Mar 272008
 

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, un articolo del giovane Andrea Barizza, webmaster del nostro sito partner, il blog della Società dei Concerti di La Spezia.

Il Maestro Fabio LuisiIl programma della serata era certo di quelli da teatro pieno, da tutto esaurito, da sold out!
Teatro mezzo vuoto, poco entusiasmo, molta “ineleganza”; sembra quasi normale in questa Italia… ma non dovrebbe esserlo. Sto parlando di Sabato 16 febbraio 2008 e sto parlando di uno dei più bei teatri italiani in una delle più belle città italiane e uno dei più interessanti ed affermati direttori d’orchestra d’Italia e del mondo. Carlo Felice, Genova, M° Fabio Luisi.
Io mi trovavo volutamente nel teatro mezzo pieno e dunque un po’ per voglia e un po’ per convinzione vi racconterò quello che ho sentito.
L’orchestra (del teatro) è sempre stata su livelli piuttosto buoni ed io non la sentivo da una delle ultime recite della Zauberfloete di Mozart nella stagione scorsa; mi attendevo dunque una performance buona sì, ma non molto approfondita. Il M° Luisi, che ha tra le altre cose onorato con il suo insegnamento il Conservatorio della Spezia (in cui studio), era per me una incognita.. ne avevo sentito parlare molto bene, ma mai avevo avuto l’occasione di udirlo in prima persona, di poter assistere ad un suo concerto. Queste le condizioni di partenza.
Inizia il concerto, l’ouverture dall'”Oberon”, un brano meravigliosamente aggraziato, dolce e melodiosamente tormentato… roba da veri musicisti; Il M° Luisi entra subito in modo convincente in sintonia perfetta con l’orchestra, non legge la musica perché dirige a memoria e questo sicuramente è un aiuto forte alla comunicazione e alla Musica. Le frasi si susseguono una dopo l’altra come incasellate perfettamente dentro riquadri giapponesi, precisamente definiti; passano gli incisi, le semifrasi, i respiri, le frasi, e molto molto fraseggio… passa la Musica che fa scordare anche qualche imperfezione tecnica (dell’orchestra) e qualche suono calante che ogni tanto graffia il diafano che Luisi sta piano piano lucidando. Finisce il brano e il teatro prende respiro… è strana questa cosa – il fatto che tutti tossiscano oppure cerchino di riprendere il loro ritmo di respirazione consueto ad ogni conclusione, intendo – e meravigliosa perché è sintomo chiaro di una partecipazione fisica a quella che è l’attività dell’orchestra… se tutti respirano insieme all’orchestra, quando questa cessa di farlo tutti devono riprendere a respirare da soli.
Scorre anche la sinfonia “dell’orso”di haydn; sicuramente non una delle più belle di Haydn, ma con un deliziosissimo secondo movimento che il Maestro tratteggia come un unico grande pensiero dolce, aggraziato e molto piano… sempre alla ricerca di un suono che (ahimè!) a volte stenta ad arrivare, e proprio per questo è ancora più sconvolgente quando lo si riesce ad udire. Le Sue mani sono praticamente immobili, il suo viso è teso, proiettato verso il sublime, e i musicisti in orchestra sembrano sentirlo profondamente loro.
Intervallo. “belin, belan..”
“Also Sprach Zaratustra” di Strauss come apoteosi finale. Inutile descrivere la scalata verso il super-uomo in chiave musicale… molto più semplice esortare tutti a vedere l’inizio di “2001, odissea nello spazio”… si! è quella!
Musica meravigliosa anche tolti i primi tre minuti. L’orchestra sembra anche più concentrata, è comparsa la musica, che il Maestro, questa volta, legge, e sono comparsi almeno una quindicina di strumentisti in più.
Il mistero del suono riprende esattamente da dove lo avevamo lasciato ma più dolce, più tondo, più viennese; le frasi si susseguono e si rincorrono, gli incastri meravigliosamente concepiti dall’autore rilevano tutta la grandezza di un genio forse cresciuto troppo all’ombra di un gigante come Wagner.
Piuttosto difficile, tuttavia, avere un generale senso del tutto sul piano sonoro: alcuni strumenti forano, altri si sentono troppo poco, altri forse meccanicamente non adatti alle esigenze di certi passaggi (strumenti, non strumentisti..!). Enorme lo sforzo di tutti i musicisti, però, nel fare bene, nel disegnare ampie curve intenzionalmente morbide e concretamente sfiorabili.
Il gesto del direttore è inconfondibilmente chiaro nel suo continuo tratteggiare punti di arrivo, respiri, carattere, suono… la poderosa macchina musicale lo segue fedelmente e alla fine anche le piccole sbavature sembrano fare parte del gioco, divengono belle e non volgari.
Quando il tutto finisce si ha la netta sensazione che quello era il momento giusto, quello era il punto, così esattamente doveva andare.
Silenzio.
Ognuno riprende a respirare per suo conto, tosse e tanti tanti applausi ad un grande della Musica. Belin!

Andrea Barizza

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