Dic 012007
 

Ecco un approfondimento rispetto alla notizia pubblicata poco fa. Purtroppo il problema non è nuovo, ed era già stato sollevato – senza successo – un paio di anni fa.

Non ho nessuna pretesa di dire la parola definitiva su questa faccenda, che è purtroppo complicatissima, assolutamente farraginosa, scritta in burocratichese, e per di più italiana Undecided So solo tentando di fare un poco di chiarezza e documentazione, raccogliendo notizie sparse qua e là (che è quello che dovrebbe fare il buon giornalismo: trovare notizie interessanti, pubblicarle, e dare informazioni precise e documentate).

Prego quindi chiunque abbia notizie più chiare o aggiornate delle mie di intervenire su questo blog, e di aiutare tutti a capirci qualcosa (per i giovani musicisti si tratta di difendere un rilevante investimento di anni di studio ed il proprio futuro!) Yell

Ritengo che tutto sia partito dal decreto ministeriale n.53 del 21 giugno 2007, che si occupa di stabilire chi potrà insegnare nelle Scuole statali. In questo caso si tratta di potersi mettere in graduatoria nelle Scuole Medie per insegnare strumento. E, guarda, guarda, salta fuori che i Diplomati dei Trienni dei Conservatori non avrebbero diritto ad essere ammessi in graduatoria, ecco qui una citazione da questo Decreto:

“Per la classe di concorso di strumento musicale nella scuola media è titolo d’accesso il diploma specifico di Conservatorio rilasciato ai sensi dell’ordinamento previgente alla legge 21dicembre 1999, n.508 o lo specifico diploma di II livello conseguito ai sensi della normativa vigente.

Di fatto, ci risulta che molti Diplomati di Triennio siano stati esclusi dalle graduatorie di accesso all’insegnamento di Strumento Musicale, uno dei pochi sbocchi professionali per i musicisti Diplomati in Conservatorio. 

Già nel 2005 si protestava, come potete leggere più sotto, nella parte con sfondo giallo di questo post.Dala citazione riportata si evince con chiarezza come una mancanza del precedente governo (si parla dell’allora Ministro Moratti) sia stata sanata solo in parte dall’attuale governo. Ma è mai possibile che si debba ricorrere alle occupazioni ed alle proteste clamorose per farsi ascoltare ed ottenere il sacrosanto rispetto di diritti già acquisiti e l’applicazione di una legge) la 508/1999, quella della riforma dei conservatori) già in vigore da 8 anni?

Il Ministero un Decreto attuativo sul riconoscimento dei titoli di II livello l’ha emanato, in effetti, il 12 marzo 2007 (lo copio nella parte con sfondo rosa). Eccovi il link all’originale sul sito dell’UNAMS: http://www.unams.it/Leggi_e_normative/Decreti/DM_39_12-03-07.html

La confusione però persiste sul riconoscimento dei Titoli di I livello!

Riconoscimento dei titoli finali da rilasciare a conclusione dei corsi biennali sperimentali attivati presso la Accademie di Belle Arti statali e legalmente riconosciute e i Conservatori di Musica

Il Ministro dell’Università e della Ricerca

DIREZIONE GENERALE PER L’ALTA FORMAZIONE ARTISTICA, MUSICALE E COREUTICA


VISTA la legge 21 dicembre 1999, n. 508 e successive modifiche ed integrazioni;

VISTA la legge 22 novembre 2002, n. 268, in particolare l’art. 6;

VISTO il D.P.R. 28 febbraio 2003, n. 132 concernente il regolamento recante criteri per l’autonomia statutaria regolamentare e organizzativa delle istituzioni artistiche e musicali;

VISTO il D.P.R. 31 ottobre 2006, n. 295 concernente il regolamento recante disposizioni correttive e integrative al D.P.R. 28 febbraio 2003, n. 132;

VISTO Il D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212 concernente il regolamento recante disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, a norma dell’art. 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508;

CONSIDERATO che le istituzioni di cui alla citata legge 508/99 sono state autorizzate ad attivare corsi sperimentali per le innovazioni didattiche, in attesa della definizione dei nuovi ordinamenti;

VISTI i decreti ministeriali:
– 8 ottobre 2003, n. 627 (Accademie di belle arti)
– 8 ottobre 2003, n. 628 (Accademie di belle arti legalmente
riconosciute)
– 8 ottobre 2003, n. 629 (Conservatori di musica)
con i quali, nell’anno 2003, sono stati validati i primi segmenti triennali dei corsi sperimentali avviati nelle suddette istituzioni nell’anno accademico 2000-2001, mediante il riconoscimento dei titoli finali come diplomi accademici di primo livello;

CONSIDERATO che alcune istituzioni hanno proseguito il percorso formativo del progetto autorizzato, avviando la parte biennale, ora conclusasi;

RAVVISATA la necessità di garantire agli studenti che hanno frequentato i suddetti corsi un’adeguata certificazione di detto percorso, così come è avvenuto per il triennio;

VISTO il D.D. 17 ottobre 2006, n. 631 relativo alla costituzione di una Commissione di esperti per la valutazione dei percorsi biennali di studi, attivati presso le Accademie di Belle Arti e le Accademie di Belle Arti Legalmente Riconosciute;

VISTO il D.D. 17 ottobre 2006, n. 630 relativo alla costituzione di una Commissione di esperti per la valutazione dei percorsi biennali di studi, attivati presso i Conservatori di musica;

VISTE le valutazioni formulate dagli esperti sui suddetti corsi biennali;

RITENUTO pertanto, di dover determinare i titoli finali da rilasciare a conclusione dei suddetti corsi biennali sperimentali.


D E C R E T A:


ART. 1
A conclusione dei corsi sperimentali biennali, attivati dalle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica si conseguono i titoli finali di cui all’allegato elenco, che costituisce parte integrante del presente decreto.

ART. 2
Le suddette istituzioni sono tenute a rilasciare, come supplemento al titolo di studio, una certificazione contenente le indicazioni sugli obiettivi del percorso formativo e sui contenuti dello stesso.

Roma, 12 marzo 2007
Prot. n. 39/2007

Riprendo questo post dal forum http://conservatori.com ecco il link al post: http://www.conservatori.com/news.asp?id=5.

Qui sotto trovate tutta una bella descrizione del problema originario:

Per i diplomi delle istituzioni di alta cultura mancano ancora i decreti attuativi della legge 508 del 1999, che ne ha stabilito l’equipollenza rispetto al titolo universitario

13/04/2005 Conservatori, riconoscimento accademico cercasi

Non suona una buona musica per i giovani artisti italiani. I diplomi delle istituzioni di ‘alta cultura’, ovvero conservatori e accademie, infatti, non hanno ancora un riconoscimento accademico. Nonostante sia previsto da una legge, la numero 508 del dicembre 1999. A sei anni di distanza, dunque, la norma è ancora lettera morta, per la mancata emanazione del regolamento di esecuzione. Un ritardo che rischia di frenare la mobilità di circa 80 mila studenti e la loro libera circolazione, come lavoratori, nell’area dell’Unione europea. Ma, di fronte alle ‘note stonate’ dei ritardi, la categoria è corsa ai ripari. Con una petizione al Parlamento europeo, a firma dell’Unams, l’organizzazione sindacale del settore, cui hanno aderito allievi, docenti, esponenti del mondo dello spettacolo, ma anche politici di maggioranza e opposizione.

“E’ un atteggiamento persecutorio per i musicisti, che viola i diritti sanciti dal trattato di Nizza”, sostiene l’eurodeputato ulivista Luciana Sbarbati, alla quale fa eco il presidente forzista della commissione Istruzione del Senato, Franco Asciutti, secondo il quale “il governo mostra di avere sull’argomento orecchie poco sensibili”. E’ un obiettivo bipartisan, dunque, quello di far sì che 130 istituzioni tra accademie, conservatori e istituti musicali pareggiati facciano valere i propri diritti e, soprattutto, di rendere giuridicamente valido un diploma conseguito dopo anni di studio.

LIGUORI (UNAMS), DIPLOMA ITALIANO CARTA STRACCIA IN UE

“Il diploma conseguito in Italia, dopo anni di studi, in Europa è carta straccia. E in tutto ciò non c’è logica. Per questo, il Consiglio nazionale dell’Unione artisti e i rappresentanti degli studenti delle accademie sono stati i primi firmatari della petizione”. Non usa mezzi termini il segretario generale dell’Unams, Dora Liguori, che a LABITALIA illustra le osservazioni fatte per il settore in sede comunitaria. “E’ evidente – sostiene – la discriminazione fatta in Europa ai danni degli allievi italiani di conservatori e accademie per ragioni di nazionalità, in violazione dei principi comunitari che garantiscono la parità di trattamento ai cittadini residenti negli Stati membri”. E spiega anche che “con la mancata emanazione dei decreti attuativi vengono, inoltre, lesi la libertà professionale e il diritto di lavorare, assicurati dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”. “Il Parlamento europeo – avverte ancora il numero uno del sindacato – deve perciò attivarsi presso la Commissione e il Consiglio dei ministri per tutelare i laureati italiani, che non sono in grado di far valere i titoli a causa della mancata operatività della legge”. Ma, per Liguori, deve essere assicurata anche pari dignità culturale e giuridica al servizio pubblico svolto, in tutta Europa, da accademie e conservatori, garantendo così ai diplomati il possesso di un titolo giuridicamente valido per l’inserimento nel mondo del lavoro in tutti i Paesi membri”.

SBARBATI, DA MINISTRO MORATTI COLPO MORTALE A SETTORE CULTURA

“E’ indecente che il governo italiano non abbia attuato la legge che riconosce il diploma a livello universitario”. E’ la denuncia dell’eurodeputato Luciana Sbarbati (Partito europeo dei liberali, democratici e riformatori), vicepresidente della commissione Ue per le petizioni e relatrice della legge nel 1999. “Non riusciamo a capire – spiega a LABITALIA – perché il ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, Letizia Moratti, abbia sferrato un colpo mortale alla cultura, un settore importante per il turismo e, quindi, per l’economia del Paese. E’ un atteggiamento persecutorio per i musicisti, che viola i diritti sanciti dal trattato di Nizza. I nostri studenti – ricorda Sbarbati – devono superare mille difficoltà per poter accedere a concorsi internazionali e per poter frequentare corsi all’estero. Con la mancata emanazione dei decreti attuativi della 508, inoltre, si crea una situazione di concorrenza sleale, che compromette il futuro professionale e artistico dei musicisti italiani”.

ASCIUTTI, DA GOVERNO ORECCHIE POCO SENSIBILI

“La legge che riconosce i diplomi a livello accademico è come se non esistesse, dovendo essere ancora tecnicamente ‘attuata’ dal governo”, afferma a LABITALIA il presidente della commissione Istruzione pubblica, beni culturali, ricerca scientifica e sport del Senato, Franco Asciutti (Forza Italia). “Nonostante continui solleciti – avverte – il governo mostra di avere sull’argomento orecchie poco sensibili. Mi duole molto questa situazione, visto che la legge venne approvata nel 1999, quando mi trovavo all’opposizione, accogliendo però i voti favorevoli sia dell’una che dell’altra coalizione. Eppure, chissà perché, tutto si è fermato per la mancata emanazione dei decreti attuativi. Mi meraviglio – rimarca Asciutti – che non si provveda a risolvere la questione, in un momento di congiuntura economica negativa per il Paese. Vista la difficoltà che stanno attraversando diversi settori nel nostro Paese, bisogna puntare sulla musica, in cui l’Italia è leader nel mondo”. Senza contare, conclude, che “lo stesso articolo 33 della Costituzione stabilisce il principio della pari dignità tra le università, le accademie e i conservatori, quindi la parità tra arte e scienza, definendole entrambi il punto più alto della cultura italiana”.

CAMMAROTA, DANNO IRREPARABILE A PATRIMONIO PROFESSIONALE

Non è diverso il giudizio degli ‘addetti ai lavori’. Per Lionello Cammarota, musicologo e direttore del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, il problema dell’equipollenza dei titoli riconosciuti dagli istituti di cultura con quelli universitari, infatti, è “stato ulteriormente aggravato con la legge 268 del 2002, che dava la stessa valenza di mini-laurea a un diploma decennale di musica, ottenuto non senza aver conseguito quello di scuola secondaria”. “In questo modo – afferma a LABITALIA – il titolo conseguito da un Muti o un Uto Ughi, tanto per fare un esempio, viene equiparato a quello preso da un infermiere professionale. E’ assurdo. Si rischia di fare di tutta un’erba un fascio, arrecando un danno irreparabile al nostro patrimonio professionale artistico. Il riconoscimento dei titoli accademici – spiega Cammarota – rappresenta un valore che non può e non deve essere sottovalutato. Certo, ai diplomati in discipline artistiche non è più preclusa la possibilità di accedere ai corsi di laurea specialistica e ai pubblici concorsi, ma in mancanza di un diploma di scuola secondaria e dei decreti attuativi della 508 la situazione è a dir poco complessa”.

SCIMONE, SITUAZIONE GRAVISSIMA PER CULTURA PAESE

“Il mancato riconoscimento accademico dei diplomi crea una situazione gravissima per la cultura del Paese”. Lo afferma a LABITALIA il compositore Claudio Scimone, noto direttore delle maggiori orchestre mondiali. “L’approvazione dei decreti attuativi della 508 – sostiene – aumenta enormemente il debito che l’Italia ha nei confronti della musica, colpendo la competitività dei nostri musicisti a livello europeo, nonostante gli studenti stranieri ci guardino e ci seguano professionalmente come un faro. Da sei anni – ricorda Sciamone – il governo boicotta il settore della musica, forse per la mancanza di competenze, forse per conflitti di interesse. Le ragioni non si conoscono, parlano i fatti: migliaia di giovani partono svantaggiati, a livello di riconoscimento professionale, rispetto ai colleghi europei. Ma ora, con la petizione al Parlamento europeo, ci auguriamo di risolvere la situazione, anche perché la nostra richiesta poggia su ragioni giuridiche molto solide”.

FURLEO SEMERARO, PER NORMATIVA EQUIPOLLENZA CON LAUREA II LIVELLO

Per Leonardo Furleo Semeraro, compositore e ideatore del sito conservatori.com, il portale della formazione musicale italiana, “secondo la normativa vigente, il titolo accademico relativo al secondo livello è equipollente a una laurea di secondo livello. Certo, i titoli rilasciati con il ‘vecchio ordinamento’ (attualmente ancora funzionante all’interno dei Conservatori) sono equipollenti alle lauree di primo livello, purché accompagnati da un diploma di scuola secondaria di secondo grado, ma, concretamente, questo non è sempre facilmente accettato”. “Sulla spendibilità del diploma ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi – ricorda Furleo Semeraro – in una sentenza del Tar della Puglia, lo scorso novembre, il comune di Taranto è stato ‘obbligato’ a riconoscere il titolo di laurea di primo livello a un diploma di Conservatorio conseguito secondo il vecchio ordinamento”. E conclude: “L’equiparazione fra i due titoli di studio, quindi, per l’ammissione ai pubblici concorsi non è subordinata ad alcuna domanda dell’interessato o alla frequenza di corsi integrativi e, di conseguenza, l’equiparazione opera anche per il passato”.

Sabrina Rosci

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