Feb 242008
 

Il convegno sul pianoforte, dal sito di FurchtIniziamo oggi una collaborazione con il giovane musicista Marco Messa, clarinettista del Conservatorio di Pesaro, che d’ora in poi posterà i suoi articoli con il suo account diretto. Ho trovato particolarmente intelligenti i suoi interventi nei forum di discussione in questo periodo di agitazioni AFAM, e gli ho chiesto di condividerli con i nostri lettori.

Come primo contributo, Marco ci ha inviato una segnalazione molto interessante, a cura del Maestro Mario Totaro, insegnante del conservatorio di Pesaro, compositore e pianista.

Sentite cosa scriveva nel 1999 il Maestro Vincenzo Balzani, noto ed apprezzato pianista concertista, Docente di pianoforte principale del Conservatorio di Milano: si tratta di un intervento tenuto nel Convegno “Trecento anni: li dimostra?” svoltosi a Como, il 5-6 giugno 1999, organizzato in collaborazione con la Provincia di Como e la Nuova Scuola di Musica di Cantù in occasione del 50º anniversario della Furcht Pianoforti.

Vi riporto qui una parte dell’intervento del Maestro Balzani, così come l’ha estratto il Maestro Totaro, completo delle sue annotazioni finali: direi che al Maestro Balzani spetti a questo punto di diritto la palma di “vate”: ma purtroppo non credo fosse dotato di poteri extrasensoriali, ma solo di robusta cultura e buon senso. Leggete, leggete, è impressionante:

Da una relazione del 1999 del pianista Vincenzo Balzani, intitolata “I conservatori ed i corsi di perfezionamento”:

Nei primi anni del ‘900 i Conservatori erano 10 e tutte le altre scuole musicali servivano soprattutto a dare le basi ai musicisti in erba ed a verificarne le attitudini e il talento.
Solo chi aveva queste doti in maniera spiccata poteva continuare gli studi presso uno dei 10 Conservatori, quasi tutti attrezzati di Collegio presso cui vivere.
Il personale dirigente e docente di quei 10 Conservatori rappresentava il meglio dell’arte musicale italiana. I docenti di pianoforte principale erano solo 40.
Oggi si è giunti a statizzare quasi 60 Conservatori ma, quel che è peggio, si è compiuta questa operazione nell’arco di 15 anni (dal 1967 al 1982) ampliando il numero delle cattedre di pianoforte a dismisura (da 40 a 800 circa) (sic).
Negli anni 67-80, durante il reclutamento in massa dei pianisti di questo Paese si è avuto accesso alle cattedre dei Conservatori attraverso un Concorso per titoli (raccolta di montagne di fotocopie autenticate che attestassero i premi, programmi di sala, locandine, ritagli di giornale contenenti le recensioni ricevute, etc.). C’è stato anche qualche furbo che, non avendo un dossier abbastanza nutrito, si è stampato, con l’aiuto di un tipografo compiacente, programmi di sala e locandine fasulle.
Questo concorso per titoli prevedeva la differenziazione tra titoli artistici e titoli didattici (titoli di studio, anni di servizio come insegnante di musica presso altre scuole statali o provinciali o civiche, etc.).
Purtroppo però, mentre i titoli artistici non potevano superare il tetto di 60 punti, quelli didattici non avevano limiti massimi; così è accaduto che valenti concertisti rimanessero al palo mentre docenti di scuole medie con una minima attività artistica e molti anni di anzianità di servizio ottenessero il posto.

Nei primi anni del ‘900 la musica che noi oggi definiamo “classica” era ascoltata da gran parte della società civile. Quella cameristica era proposta da innumerevoli Associazioni e quella lirica e sinfonica era presente in così tanti Teatri da costituire effettivamente patrimonio di tutti, né più né meno della musica popolare e delle canzonette. Oggi, dopo decenni di assenza dai programmi scolastici (anche se alle elementari e alle medie si è fatto qualcosa che vagamente la ricorda) la musica classica si sta allontanando dalla società civile e soprattutto dalle nuove generazioni.
Queste, di contro, si avvicinano sempre più a quella musica detta “leggera” che, nata come sorella della vecchia musica “pesante”, vanta il pregio di essere accessibile e collegiale. La vecchia sorella è diventata elitaria ed è amata da chi, seguendo le tradizioni familiari, l’ha frequentata, l’ha fatta conoscere ai figli ed ai figli ha insegnato ad amarla.
Si ritiene oggi che solo il 2,5 % della popolazione ne sia ancora attratto.
Così stando le cose, si può dire che i Conservatori dovrebbero riappropriarsi del ruolo di istituzione di alta professionalità perduto nel corso degli ultimi 50 anni. I Conservatori dovrebbero diventare centri di formazione, produzione ed organizzazione musicale. E questo al più presto, perché la società moderna nel frattempo sta prendendo percorsi diversi da quelli della vecchia società borghese.
Ma, per riappropriarsi veramente di questo ruolo di istituzione di alta cultura, i Conservatori dovrebbero purificarsi eliminando le “scorie” accumulate nel tempo.

Prima di concludere il mio intervento mi piacerebbe accennare, seppur brevemente, all’esperienza musicale di uno Stato europeo (simile tra l’altro a quella ungherese e polacca) che dal 1948 ha riformato l’insegnamento della musica in quattro gradi: la Romania. Al Conservatorio, grado superiore specializzato, si accede dopo aver superato il periodo medio (coincidente col nostro liceo) di 5 anni cui si accede dal periodo elementare (coincidente con la nostra scuola elementare e media insieme) di 8 anni.
Negli anni che precedono l’età scolastica ci si iscrive ai “Giardini d’infanzia” (differenziati in 3 gruppi di età) dove l’insegnamento musicale comprende l’imitazione del canto, la danza con il canto, l’impiego di strumenti a percussione (triangolo, tamburi piccoli, xilofoni, etc.).
Nei primi 4 anni del periodo elementare l’insegnamento, attraverso una intensa pratica del canto, introduce gradualmente l’allievo verso i problemi ritmici e d’intonazione. Dalla 5a classe elementare professori specializzati ampliano il programma teorico curando l’istruzione di complessi corali fino a 2/3 voci e formazioni strumentali caratteristiche che spesso hanno la possibilità di misurarsi in concorsi locali e nazionali.
E così via fino ad arrivare alla fine del periodo medio che si conclude con un diploma di maturità che permette l’ammissione a qualsiasi istituto superiore (medicina, matematica, Conservatorio, etc.).
Gli istituti superiori (Conservatori) sono solamente tre: Bucarest, Cluji e Jasj. Essi hanno il compito di preparare i quadri artistici nella interpretazione, nella composizione, nella pedagogia musicale e nella teoria e sono organizzati in 2 facoltà e queste sono suddivise in sezioni.
I piani d’insegnamento delle facoltà prevedono numerosissime esercitazioni pratiche individuali e collettive, che vanno dal solismo ai più svariati complessi fino alla messa in scena di opere complete nel teatro dell’istituto.
Un importante perfezionamento alla preparazione artistica è la cosiddetta “pratica di produzione”: gli studenti sono invitati a collaborare attivamente presso importanti centri artistici (Teatri lirici, Orchestre sinfoniche, Istituzioni culturali, etc).

Ritornando ai Conservatori nostrani possiamo concludere con le parole che uno dei più autorevoli esponenti del Governo ha avuto recentemente durante una manifestazione sulla scuola.
“Gentile e Croce sono stati due pilastri della cultura italiana tra le due guerre. Hanno però commesso una terribile dimenticanza: non hanno pensato alla musica come una delle materie fondamentali di insegnamento della scuola italiana. A tale dimenticanza occorre rimediare ridando, di prepotenza, alla musica il posto che le compete”.

Con questo e con una illuminata riforma dei Conservatori si giungerà nell’arco di dieci, vent’anni ad un’Italia che tornerà a cantare i temi di Rossini con la stessa facilità con la quale oggi canticchia quelli di Ramazzotti.

Se le promesse del Ministro non potessero essere mantenute e la musica non riuscisse ad entrare attivamente tra le materie “vissute” dalle scolaresche del nostro Paese, entro dieci, vent’anni al massimo si giungerebbe ad un punto di non ritorno: il distacco tra gente e musica “classica” sarebbe incolmabile.

OSSERVAZIONI PERSONALI ALL’INTERVENTO DI BALZANI quasi 10 ANNI DOPO:

1) L’ultimo “concorso per soli titoli” dei Conservatori è del 1989. La Riforma – varata con una legge del 1999, la 508 – comincia ad essere applicata da tutti i Conservatori solo nel 2005 . Tuttavia, mancando ancora la Riforma musicale delle scuole medie, i Conservatori continuano ad impartire la maggior parte delle lezioni secondo il vecchio ordinamento…

2) I Conservatori continuano ad essere una sessantina e i docenti che vi operano sono, per la maggior parte, sempre quelli reclutati come sopra… Non è facile “liberarsi delle scorie accumulate nel tempo”!

3) Non ci risulta che la musica sia mai diventata “una delle materie fondamentali di insegnamento della scuola italiana”. Consoliamoci canticchiando Ramazzotti…

4) Vivere in Romania dal 1948 al 1982 non era il massimo. Però per un musicista vivere in Italia oggi….

Mario Totaro 2007

Ti è piaciuto l'articolo? Vota Ok oppure No. Grazie Mille!

Puoi votare l'articolo anche qui, gli articoli precedenti qui.
Print Friendly, PDF & Email
Loading Comments…

Please Registrati or to leave Comments

Vieni alla nostra rassegna di lezioni-concerto a Milano alla Palazzina Liberty!