Gen 222008
 

Intervista al Ministro Berlinguer: ottime notizie per chi ama la musicaIl governo (e il paese) stanno vivendo in queste ore una crisi drammatica. Senza entrare nel merito, una crisi di governo in questo momento manderebbe a carte quarantotto tutto quanto esso si è impegnato a fare ed è ancora in corso (ad esempio la firma del famoso decreto di equiparazione).

Voglio però essere positiva e darvi una buona – anzi, buonissima! – notizia: guardate cosa sta facendo per l’educazione musicale nelle scuole, senza tanto clamore, il Ministero della pubblica Istruzione, con il comitato presieduto da Luigi Berlinguer. Vi riporto integralmente una sua recentissima intervista, pubblicata dal “Giornale dello Spettacolo”. (neretto ed evidenziazioni sono mie).

Speriamo che riesca a continuare questo lavoro importantissimo. Se si riuscisse a realizzare davvero quanto dice Berlinguer, verrebbe realizzata una vera e propria rivoluzione nel campo dell’alfabetizzazione musicale nel nostro paese, l’unico passo indispensabile per salvare la musica e costruire il pubblico di domani.

Vi segnalo in particolare l’affermazione finale dell’intervista, con un invito di Berlinguer ai musicisti ad affiancare questo cambiamento di rotta: “non mi sembrano attivi e partecipi e li sento rivolti ancora alla critica del passato e immersi in una disillusione e in un’amarezza che li portano a un pessimismo rassegnato.” Condivido pienamente…

L’ignoranza musicale in Italia è gravissima

Con l’educazione si combattono decreto sociale e bullismo

Fonte : GIORNALE DELLO SPETTACOLO dell’11 gennaio 2007, pag. 14, di Mauro Mariani

A un comitato di lavoro nazionale il ministro della Pubblica Istruzione Giuseppe Fioroni ha affidato l’importante, e difficile, missione di diffondere l’apprendimento pratico della musica nelle scuole. Dal comitato potrebbe nascere qualcosa di importante, anzi è già nato, secondo quanto dice Luigi Berlinguer, che ne è il Presidente: “Per il corrente anno scolastico sono stati stanziati dal ministero della Pubblica Istruzione due milioni di euro e circa il doppio potrebbe arrivare da finanziamenti europei, con l’obiettivo di dotare le scuole di uno spazio attrezzalo per la musica e di creare un coro o magari una piccola orchestra in ogni scuola. La musica deve raggiungere piena dignità formativa nel percorso scolastico: come nelle scuole s’insegna l’italiano e la matematica, cosi si deve Insegnare anche la musica. Eseguire musica richiede rigore e impegno e ha un potere formativo pari alle altre discipline, favorisce la socializzazione, combatte il degrado sociale e il bullismo, quindi la pratica musicale fa bene allo studente e forma il cittadino. Inoltre, la musica rappresenta una parte importante della stona d’Italia e fa parte della cultura mondiale. Eppure l’ignoranza musicale in Italia è così grande che molti, anche ai massimi livelli, credono che la musica sia solo intrattenimento“.

Ma come mai chi ha figli nelle scuole non si è accorto di questa rivoluzione?

“Non siamo ancora al raggiungimento del nostro obiettivo, ma il finanziamento già assegnato indica che si comincia a fare sul serio. La pratica musicale – che è cosa ben diversa dalla musica com’è stata insegnata finora – è entrata definitivamente nella scuola con le “Indicazioni per il curricolo per la scuola d’infanzia e per il primo ciclo d’istruzione” emanate dal ministero lo scorso settembre: per ora riguarda bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni, ma l’intenzione è di estenderla a tutte le scuole. Questa è una norma regolamentare e quindi l’insegnamento della musica non sarà più extracurricolare e gli saranno dedicate due ore alla settimana. E’ un cambiamento storico, il problema ora a attuare questa prescrizione. Ma anche il metodo di attuazione è nuovo, perché graduale. Bisogna studiare il metodo per insegnare la musica, formare gli Insegnanti e organizzare la settimana scolastica, stando attenti a non ripetere gli errori che hanno impedito la sperimentazione scientifica e l’insegnamento della lingua straniera”.

Una formazione musicale estesa a tutto l’arco scolastico è un cambiamento epocale non solo all’interno della scuola, ma per tutta la cultura italiana.

“In Italia perfino il pubblico dell’opera e dei concerti è quasi interamente autodidatta o del tutto ignorante in campo musicale: questo influisce anche sul mercato della musica, dal vivo e registrata. Si deve cambiare, come nel resto d’Europa, in America e in Asia, dove la pratica musicale fa parte della cultura diffusa”.

Resta il problema dell’attuazione; quando si comincia?

“Non si può rendere subito curricolare quest’insegnamento. Nell’anno scolastico 2007-2008 sì deve potenziare ed estendere quanto fatto finora nei laboratori musicali, nati dieci anni fa, quando ero ministro. Ma già si può cominciare a fare qualcosa di più. Dall’alto si sono date le indicazioni, ora bisogna muoversi soprattutto dal basso. Nelle scuole elementari i dirigenti scolastici e i maestri si diano da fare per passare dalla vecchia educazione musicale al nuovo modo d’insegnare la musica. Nelle scuole medie si cominci a convertire il vecchio insegnamento in pratica musicale. Ci sono a disposizione i fondi necessari per fare contratti con musicisti che diano un supporto tecnico ai maestri”.

Purtroppo le indicazioni calate dall’alto spesso non vengono bene accettate, ma spesso è illusorio anche confidare nell’iniziativa dei singoli dirigenri scolastici e insegnanti….

“So bene che ci saranno resistenze e difficoltà, ma gli insegnanti più appassionati sono in grado di applicare fin d’ora le indicazioni ministeriali, che in teoria sono già norma, sebbene in pratica serviranno sia indicazioni più precise sui programmi sia mezzi adeguati. A favore della musica sta l’impegno del ministro Fioroni, ma a sfavore c’è tutto un ambiente che ci considera folli, perché, con tutto quel che c’è da fare, noi ci mettiamo a pensare alla musica; in realtà sono gli altri che pensano in modo ottocentesco e così non risolveranno certamente i problemi della scuola. Vorrei anche fare un appello ai musicisti affinché affianchino questo cambiamento di rotta: non mi sembrano attivi e partecipi e li sento rivolti ancora alla critica del passato e immersi in una disillusione e in un’amarezza che li portano a un pessimismo rassegnato”.

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