Dic 252007
 

Io c’ero: la testimonianza di un pianista che era in sala… ed il suo voto

confalonieriE’ una notizia che è stata ripresa da tutti i giornali, una notizia davvero ghiotta. Un uomo di settant’anni, un uomo di potere, ai vertici di un impero mediatico, che dalla vita ha avuto davvero moltissimo, ha il coraggio di mettersi in gioco, di presentarsi ad un esame davvero difficile, nel Conservatorio della sua città, come un ragazzo qualunque.

Molti ne hanno parlato… ma chi era davvero presente? Chi ha potuto ascoltare con le proprie orecchie come si sia davvero svolto l’esame? Pochissime persone… La sala era vuota, la notizia non era stata minimamente diffusa, nessuno sapeva. Ma io c’ero… e voglio rendere testimonianza.

Come al solito, lunedì 8 ottobre mi trovavo in Conservatorio per la mia lezione di Direzione d’Orchestra, ed ho visto che nel pomeriggio ci sarebbe stata una sessione di esami di Diploma in pianoforte. Memore del mio esame di Diploma, sostenuto appena un anno fa nella stessa sala Puccini, ho deciso di andare ad ascoltare i miei colleghi pianisti, come faccio spesso quando ho un’ora libera.

Con mia sorpresa ho scoperto che si trattava di un esame riservato agli allievi privatisti, e che tra questi c’era un personaggio di eccezione, il Dottor Confalonieri, appunto.

Grande era la mia curiosità: sapevo che in gioventù aveva studiato pianoforte nel nostro Conservatorio ed era arrivato a sostenere l’esame dell’Ottavo anno, ma mai avrei immaginato che una persona di quell’età – e di quel successo professionale – si rimettesse in gioco con tanto coraggio, ed affrontasse un esame pubblico, con una Commissione normale (ma mica tanto normale, c’erano Maestri bravissimi e molto severi al suo interno, come ad esempio il Maestro Paolo Bordoni), sedendosi al pianoforte subito dopo un candidato di vent’anni, e con grande umiltà si sottoponesse al tour de force di un esame molto impegnativo (ha suonato un programma molto complesso, per quasi due ore ininterrottamente!).

Così ho ascoltato, ascoltato tutto e molto attentamente. Un programma lungo e difficile, dicevo, proprio come prescrive il programma Ministeriale per i privatisti: l’Appassionata di Beethoven, la Fantasia di Schumann, i Quadri di una esposizione di Mussorgsky, le Danze Ungheresi di Brahms…

Mi aspettavo un “dilettante”, un signore che suonava tanto per far vedere che lo sapeva fare. Ebbene, ho ascoltato un dilettante, davvero: un dilettante nel senso più nobile della parola, ossia qualcuno che suonava per proprio diletto, per il piacere di far musica. E con mio stupore mi sono accorto che esiste anche un modo diverso di studiare il pianoforte, non soltanto quello cui siamo avvezzi tutti noi che ne abbiamo fatto una professione, il nostro lavoro quotidiano, che lottiamo per emergere, per raggiungere la perfezione in ogni nota, in ogni esecuzione… Esiste dunque anche il modo (e la voglia) di suonare soltanto per amore della musica, quello che non dovremmo mai perdere di vista, come invece spesso capita nel nostro ambiente, tanto competitivo.

Come suonava, allora? Sono rimasto subito colpito dalla postura al pianoforte, perfetta, altamente professionale, nient’affatto da “dilettante”. Leggeva lo spartito, con accanto il suo Maestro che gli girava le pagine, serio, intento. Un bel suono, davvero. Moltissima musicalità. Attendevo con curiosità i passaggi difficili, per vedere come se la sarebbero cavata le sue dita non più giovani… Caspita, niente male, davvero. La passione può fare miracoli. Qualche piccolo errore, ovvio, in passaggi tanto difficili e con un programma così impegnativo. Ma noi studiamo ore ed ore per anni per arrivare a quel Diploma e ad un esecuzione “pulita”, e spesso gli errori scappano anche a noi, che abbiamo vent’anni e le mani veloci ed allenate.

E così qualcuno che aveva sostenuto l’esame di Ottavo cinquant’anni prima (come poi ci ha raccontato nel chiostro del Conservatorio, mentre chiacchierava con noi attendendo il responso della Commissione), ottenendo un bel voto 8,25 – di cui andava ancora fiero e che sperava di ottenere anche in questa occasione – questo Signore così distinto e serio, con i capelli grigi, aveva tenuto in esercizio le sue mani (e il suo cervello)  per tutti questi anni, dimostrando a tutti noi che volere è potere, e che, studiando un’ora al giorno per un anno, era riuscito a preparare addirittura un Diploma di pianoforte.

Che bella lezione per noi giovani. Gliel’ho detto: “Lei è un esempio per i giovani. E’ così che si dovrebbe amare la musica. Un esempio di impegno, serietà ed umiltà.”

Niente pompa, niente scorta, insieme a lui. Evidentemente non aveva parlato a nessuno del suo esame. C’era solo il suo Maestro, che ci ha raccontato con quanto sacrificio avesse preparato il Diploma, studiando solo un’oretta al giorno prima di andare in ufficio o la sera dopo cena… e lottando ogni giorno per strappare quest’ora ai suoi impegni di lavoro.

Il voto? Era un sette e cinquanta, la Commissione non gli ha regalato proprio niente, è stata equanime e severa come con tutti i candidati. Lui ci è rimasto un poco male, l’ho intuito dall’espressione del suo viso, ma non da detto nulla, ha sorriso, ed ha incassato i complimenti che comunque gli hanno fatto con sincerità, per la sua musicalità, il suo tocco, il suo impegno.

Gli ho fatto i complimenti anche io, e vorrei ripetere qui quello che forse non sono riuscito ad esprimergli fino in fondo per l’emozione del momento: “Sa, Dottor Confalonieri, per me lei ha meritato un dieci bello tondo, il suo voto vero è quello: consenta ad un collega pianista che ha assistito al suo esame di esprimere anche il proprio voto. E’ un dieci per le indubbie capacità che ha dimostrato alla sua età, per la sua coerenza, per il suo sacrificio, per la sua umiltà, per l’onestà di esporsi ad un giudizio severo senza chiedere sconti. Grazie davvero, a nome di noi giovani, per questo esempio.”

Stefano Ligoratti

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