Dic 222006
 

Ho ospitato volentieri sulla nostra rivista le opinioni del Maestro Zecchillo, anche per aprire e movimentare un dibattito tra tutti coloro che si occupano di musica professionalmente nel nostro paese, o anche, più semplicemente, la amano e basta.

Avrete già letto l’articolo oggetto del nostro Editoriale di Dicembre 2006, e probabilmente sarete rimasti sconcertati dai toni di una denuncia tanto accesa e, con ogni probabilità, inaspettata. Non siamo abituati a discorsi di questo genere. Normalmente ci limitiamo a guardare con reverente ammirazione quanto la Scala ci propone, e, se qualche mugugno ci affiora alle labbra, è in silenzio, e non abbiamo il coraggio  di dar voce alle nostre critiche.

Ma alzi la mano chi non ha mai pensato – nemmeno una volta – cose simili a quelle affermate da Zecchillo. Siamo qui tutti a languire, a lamentarci del futuro della musica nel nostro paese, a protestare per il Fondo per lo Spettacolo (il famoso FUS) che si assottiglia sempre più da anni, delle magre risorse che, si sa, sono sempre meno, del paese che va male, e quindi dobbiamo farcene una ragione, qualche taglio dobbiamo fare, e insomma non si può tagliare sulle cose indispensabili… ma poche voci si sono finora levate con autorevolezza a dire che, quelle poche risorse, magari sono mal destinate… e, orrore, SPRECATE.

Penso che questa sia la cosa che faccia più rabbia non solo al Maestro Zecchillo, ma a tutte le Associazioni musicali che non riescono più a programmare un concerto che comprenda musica ancora sotto diritti (perché si sa, la SIAE costa troppo…), che si sentono dire che per la musica, insomma, non ci sono soldi; a tutti i giovani musicisti che ormai troppo spesso, se vogliono suonare, debbono farlo gratis (e pure ringraziare di avere la possibilità di suonare gratis…). Sentire che intanto vengono spesi miliardi per una sola istituzione, anzi per un solo spettacolo, quando grandi talenti devono elemosinare cento euro per un concerto…, ai Conservatori vengono tagliati i fondi, le strutture e gli strumenti vanno in malora…., e via piangendo, suvvia, fa montare davvero una rabbia grande.

Il discorso è importante e difficile: il grande Zeffirelli afferma  che la lirica era questo, era anche tradizione di sfarzo, e lui questo vuole riprendere. Indubbiamente è un grande artista, un artista degno erede di Visconti, che tanto contribuì a creare il mito della Scala, del Visconti che mandava in scena la Callas nella Traviata con gioielli rigorosamente veri e mobili di antiquariato autentici, altro che copie! Personalmente ho sempre molto amato gli spettacoli di Visconti e Zeffirelli, sia al cinema che in Teatro, e non  mi sento di criticare troppo questo grande regista se pretende allestimenti – è proprio il caso di dirlo – “faraonici”. Gli artisti veri, si sa, sono visionari e perfezionisti, e viaggiano sempre qualche spanna al di sopra dei comuni mortali, altrimenti non sarebbero artisti…

La storia dell’arte è fatta anche di questo: ogni volta che passo davanti al Duomo di Milano mi chiedo cosa sia costata un’opera simile, edificata per giunta in un’epoca in cui la gente moriva letteralmente di fame e di stenti, un’epoca senza ombra di dubbio molto più difficile di quella contemporanea. Eppure allora ci furono uomini, e istituzioni, che “sprecarono” immense risorse per edificare monumenti, affrescare la Cappella Sistina, e via elencando. Eppure queste opere d’arte vennero finanziate e videro la luce, e oggi testimoniano della grandezza dell’umanità.

Insomma, l’arte, vogliamo dirlo, è sempre stata un lusso per il genere umano. Sicuramente per architettura ed arti figurative si sono da sempre spesi incommensurabili patrimoni… non è proprio stato così per la musica invece (basi ricordare quanti grandi musicisti siano vissuti negli stenti… vogliamo parlare di Schubert, uno per tutti?). Con una sola eccezione: l’opera lirica. Forse perché nel teatro d’opera arte figurativa, letteratura e musica si incontrano e si sposano? E’ per questa ragione che nel nostro paese l’opera lirica è stata la nostra gloria nazionale, come ama ricordare Zeffirelli, un nostro grande patrimonio che dobbiamo tutelare e valorizzare, mentre la musica da camera e sinfonica, a differenza di altri paesi europei, è rimasta un po’ in disparte?

Ma grande arte non deve voler dire SPRECO. La circostanziata denuncia del Maestro Zecchillo deve suonare come un campanello d’allarme. Davvero sono necessarie tante ore di straordinari, e quant’altro ci descrive con sconcertante precisione? Davvero le spese sono effettuate con l’oculatezza “del buon padre di famiglia”, per usare un’espressione cara al nostro Codice Civile? Se limpido è tutto, che qualcuno si risponda con limpidezza su questi punti. Altrimenti, è davvero più che legittimo veder montare l’indignazione e protestare diventa un dovere, non un diritto.

Sono grandi interrogativi su cui dovremmo ragionare a fondo. Perché il problema oggi ci si pone, eccome: se una torta è troppo piccola, a chi dobbiamo sottrarre o ridurre una già misera fetta?

Il Governo (e il Ministro Rutelli in particolare) stanno mantenendo le promesse elettorali e stanno dandosi da fare per ripristinare il FUS e riportare la musica al centro degli interessi culturali del paese. Finalmente abbiamo un Ministro che crede che la Cultura sia un investimento per il futuro del paese. Ma molto c’è ancora da fare.

Sapete come la legge prevede che vengano divisi i famosi fondi per il FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo), che venne istituito dallo stato nel 1985, con lo scopo di consentire una diffusione capillare della cultura nel Paese, a favore di tutte quelle organizzazioni che operano nei settori della musica, della danza, della lirica e del teatro di prosa? La ripartizione del fondo è la seguente:

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  e quindi, riassumendo graficamente:

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  • 47,81%
  • Enti Lirici  
  • 18,00%
  • Cinema
  • 16,68%
  • Teatro di prosa
  • 14,07%
  • Musica
  • 1,74%
  • Danza
  • 1,52%
  • Circhi
  • 0,18%
  • Altro
  • 100,00%

E quanti di questi fondi destinati agli Enti Lirici (quasi la metà!) vanno al Teatro alla Scala?

Insomma, credo che sarebbe ora di cominciare ad approfondire questo argomento: la Lirica nel nostro paese (e la Scala in particolare), non potrebbero vedere ridimensionato il proprio ruolo preponderante nella cultura musicale (e nei finanziamenti)? Parliamone serenamente, tutti insieme. Scriveteci!

Si legga anche l’articolo su questa rivista “Quale futuro per la musica?”

Ines Angelino

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