Dic 202006
 

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, un intervento del Maestro Giuseppe Zecchillo – Segretario SNAAL e già Consigliere di Amministrazione del Teatro alla Scala.

Il 7 Dicembre, giorno di Sant’Ambrogio, Patrono della città di Milano, come da tradizione, il Teatro apre la stagione con la messa in scena dell’Aida, con la Direzione di Riccardo Chailly e la regia di Franco Zeffirelli. E’ con ogni probabilità l’evento musicale più seguito ed atteso dell’anno. E’ dunque importante, al di là delle valutazioni artistiche e musicali, ascoltare l’opinione di un famoso artista, che è anche Segretario del Sindacato degli Artisti Lirici.

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Link al sito del Teatro alla Scala per visualizzare tutte le informazioni su questa Aida: 
http://www.teatroallascala.org/public/LaScala/IT/stagioni/stagione2/opera-e-balletto/01_Aida/Opera/index.html

ZEFFIRELLI E LISSNER, DUE PERSONAGGI PERICOLOSI: IL PRIMO NARCISISTA, IL SECONDO SCIALACQUATORE

Da un mese a questa parte sono iniziate le prove di “Aida”, programmata alla Scala come opera di inaugurazione. Regista, scenografo e costumista è Franco Zeffirelli, il quale pretende il massimo dello sfarzo visivo, definibile – stavolta non metaforicamente – faraonico. Tutto ciò, come si sa, costerà milioni e milioni di euro (miliardi e miliardi delle vecchie lire). In questo momento difficile, in cui la precarietà nel lavoro è diventata una specie di piaga sociale, in cui la stragrande maggioranza delle famiglie non riesce ad arrivare alla fine del mese con i magri stipendi, l’opulenza ostentata di Zeffirelli appare cinica, provocatoria e offensiva. Il principale colpevole di questo scialacquio sconsiderato e inopportuno è ovviamente il sovrintendente Stephane Lissner, che ha approvato e finanziato il progetto di Zeffirelli. Colpevole, perché lo spreco di risorse economiche causerà alla Scala un ulteriore deficit di bilancio, che ricadrà sui cittadini/contribuenti.

E’ noto inoltre che una spesa ingente non sempre corrisponde a un’estetica godibile; molte volte il lusso cade nel pacchiano e nel kitch. Infine bisogna domandarsi quante persone usufruiranno dello spettacolo scaligero, dato l’esiguo numero delle recite e il prezzo proibitivo del biglietto.

aidascala01Una messa-in-scena così megalomane ha già dei costi pesanti, a cui bisogna aggiungere le centinaia di ore di lavoro straordinario, feriale e festivo, il personale extra, in gran parte superfluo, ingaggiato per raccomandazione di personaggi e partiti, il clientelismo degli appalti ecc. ecc. E’ chiaro che poi le sovvenzioni sono insufficienti e che il resto della stagione si svolga su un basso profilo e con scarso pubblico. In poche parole: un disastro annunciato. Si sarebbe potuto utilizzare, invece, uno dei tanti bellissimi allestimenti, che giacciono nei magazzini dei vari teatri italiani, dove vanno deteriorandosi perché non usati. Rimaneggiandolo, rinfrescandolo, si poteva riproporre uno di questi allestimenti con una spesa ragionevole.

Il sig. Zeffirelli, viste le sue pretese scenografiche e il suo esoso cachet, lo si poteva scritturare in tempi migliori; nell’attuale periodo di crisi la scelta del suo nome fa vergogna al senso di responsabilità e alla corretta amministrazione. Risparmiando sulle cose inutili o eccessive si sarebbero potute fare più recite, a prezzo di biglietto accessibile, per dare modo a più gente di fruire dello spettacolo. Sarebbe stato un vantaggio per la diffusione della cultura musicale, che oggi – si sa – la Scala riserva a una ristretta élite di privilegiati.
Spendere decine di miliardi a vantaggio di poche persone è già un fatto scandaloso, del quale il sovrintendente dovrebbe rispondere, invece se ne pavoneggia come una testa di cavolo.

Abbiamo informato di questa inaccettabile situazione il Ministro dei Beni Culturali, la Corte dei Conti, persino il Presidente della Repubblica, e – perché no? – anche la Finanza, con l’augurio di interrompere una vergogna nazionale.

La megalomania e il narcisismo puerile di Zeffirelli, coadiuvati dalla gestione irresponsabile di Lissner, sono i nemici della Scala. Il teatro sta già in bilico sull’orlo del precipizio; i due complici non fanno altro che spingerlo nell’abisso. Ciò significa che a questi signori non gliene frega niente della Scala. Per il regista conta solo mettersi in mostra sempre più, per il dirigente conta solo l’esaltazione di spendere il più possibile.

Alla inaugurazione della Scala spesso si assiste alla scena penosa, patetica e grottesca dei cittadini (esclusi dai privilegi) che si ammassano davanti agli ingressi per ammirare i ricconi che vanno a teatro con i loro abiti firmati e le auto di lusso, tutti compiaciuti di fare “passerella”, di esibirsi per i meno fortunati. Ha ragione Torno, che sul Corriere della Sera ha scritto più volte:”La Scala è un giocattolo per ricchi, pagato con i soldi dei poveri”. La “prima ” della Scala non è un evento musicale, ma la kermesse dei miliardari, che se ne impipano altamente dell’opera lirica: il massimo dei loro pensieri è quello di farsi guardare, di divertirsi alla festa più costosa di Milano e di cenare al banchetto, offerto dal Comune ai VIP dopo lo spettacolo.

Sarebbe un sogno che il prossimo 7 dicembre quei cittadini poveri ed esclusi, che fanno ala agli ingressi, invece di sorridere e ammirare, fischiassero e sbeffeggiassero.
Se invece di intervenire per frenare lo spreco e ridurre l’esibizionismo, il Presidente della Repubblica, il Ministro dei Beni Culturali e la Finanza riempiranno il palco d’onore e i palchi in omaggio per plaudire, allora nel nostro Paese non c’è più alcuna speranza.

Giuseppe Zecchillo – Segretario SNAAL e già consigliere di amministrazione del
Teatro alla Scala

Aggiornamenti pervenutici dal Mestro Zecchillo il 2 dicembre 2006:

Il M° Riccardo Chailly (che dirigerà l’Aida alla riapertura della Scala il prossimo 7 dicembre) ha fatto una considerazione, che tutto il mondo della musica condivide senza avere il coraggio di esternarla. Ha detto, Chailly, in un’intervista al “Corriere della sera” (26/11/06): “L’Italia, in fatto di cultura musicale, rischia il terzomondismo”. E’ un fatto evidente: le orchestre non trovano finanziamenti adeguati; le fondazioni lirico/teatrali spendono cifre pazzesche per la “prima” e poi fanno programmi ridotti all’osso, non certo rispondenti, per qualità e quantità, alle esigenze culturali della comunità; i giovani talenti non trovano spazio per valorizzarsi; le nuove generazioni, al 95%, non sanno neppure chi fossero Rossini e Donizetti, né mai hanno visto un’opera lirica… Di fronte a questo scenario sempre più deludente, cos’altro si può pensare se non ciò che ha detto Chailly? Solo che questo grande maestro ha avuto il coraggio di dirlo.

Oltre ad aver detto il vero – e su ciò bisognerebbe riflettere invece di contraddire – il M° Chailly si è dimostrato una persona coraggiosa, che non esita a testimoniare una grave carenza della cultura italiana allo scopo di porvi rimedio. Ce ne fossero di artisti coraggiosi come lui! La musica e la lirica non sarebbero allo sbando come ora. Invece la maggior parte degli artisti ha paura di inimicarsi i dirigenti teatrali e…gli assessori, e lascia che la musica vada alla malora…

e ancora….
ZECCHILLO ENTUSIASTA PER IL CORAGGIO DEI MUSICISTI SCALIGERI

Anche dai dipendenti della Scala vengono critiche a un’Aida troppo costosa. Alleluia! finalmente anche fra i dipendenti della Scala si è rotto il muro del silenzio di fronte alle astronomiche spese per la produzione dell’Aida inaugurale della stagione. Un gruppo di musicisti (che fanno parte dell’orchestra della Scala) ha inviato al Sindaco Moratti una lettera – che è stata pubblicata da quasi tutti i giornali – per chiedere se una tale linea di spese per una sola opera non “sfori” il massimale dettato dal governo, pena la revoca dei finanziamenti. Le millanterie e le bugie del sovrintendente Lissner, che proclama la Scala “in buona salute”, non lo salvano dalla sua incapacità gestionale.
Forse pecchiamo di immodestia, ma ci sentiamo di dire che se non avessimo sollevato il problema dei costi paurosi di questa “Aida”, molto probabilmente il gruppo di coraggiosi musicisti non avrebbe avuto l’opportunità di protestare.
Tutti gli artisti lirici italiani sono solidali con i dipendenti scaligeri che hanno firmato la lettera al Sindaco, dimostrando così amore per la Scala.

Giuseppe Zecchillo

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