Mar 242007
 

Intervista a Luigi Corbani, direttore dell’Orchestra Sinfonica G. Verdi

di Davide Luigi Rabacchin 

 

 

Lo scorso venti febbraio nel corso di una concitata assemblea – alla quale aderì tutto il mondo della musica italiana – si denunciarono a chiare lettere i contorni di una vera e propria crisi che rischiava di far collassare l’intero settore. (Si veda anche il nostro articolo “Un futuro senza musica“)

L’accusa, diretta in primo luogo all’esecutivo, rappresentato in quella occasione da Rocco Buttiglione e Sandro Bondi, non verte esclusivamente sulla questione economica, per inciso i tagli indiscriminati al Fondo Unico per lo Spettacolo (fus). Ciò che più si contesta è l’assoluta mancanza di una presa di posizione netta da parte della classe politica nei confronti della cultura e della produzione musicale. Poiché soltanto su di una decisione netta e consapevole è possibile innestare un piano di sviluppo strutturato e di lungo respiro che metta la cultura al centro della politica nazionale.

Nella concretezza della vita quotidiana, il micro-universo della produzione musicale è fatto di piccole realtà, di associazionismo, di fondazioni e piccole imprese sparse un po’ ovunque in tutto il territorio.

Esiste dunque un tessuto fitto, dinamico, che opera concretamente nelle pieghe del territorio garantendo delle risposte alle esigenze pratiche del settore, come la selezione e la formazione dei giovani musicisti, solo per citarne una. Nel migliore dei casi queste realtà sono prive di una qualsiasi prospettiva sul proprio futuro. Il che significa rinunciare al nodo più importante nella rete della divulgazione culturale e musicale.

Il taglio del Fondo Unico attuato con la precedente finanziaria, e parliamo all’incirca di un 40% in meno, rischiava davvero di cancellarlo definitivamente. Questo si capisce ancorché si tiene a mente che la quota del Fus assegnata alla voce “Musica” è costituita da un misero 13%, ripartito fra un’infinità di piccole e piccolissime realtà locali che operano nei più svariati settori della produzione musicale (orchestre sinfoniche, gruppi musicali, associazioni concertistiche, ecc.). Il disagio è evidente.

Il mondo della produzione musicale in Italia ha sopportato, e sopporta, a denti stretti una sorta di amnesia che, a quanto pare, colpisce in modo subdolo e indiscriminato tutti i redattori delle varie finanziarie, segnatamente alla voce “Musica e spettacolo”. E un poco alla volta i capitoli relativi ai fondi per la cultura e lo spettacolo sono stati dimezzati e in alcuni casi cancellati. E ora si respira con il fiato corto.

Ma in campagna elettorale sono state fatte delle promesse dagl’esponenti dell’attuale maggioranza. Promesse che sono difficili da mantenere e tuttavia la finanziaria 2007 recepisce alcune delle richieste avanzate dalle associazioni dei produttori musicali, come il beneficio del credito d’imposta per le piccole e medie imprese (con un fatturato annuo di 15 milioni di euro) che realizzano investimenti produttivi e promozionali di artisti emergenti. Ma siamo ancora lontani dal soddisfare le esigenze reali e concrete di un settore vasto e variegato rispetto al quale è necessario adottare una politica duratura di sostegno e sviluppo.

La cultura ha un costo. Meglio: la cultura è un tributo che non possiamo evadere, poiché lo paghiamo alla civiltà stessa. 

L’intervista a Luigi Corbani, direttore dell’Orchestra Sinfonica G. Verdi

Luigi Corbani, direttore dell’Orchestra Sinfonica Giuseppe Verdi, nell’assemblea del venti febbraio si fece portavoce della protesta. Con una lucida requisitoria analizzò tutte queste problematiche, indicandone le possibili soluzioni. Perciò lo abbiamo contattato, anche al fine di capire se da allora qualcosa è cambiato.

Senta, direttore, rischiamo ancora un futuro senza musica?

«Beh…a dire il vero…devo dire che qualcosa si sta muovendo. Certo, la situazione rimane ancora problematica, sebbene in queste settimane si sta registrando qualche timido segnale…non è molto, ma comunque a prima vista è certamente un fatto più che positivo».

Sia più preciso…

«Mi riferisco al fatto che in finanziaria sono stati erogati altri 50 milioni di euro che sanano, almeno in parte, i malanni provocati dal precedente taglio del Fus. Ora, questo non restituisce di certo la salute al malato, ma almeno ne allevia le sofferenze. Siamo molto lontani, tuttavia, dagli obiettivi che ci proponiamo. Ritengo sia primario affrontare il problema di una migliore distribuzione del Fondo, che a tutt’oggi è troppo sbilanciato verso gli Enti Lirici e dimentica la centralità delle piccole associazioni. E pensare che sono proprio queste iniziative che garantiscono e permettono la diffusione capillare della cultura e della musica nel tessuto sociale ».

…dunque: che cosa avete intenzione di fare?

«Anzitutto abbiamo in programma una manifestazione nazionale che si terrà a Roma il prossimo febbraio. Una manifestazione che non sarà affine a se stessa, ma che rientra in un progetto più ampio che mira a creare le condizioni per una nuova politica nei confronti del problema. Già ora abbiamo instaurato una sorta di tavolo di lavoro con le istituzioni, con la speranza che portino a risultati concreti».

Che cosa vi aspettate dalla prossima finanziaria?

«Ci aspettiamo quantomeno di ottenere un’erogazione pari a quella del 2001».

A quanto ammontava?

«Parliamo di una cifra che si aggira attorno ai 414 milioni. Nondimeno, quello che ci interessa veramente è una discussione seria sulle ripartizioni del Fondo Unico. Così com’è strutturato ora non va proprio».

Perché?

«Perché è troppo sbilanciato verso enti che godono, peraltro, anche di finanziamenti comunali. È dunque necessario un dibattito serio che prenda in considerazione la centralità delle piccole realtà locali, che sono il nerbo vivo della cultura musicale italiana. Ci vuole dunque una scelta forte e intransigente da parte della politica a favore della cultura».

Approfondimenti: FUS, di cosa si tratta?

Il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo) venne istituito dallo stato nel 1985, con lo scopo di consentire una diffusione capillare della cultura nel Paese, a favore di tutte quelle organizzazioni che operano nei settori della musica, della danza, della lirica e del teatro di prosa. La ripartizione del fondo è la seguente:

47% Enti Lirici

19% Cinema

16% Teatro di prosa

13% Musica e Danza (dal 97 la Danza è disgiunta dalla Musica)

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Si legga anche l’articolo sulla nostra rivista: “L’opinione di ClassicaViva su ‘La Scala’, Mostro Mangiasoldi

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