Gen 092008
 

La protesta del 20 dicembre a Roma davanti al Ministero

Finalmente abbiamo ricevuto, e immediatamente volentieri pubblichiamo, il documento unitario frutto dell’assemblea unitaria di Roma tenutasi a Santa Cecilia da parte degli studenti AFAM da tutta Italia.Vista l’importanza dell’argomento e la posta in gioco, vi invitiamo a commentare tutti e ad intervenire su questo post e su quello precedente con le dichiarazioni di Paolo Gasparin, rappresentante nel CNAM degli studenti dei Conservatori, che presenta aspetti che ci rendono per lo meno perplessi.

PROPOSTE PER UNA PIATTAFORMA COMUNE AI CONSERVATORI ITALIANI E ALL’ACCADEMIA NAZIONALE DI DANZA

ROMA, 20 – 21 DICEMBRE 2007

Sono trascorsi nove anni dalla riforma del sistema AFAM. In questo periodo abbiamo visto la graduale svalutazione dei nostri titoli e toccato con mano il fallimento di una cattiva riforma che, insieme al disinteresse per la Cultura, ci ha resi sempre più “precari in formazione” e sempre meno sicuri del nostro futuro. Per questo abbiamo scelto di alzare la testa, di non farci più calare dall’alto decisioni prese altrove e di protestare, di avviare una riflessione comune. Dopo che molti Conservatori sono entrati in agitazione, abbiamo deciso di incontrarci a Roma per unire le forze e manifestare il nostro disagio. Queste prime proposte sono frutto del lavoro degli studenti dei Conservatori di Napoli, Roma, Firenze, L’Aquila, Cosenza, Adria, Frosinone, Milano e dell’Accademia Nazionale di Danza, presenti a questo incontro, e di molti altri che hanno inviato la loro adesione.

Gli studenti riuniti a Roma:

DENUNCIANO

– La deliberata aggressione nei confronti della Musica, dell’Arte, e del Sapere in generale da parte di tutti i governi che si sono susseguiti negli ultimi anni, dalla chiusura delle orchestre della RAI alla povertà complessiva in cui versano le casse dei Conservatori e dell’Accademia.

– L’attuazione dell’Alta Formazione Artistica e Musicale senza la parallela creazione di scuole pubbliche per l’insegnamento musicale di base, vero e proprio vuoto nella riforma dei Conservatori.

– Il mancato inserimento della musica e della danza nelle scuole di ogni ordine e grado come materie di primaria importanza per la formazione di ogni studente.

– L’insuccesso del progetto, di respiro europeo, della legge di riforma 509/99 avviato col processo di Bologna e che si concluderà a Lisbona nel 2010, per quanto riguarda la generale dequalificazione di tutte le lauree, e l’eccessiva frammentazione e diversificazione dell’offerta formativa dei nuovi corsi.

– La mancata equipollenza ai fini dei pubblici concorsi dei titoli conseguiti secondo le modalità definite dalla legge di riforma 508/99 con le lauree universitarie affini, e la loro scarsa spendibilità a livello italiano ed europeo.

– La chiusura delle graduatorie nazionali per l’insegnamento nei Conservatori, divenute ormai ad “esaurimento” dal 1999, da quando sono stati congelati gli organici.

– La svalutazione dei titoli di studio nel loro complesso, intesi come coronamento di un percorso che in sé dovrebbe essere considerato abilitante all’insegnamento. L’istituzione dei diplomi di didattica fu solo il primo tassello di questo processo che si compie oggi col D.M. 137 del 28/9/2007 (bienni abilitanti di didattica) che svaluta anche questo stesso titolo, oltre ai bienni specialistici precedentemente attivati, e che abilita solo all’accesso ai concorsi per insegnare nelle scuole medie inferiori e superiori.

PER TANTO CHIEDONO

– Più fondi alla Musica, all’Arte e alla Danza, intese come valore in sé e come uno dei fini ultimi a cui deve aspirare una società che vuole dirsi civile, e non come semplice valore aggiunto.

– La piena entrata a regime di un sistema di insegnamento della Musica e della Danza di tipo universitario inscindibile dall’istituzione dell’insegnamento musicale e coreutico nel primo e nel secondo ciclo di istruzione.

– La riapertura degli organici e la assunzione a tempo indeterminato tramite concorso.

– La rivalutazione dei diplomi di vecchio ordinamento e dei diplomi accademici di primo e secondo livello ai fini dell’insegnamento come l’inserimento nella terza fascia di chi ha conseguito un diploma di triennio.

– L’abrogazione del D.M. 137 del 28/9/2007.

– La definizione delle classi di concorso afferenti le discipline coreutiche (danza classica e danza contemporanea)

– La spendibilità delle competenze acquisite col diploma accademico di primo livello A.N.D.

– La definizione della qualifica professionale dei possessori di diplomi accademici di primo e di secondo livello A.N.D.

Queste proposte sono solo il primo passo per la stesura di una piattaforma comune a tutti i Conservatori italiani e all’Accademia Nazionale di Danza, che sia la più condivisa e partecipata possibile, in modo da avere la forza necessaria per incidere sulle politiche del governo.

Una volta conclusa la riflessione su questa piattaforma ci aspettiamo che il governo ci ascolti e attui le nostre proposte. In caso contrario ricominceremo la nostra protesta con un fronte molto più ampio.

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