungo oltre.
Una volta che la legge 508 traghetta i conservatori verso il rilascio di lauree di I e II livello (ovvero i titoli di studio piu’ alti possibili a tutt’oggi), perché  mai noi dovremmo automaticamente diventare inadeguati a fare… ciò che facevamo fino ad ieri??? Forse perché ci dobbiamo mettere in discussione rivedendo programmi e facendo evolvere il nostro lavoro verso un qualcosa di piu’ attuale? Ma ben venga! Quindi se eravamo idonei ieri, lo siamo anche oggi, così come i professori universitari, che hanno traghettato la “vecchia” laurea verso la nuova con la struttura del “3+2”, senza mai sognarsi di mettere se stessi in discussione in quanto a competenze e requisiti per attuare questo cambiamento.

E quindi ecco la mia provocazione: se qualche collega si sente inadeguato, o non se la sente di lavorare col nuovo impegno che ci è richiesto, piuttosto che spargere fango su tutti gli altri (il sospetto che ciò venga fatto per sentirsi meno “soli” è forte, d’altra parte si sa che “mal comune, mezzo gaudio”…), abbia un guizzo di coerenza e si licenzi. Cambi mestiere, che sarà tanto di guadagnato per tutti: per se stesso, per i colleghi, per chi troverà un posto di lavoro in più, e per i potenziali allievi.”

Vincenzo Ninci
Docente Conservatorio di Ferrara

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Ago 082008
 

Pensiamo di fare cosa utile e gradita ai nostri lettori proponendo qui un podcast importante: è quello registrato il 7 agosto, alle 10 del mattino, sulla trasmissione condotta su RADIO 3 da Emanuele Giordana“Radio Tre mondo”.

Vignetta dal Blog Affianchiamo a questo post questa deliziosa vignetta, ripresa dal Blog http://humour-ugb.blogspot.com/2008/08/cambia-musica.htm…

L’argomento della trasmissione RAI erano i Conservatori italiani, e lo spunto sono state le recenti dichiarazioni del 31 luglio 2008 del Ministro Gelmini presso la Commissione Cultura della Camera “Settanta Conservatori sono troppi! Dobbiamo selezionarne solo alcuni, e degli altri, se proprio vorranno, se ne occuperanno gli Enti locali”. Il Ministro ha precisato successivamente di non essere favorevole alla “eliminazione” dei Conservatori, ma di essere piuttosto orientata all””individuazione di due livelli qualitativi”.

Alla trasmissione non è poi intervenuta, come i curatori avrebbero desiderato, il Ministro in persona, ma, in compenso,  si è parlato a lungo e diffusamente dell’argomento “Conservatori”. Sono intervenuti come ospiti Giorgo Spolverini, esperto di Radio 3 e docente di clavicembalo al Conservatorio di Salerno, Paolo Troncon, compositore e Direttore del Conservatorio di Vicenza  e Paola Poggi, responsabile del settore AFAM della CGIL, ma ci sono poi stati anche molti altri interventi esterni. Le problematiche trattate sono state vaste e scottanti, molto documentate e tutte, in ogni caso,  molto interessanti.

L’opinione che è emersa subito con grande evidenza è stata: “Settanta Conservatori ” sono troppo pochi! Sono “solo” settanta ….

Per cui vi invitiamo ad ascoltare attentamente il nostro podcast (che riporta tutti gli interventi sui Conservatori, tagliando via tutte le altre parti che sono andate in onda e non riguardavano direttamente questo argomento), e a intervenire numerosi con domande e proposte: ospiteremo qui tutti, come, per forza di cose, non è stato possibile fare durante la trasmissione dal vivo.

[display_podcast]

 

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Ago 052008
 

Continuiamo con la pubblicazione degli interventi di questi ultimi giorni, riguardo alle dichiarazioni del Ministro Gelmini sull’eccessivo numero dei Conservatori di musica nel nostro paese.

il quadro di Caravaggio simbolo dell'UNAMSRiportiamo quindi qui il comunicato stampa ufficiale apparso sul sito dell’UNAMS (Unione Nazionale Arte Musica Spettacolo), al link http://unams.it/Istituti_alta_cultura/default_i.htm, (a firma della responsabile, Dora Liguori):

Dalla “sinfonia” al “sifone” (in merito alle recenti dichiarazione del Ministro Gelmini)

Comunicato stampa Rif. 050 -01-08-08

“Dopo aver letto le stupefacenti dichiarazioni del Ministro Gelmini che, a proposito dei conservatori di musica, dice che intenderebbe procedere ad una drastica razionalizzazione dei medesimi ossia: salvarne solo alcuni e passare tutti gli altri alle Regioni, forte in me è nato il desiderio di conoscere la “mente” che ha consigliato al Ministro Gelmini simili dichiarazioni poiché neppure se lo giurasse di persona potrei credere che un Ministro, per giunta avvocato, possa in due parole, assommare qualcosa che, oltre ad essere impopolare (e per un politico non è cosa da poco) fosse anche incostituzionale. Infatti, l’ignoto suggeritore palesemente deve ignorare che simile regionalizzazione sarebbe impossibile ai sensi della sempre “benedetta” legge 508, che a sua volta attua l’art.33 della Costituzione. A tale proposito ricordiamo che propedeutiche alla legge furono due pronunce ufficiali: pronuncia della Corte Costituzionale (30.5.91) e del Consiglio di Stato in adunanza generale (25.6.92). Pertanto, a meno che non si voglia cambiare la Costituzione non è possibile procedere a quanto detto dal Ministro.

Premesso questo, sentendo le parole del Ministro, come in un incubo sono tornata al lontano ’78 allorché l’allora senatore Mascagni (Partito Comunista Italiano) propose qualcosa di simile, anche se forse meno grave: la licealizzazione di tutti i Conservatori di musica. In un secondo momento, il senatore, per sedare la violenta reazione dei Conservatori propose di salvarne (non sappiamo con quale criterio) quattro o cinque. E fu proprio in quel periodo che i docenti dei Conservatori italiani, constatata la convergenza dei sindacati confederali su simile progetto, onde contrastarlo, diedero vita al sindacato Unione Artisti UNAMS che, libero da qualsiasi condizionamento politico, portò avanti la sua battaglia salvando i Conservatori e le Accademie dalla secondarizzazione e obbligando il Parlamento a rispettare, finalmente, l’art. 33 della Costituzione.

Ritenevamo che quei brutti tempi fossero tramontati e invece ci risvegliamo con una strana convergenza di intenti che vede destra, sinistra e centro tutti convinti dell’esigenza di… distruggere i Conservatori di musica italiani. Sempre a proposito delle dichiarazioni del Ministro, come diceva la perpetua, finalmente, i conti tornano o meglio torna, alla luce di questi progetti anche la capacità che abbiamo o che alcuni hanno di farsi del male da soli. Infatti anche la proposta delle tre fasce (con la retrocessione degli attuali docenti alla seconda fascia) e l’illuminato proposito di riempire di nuovo di bambini i conservatori di musica altro non sono che portare, su un piatto d’argento, al Ministro, la “testa” di queste Istituzioni. Inoltre se il Ministro ritiene che i Conservatori siano troppi vorremmo rammentarle che, a fronte delle “centomila” facoltà italiane sparse anche nei più remoti paesini, i 50 Conservatori sono davvero … quisquiglie e in ogni caso rappresentano ancora il modello di alta formazione musicale che tutto il mondo ci invidia e per questo sono anche le Istiruzioni di Alta Cultura più frequentate e richiestw dagli studenti di ogni Paese. In Italia, grazie a Dio, ancora si viene non per medicina, lettere o quant’altro ma al 90% per formarsi all'”Arte”.

D. L.

P.S. A proposito di scuole, sono attualmente di competenza regionale quelle che principalmente avviano ai lavori… manuali ed ai mestieri pratici tra i quali anche la redditizia “professione” di idraulico. Visti i nostri stipendi quasi quasi sarebbe da farci un pensierino!”

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