Dic 082007
 

Un trionfo annunciato, la prima del “Tristano” alla Scala di Milano: 13 minuti di applausi, come riportavano i tabelloni luminosi sulla piazza.

Grande successo, dunque, anche mondano, e soprattutto diplomatico, per la candidatura di Milano all’Expo 2005. Presenti molti capi di stato ed autorità.

Entusiastiche ovazioni, insomma, per Wagner, soprattutto, e per il Direttore Daniel Baremboim, cui va subito assegnata la palma di grandissimo musicista democratico: ha infatti voluto condividere gli applausi che il pubblico gli ha tributato alla fine, facendo salire in scena con lui tutta l’orchestra e i cantanti. Bravissimo due volte, dunque, nel dirigere ed orchestrare con l’abituale competenza e sicurezza, e nel ricordare a tutti che i veri protagonisti, in uno spettacolo come questo, sono la musica e gli artisti che ne rendono possibile il miracolo.

Molto collaborativi anche i membri dell’orchestra e del coro: hanno infatti rinunciato ad esibire al braccio una fascia luttuosa, come avevano annunciato, per non turbare l’atmosfera festosa della prima. Speriamo che i loro problemi contrattuali si risolvano al più presto (ne riparleremo in un altro articolo).

Ancora una nota positiva: lo spettacolo è iniziato con un minuto di silenzio, in omaggio agli operai deceduti nel rogo di Torino. Un atto definito dal Presidente Giorgio Napolitano “un gesto dovuto ma sincero”.

Per ogni approfondimento vi rimandiamo al sito del Corriere della Sera, dal quale abbiamo ripreso le immagini che vedete qui sopra, e dove potete vederne molte altre. Il Corriere ha generosamente reso disponibile a tutti un file pdf con l’intero speciale che ha pubblicato ieri, venerdì 7, giorno della prima. Per chi se lo fosse lasciato sfuggire in edicola, ecco il link alla pagina con il file zip da scaricare: http://www.corriere.it/Speciali/Eventi/2007/scala/pdf.shtml

Ma entriamo nel merito e parliamo subito delle recensioni dei critici famosi. Se la parte musicale dell’opera è piaciuta a tutti, infatti, non altrettanto può dirsi sulla regia di Partick Chéreau, sulla scenografia e sui costumi.

Guardate questo video, con un’intervista all’Assessore alla cultura di Milano, Vittorio Sgarbi, come al solito intelligente e polemico, che ha definito la regia “provocatoria”: http://mediacenter.corriere.it/MediaCenter/action/player?uuid=0db5236a-a4fa-11dc-be62-0003ba99c53b

Anche il parere di Francesco Saverio Borrelli (Presidente del Conservatorio di Milano) non sembra tanto positivo… vogliamo dire almeno “perplesso”? Ecco cosa ha dichiarato al “Corriere” al termine del primo atto:  si è detto
«molto soddisfatto, ma – ha tenuto a sottolineare – solo dal punto di vista musicale. La scenografia non la capisco: che cosa c’entrano le mura aureliane, quel traghetto. Anche il rotolarsi finale di Tristano e Isotta non è negli schemi dell’opera di Wagner, dove l’amore è essenzialmente mentale».
Per tutti, citiamo infine il bell’articolo di Paolo Isotta, sul Corriere oggi in edicola.

” Ho gravi perplessità – scrive Isotta – intorno all’allestimento scenico del Tristano e Isolda di Sant’Ambrogio, dovuto al regista Patrick Chereau e allo scenografo Richard Peduzzi, sorta di coppia fissa, e per i brutti costumi a Moidele Bickel. Fino al momento in che non ho assistito allo spettacvolo dicevo a me stesso che non sarebbe stato possibile vedessi quel che immaginavo quale mera accademia mentale giacché il realizzarsi di tale accademia sarebbe stato come contemplare la proiezione di un film che conosci a memoria: e che poi ho effettualmente visto. Epoca all’incirca attuale, personaggi coi tristi cappotti brechtiani, ambientazione da incubo e parecchi errori di grammatica inspiegabili in un artista della cultura di Chéreau. E allora mi sono detto: il mio primo scontro con Chéreau e Peduzzi avvenne nel 1976 a Bayreuth per la Trilogia del centenario. Ora, in trentun anni non è cambiato niente rispetto a uno stile che allora serviva “a fare scandalo” e anche a manifestare un odio ideologico verso Wagner; solo la teraggine è aumentata e il meccanismo gira a vuoto su se stesso.

“Adesso quest’allestimento, e duole ripetermi, è la norma in qualsiasi città di provincia tedesca e lo scandalo sarebbe una rappresentazione idealmente se non letteralmente fedele al dramma. Quando la nave che corre rapida nel vento diviene una chiatta metallica poggiata a terra di porspetto a chi vede perché è incatonata al centro nei muri cadenti di una sorta di fabbrica di sardine, i quali muri saranno testimoni anche dell’estasi d’amore del II atto; quando Isolda deve confidare a Brangania arcani in mezzo a una ciurmaglia che fa rotolare balle e colli sulla tolda e l’elemento di mistero del colloquio, così salvaguardato proprio in quel punto dalla partitura orchestrale, scompare: uno si domanda: perché? Siffatta incapacità di rinnovarsi mi sembra una condanna terribile per un artista.

“Waltraud Meier dà ancora una volta una prova fulgida della sua arte… […]

“Il Maestro Daniel Baremboim ci dona un severo Tristan und Isolde diretto e concertato con competenza e sicurezza e gliele dobbiamo gratitudine.”

Intanto fuori, come al solito, secondo quella che ormai è una lunga tradizione, c’erano manifestanti delle RSU e dei CUB, in difesa degli operai, dei contratti a termine, dei cassaintegrati, dei pensionati… e degli animali (nel mirino: le donne in pelliccia). Citiamo un volantino per tutti: “Buon divertimento da Antonio, Rocco, Rosario, Angela e dai 1750 lavoratori che ogni anno sono uccisi dal lavoro”. La prima della Scala è anche questo: l’occasione per parlare al paese e segnalare problemi gravissimi ed irrisolti, approfittando della visibilità dell’evento.

Ines Angelino

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