Nov 182005
 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

In commento a: “un sasso nello stagno. Le idee di un nuovo editore indipendente per sfuggire al grande freddo che attende la musica”

Cara Ines,

ho letto con molto interesse il tuo bell’articolo. Sono anche d’accordo sulle conclusioni. Le radici dei problemi che hanno oggi l’arte e la cultura sono molteplici, te ne cito le prime che mi vengono in mente:

– specialmente in Italia, la cultura e l’arte (e la scuola) sembrano essere diventate, nelle intenzioni dei politici di ogni tendenza, fastidiosi elementi da finanziare il meno possibile. I tagli nei bilanci a essi relativi sono ogni anno sempre maggiori e più disastrosi, dal 1987 a oggi. “Privatamente” ho addirittura l’impressione che la “corrispondenza d’amorosi sensi” in proposito tra destra e sinistra indichi un comune loro sentire arte e cultura come faccende pericolose, in quanto promotrici del pensiero e della sensibilità individuale; laddove i “poteri forti” si augurano invece una massa semideficiente e deculturata, pilotabile con facilità televisiva e pubblicitaria verso il consenso che torni utile ai loro scopi. Ecco perché non si finanzia l’arte, ma lo “spettacolo” in questo perverso presente, nel quale l'”immagine” è molto più importante della realtà e della sostanza.

– Il merDato (oops!) musicale è in mano ai soliti noti, che lo trattano infischiandosene sostanzialmente della qualità artistica della loro offerta. Non si tiene il minimo conto dei pareri in proposito della “base” dei “consumatori”; impresari e direttori artistici fanno le loro scelte in base a imperativi kantiani ispirati in prevalenza – diciamolo! – a vari tipi di inciucio. Questo meccanismo credo che sia stato in realtà sempre presente, ma mai come oggi in modo così esclusivo.

– I “consumatori”, dal canto loro, una volta rumoreggiavano (e al caso fischiavano), imponendo con decisione le loro scelte (non sempre corrette, è vero) ai padroni del vapore, mentre oggi applaudono stancamente quasi tutto e non contestano più quasi niente. I pochi “fruitori” evoluti e sensibili, scontenti di vedersi proporre materiale artistico vieppiù peggiore (e a prezzi vieppiù maggiori), e anche scoraggiati dall’acquiescenza in merito degli opinion makers, hanno da tempo scelto l’Aventino, disertando i teatri e rifugiandosi nella discografia, unica chance di poter ancora fare scelte.

I c.d. critici musicali tuttora in forza a quotidiani e giornali (ma c’è ancora chi li legge? sono tentato di metterlo in dubbio) sono perloppiù poveri cristi che devono scrivere, come del resto quasi tutti i giornalisti contemporanei, quello che certe leggi non scritte impongono loro di scrivere e di non scrivere quello che potrebbe nuocere alla stabilità del loro posto di lavoro, consci che molti sono i chiamati a fare il giornalista, ma pochi gli eletti: ove venisse loro in mente di dimostrare minore malleabilità, verrebbero sostituiti prima di subito, pescando in un ricchissimo vivaio di nullatenenti disperati e pronti a ogni compromesso pur di accedere a uno stipendio – e di mantenerlo poi.

Terapia: Internet. Creare un sistema alternativo di produzione e fruizione musicale, una struttura di organizzazione di eventi musicali, e iniziative di acculturazione musicale, mettendo fuori gioco i “lorsignori” della politica e dell’industria dello spettacolo, oppure (meglio ancora) costringendoli a cambiare radicalmente in meglio le loro abitudini. Come dici tu, c’è ancora la possibilità di farlo, perché esistono (forse non ancora per molto, data la situazione…) le persone che possono contribuire per risollevare le ora comatose sorti della musica d’arte. L’Internet per sua natura sfugge al controllo dei potere, ed è un veicolo di cultura alternativa che non ha ancora dimostrato tutta la sua potenza. (Roba da matti: non avrei mai pensato che la coltivazione amorevole, seria e impegnata della tradizione musicale avrebbe un giorno potuto far parte di una cultura definibile come “alternativa”!…)

Franco Redondi

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