Apr 142008
 

Tramonto dal mio giardinoE finalmente si vota.

E’ lunedì: il paese è immerso nel silenzio. Un’esperienza di governo è tramontata. Siamo tutti in attesa del responso delle urne, qualcuno con il fiato sospeso, qualcuno un po’ meno.

In questo momento non sappiamo ancora chi “vincerà” (che brutta parola… diciamo chi ci governerà nei prossimi anni), ossia chi vigilerà sui prezzi, sui nostri salari, stipendi, pensioni, sulla sanità, sulla scuola… e non ultimo, quel che qui ci interessa, sui Conservatori e le Accademie d’arte. In una parola, chi deciderà giorno per giorno del nostro futuro nel corso della prossima legislatura.

Ma, ad urne ancora chiuse, ma ormai quasi piene, mentre molti di noi si recano ancora ai seggi a compiere il proprio dovere (e sottolineo dovere, perché il voto è un diritto, ma anche un dovere), una cosa mi sento di dirla, una cosa che ci si dimentica ahimè troppo spesso di dire, una cosa molto controcorrente in questo momento: un GRAZIE.

Grazie a tutti coloro che ci hanno governato in questa legislatura morta prematuramente. Grazie al Presidente del Consiglio, ai Ministri, ai Sottosegretari, ai Parlamentari tutti (almeno a quelli che non hanno svilito l’istituzione insultando, sputando in faccia ai colleghi e mangiando mortadella in aula). Grazie davvero a tutti quanti, per il lavoro che hanno fatto o almeno provato a fare, in buona fede e per noi tutti. Sono stati pagati, direte. Certo. E profumatamente, direte. Certo.

Ma anche tantissimi manager delle aziende private sono pagati profumatamente, ma di questo si parla molto meno (tranne quando arrivano clamorosamente all’onor delle cronache per plateali dimostrazioni di ignoranza, come è avvenuto per il dirigente che ha presentato Waterloo come la più grande vittoria di Napoleone… guardate su Youtube). La responsabilità di chi deve guidare il paese e fare leggi che lo mandino avanti serenamente e solidamente, però, è un poco più grande e seria, no?

Grazie a tutti, dunque, e che il nostro voto sia sereno. Auguri all’Italia, sopratutto, per il suo futuro. Per un giorno e mezzo è stato davvero nelle nostre mani.

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