Franz SchubertFranz Schubert

Franz Peter Schubert nacque il 31 gennaio 1797 a Lichtental, piccolo sobborgo viennese. Il padre, Franz Theodor, era un maestro di scuola, attività che gli procurò il conferimento della cittadinanza onoraria viennese. La madre, Elizabeth Vietz, diede quattordici figli al marito - dei quali solo quattro sopravvissero - prima di morire nel 1812. Schubert padre si risposò con Anna Kleyenbock.

La formazione di maestro di scuola permise a Franz Theodor di impartire ai figli le basi dell'istruzione musicale. Il piccolo Franz, dopo aver recepito molto velocemente tutto quel che il padre poteva insegnargli (i rudimenti del violino), fu mandato a lezione presso l'organista della parrocchia, Michael Holzer. Anche da quest'ultimo Franz apprese immediatamente tutto quanto era possibile, e a undici anni partecipò al concorso di ammissione per i fanciulli cantori della Cappella Reale. La sua voce, con un angelico timbro da soprano, impressionò favorevolmente il direttore della Cappella, l'italiano Antonio Salieri, che giudicò Schubert e un altro piccolo concorrente i migliori della sessione. Franz, quindi, lasciò la famiglia per trasferirsi al Convitto (Stadtkonvikt), dove creò le sue prime composizioni: una Fantasia per pianoforte e alcuni Lieder. I cinque anni di convitto - dal 1808 al 1813 - formarono un musicista completo: basti ricordare che la sua prima sinfonia (la D82) porta la data del 1813 (aveva, quindi, sedici anni!). Il suo Maestro di Armonia e contrappunto fu proprio Salieri.

Schubert era anche un buon esecutore: la sua famiglia suonava spesso in quartetto: Franz era la viola, suo fratello Ferdinand il primo violino, l'altro fratello, Ignaz, il secondo violino, mentre il padre impugnava il violoncello. L'unico ad avvertire errori o stonature era Franz: quando queste venivano dai fratelli, si limitava a sorridere bonariamente; se invece colpevole era suo padre, interrompeva l'esecuzione e - sempre ridendo - timidamente sottolineava l'imprecisione. Il padre accettava di buon grado il rimprovero.

Nel 1814 il giovane Franz terminò il suo periodo al convitto e ritornò in famiglia, iniziando a lavorare come assistente nella scuola diretta dal padre. Un lavoro poco gratificante, che non amava perché lo distraeva dalla musica, impegnandolo nove ore al giorno. Il 23 maggio 1814, al Teatro di Porta Carinzia in Vienna, Franz assistette alla rappresentazione del Fidelio di Beethoven. Si narra che, per potervi assistere, avesse venduto i suoi libri scolastici. Per tutta la vita, infatti, fu accompagnato da una vera e propria venerazione verso il grande Ludwig. Spinto dall'entusiasmo, scrisse una Messa, che fu eseguita nella parrocchia di Lichtental. Fu un buon successo, che coincise con il suo innamoramento per il soprano solista, Therese Grob. Dieci giorni dopo, in una sede più prestigiosa (la Chiesa degli Agostiniani, nel centro della città vecchia) andò in scena una versione perfezionata dell'opera, ormai definitivamente intitolata "Messa in Fa maggiore" (D105).

Proprio durante quei dieci giorni, inoltre, Franz scrisse anche uno dei suoi Lieder più belli e famosi: "Margherita e l'Arcolaio" (Gretchen am Spinnrade) D118. Franz Schubert in un quadro di Gustav KlimtSeguirono la Seconda Sinfonia, e la Quarta Sinfonia.

Probabilmente la sua inesauribile vena artistica era anche stimolata dall'amore per Therese Grob, il soprano della Messa in Fa maggiore. Theresa e Franz volevano unirsi in matrimonio. Ma il giovane musicista non poteva permettersi di formare una famiglia con il modesto compenso da assistente scolastico, e con la musica, di certo, non poteva sperare di vivere. Quindi il matrimonio sfumò, e Therese, qualche anno dopo, per volontà della sua famiglia, sposò un ricco fornaio. Nell'autunno del 1816, Schubert rivoluzionò completamente la sua vita: ruppe la relazione con Therese, abbandonò scuola e famiglia per dedicarsi esclusivamente alla musica, e andò a vivere con il suo amico Franz Von Schobert, un poliedrico quanto disordinato artista, affascinante quanto inconcludente, che gli aveva offerto ospitalità. Nel 1817, Schubert fu però costretto a rientrare in famiglia, in quanto la madre di Schobert impose al figlio di lasciare Vienna.

Quello che seguì fu un periodo traumatico per Schubert, che dovette umiliarsi a riprendere il lavoro nella scuola del padre: ne è sicura testimonianza l'impressionante numero di lavori incompiuti di questo periodo. (Ciò nonostante, videro allora la luce sette Sonate per pianoforte, una sessantina di Lieder e vari brani orchestrali). Egli temeva di non riuscire più a comporre e si sentiva un musicista fallito. Così, nel luglio 1818, accettò l'incarico di precettore di musica delle due figlie Marie e Karoline del conte Johann Karl Esterhàzy, in Ungheria. La posizione di precettore lo collocava nell'ambito della servitù, con la quale Schubert divise tavola e alloggio. Tuttavia, egli intrecciò con tutti ottimi rapporti, spinto dalla curiosità verso gli altri e dalla sua innata sensibilità.

Schubert fece ritorno a Vienna nel novembre 1818, stabilendosi a casa di un amico, il poeta Johann Mayrhofer. Come unica attività conservò le lezioni di musica alle contessine Esterhàzy, tornate anch'esse in città. Inoltre, un amico che gli aveva presentato Shobert, il baritono Johann Michael Vogl, che in seguito avrebbe regalato le migliori interpretazioni dei Lieder nelle "schubertiadi", gli procurò una scrittura presso il Teatro di Porta Carinzia, per il quale scrisse l'atto unico "I fratelli gemelli". La notorietà era ben lontana, ma quello fu, in ogni caso, un periodo florido per la composizione: Franz componeva soprattutto lieder, che circolavano nei salotti. Scrisse così ancora altri cento Lieder, la Sinfonia n° 5 e la Messa n° 4. Tra i moltissimi Lieder che Schubert compose in quegli anni, uno tra tutti merita di particolare attenzione: "Il re degli Elfi" (Erlkonig), su liriche di Goethe. Secondo la narrazione di Josef von Spaun, uno dei più intimi amici di Schubert, "...egli andava su e giù con il libro in mano. Improvvisamente si sedette e in un attimo, alla velocità di chi scrive di getto, la ballata era composta".

Accanto ai Lieder uscirono le sue prime composizioni per pianoforte, tra cui trentasei valzer e le Otto Variazioni per pianoforte a quattro mani Op. 10 (D624), dedicate a Beethoven. Tuttavia, nemmeno quest'atto favorì l'incontro tra i due, che pure abitavano nella stessa città. Conobbe, invece, Carl Maria von Weber, giunto a Vienna per la rappresentazione del suo "Franco cacciatore". La capitale austriaca viveva, al tempo, un'eccezionale stagione musicale, che ebbe il culmine con l'arrivo di Gioacchino Rossini, nel 1822. Stimolato dall'ambiente particolarmente vivace, Schubert compose alcuni tra i suoi capolavori: la "Messa in la bemolle maggiore D678", il quintetto con pianoforte "La trota" D667, le sinfonie Quinta, Sesta, Settima e Ottava (quest'ultima conosciuta con il nome di "Incompiuta"), il Lied "La morte e la fanciulla". Risale al 1822 anche la composizione della rivoluzionaria "WandererFantasie" per pianoforte.

A sostentare il musicista provvedevano parenti e amici, in cambio della musica che egli donava loro. Franz visse cosi la condizione tipica del libero artista, ma in maniera profondamente diversa da quella di suoi illustri colleghi quali Mozart e Beethoven. Questi, per sopravvivere, si erano prodigati su tutti i fronti, componendo concerti, suonando in pubblico, eseguendo - anche nell'anonimato - lavori su commissione. Schubert, al contrario, era pressoché sconosciuto al pubblico. E pensare che sino a quel momento allora aveva già scritto circa cinquecento composizioni, cioè quasi la metà della sua produzione!

Gli editori musicali ne ignoravano quasi completamente l'esistenza. In altre parole, egli visse la condizione del compositore, esclusivamente dedito alla propria arte, soltanto grazie al mecenatismo degli amici. Nel 1821, ad esempio, furono pubblicati sette quaderni contenenti circa venti lieder, a cura degli amici, che si unirono in una specie di consorzio editoriale per dare alle stampe i suoi lavori. Nel 1823, a poco più di venticinque anni, Schubert divenne comunque  abbastanza noto nella capitale. Ma la sua fama veniva frenata dal suo aspetto fisico, che lo penalizzava nell'alta società del tempo (gli Amici lo chiamavano "schwammerl", cioè funghetto, a causa della grossa testa incassata nel piccolo corpo grasso).  In quell'anno, purtroppo, egli si ammalò poi anche di una malattia venerea, dalla quale guarì grazie ad una cura al mercurio, che però gli causò la temporanea perdita dei capelli. Seguì un lungo periodo di grande infelicità e depressione.

Dai primi mesi del 1826 gli amici del musicista intensificarono i cicli di serate a base di balli e salsicce (Wurstelball), passate alla storia come "schubertiadi", durante le quali la musica di Franz accompagnava buone cene della compagnia. Teatro di queste riunioni erano le abitazioni di von Schober o di Josef von Spaun. Ma talvolta esse venivano tenute in qualche caffè dove si faceva musica, secondo la migliore tradizione viennese.

Le case editrici pubblicavano solo Lieder, e ignorarono grandi opere quali il Quartetto per archi in re minore tratto dal Lied "La morte e la fanciulla", il Quartetto in sol maggiore, la Sonata in sol maggiore per pianoforte e il Trio in si bemolle maggiore. Inoltre, Schubert perse anche il concorso per diventare Kappellmeister di corte, ruolo fino ad allora ricoperto da Antonio Salieri: il posto andò al direttore del teatro imperiale, Joseph Weigl. Infine, egli tentò di far rappresentare un'opera teatrale, ma la censura operò sul libretto (Il conte di Gleichen) e quando si presentò al concorso da vicedirettore del teatro di Porta Carinzia fu ancora respinto.

Sull'onda di queste delusioni giunse il 1827, che vide l'edizione di ventiquattro Lieder con il titolo "Il viaggio d'inverno". Sempre più chiuso verso l'esterno, Franz rivelava tutta la sua malinconia attraverso la composizione e la scrittura musicale, unici linguaggi da lui prediletti.  Di quegli anni, precisamente del 1828, furono anche i meravigliosi "Improvvisi" e i "Momenti musicali" al pianoforte, la "Fantasia in fa minore" per pianoforte a quattro mani, unico pezzo di Franz dedicato a Carolina Esterhàzy, la Messa in mi bemolle e la Grande Sinfonia in do maggiore (giudicata ineseguibile da parte della Società degli amici della musica...), oggi assai famosa e nota come la "Nona" o "La grande" D944.

Tutti questi lavori rimasero a lungo sepolti nei suoi cassetti, e vide la luce decine di anni dopo la sua morte, avvenuta 19 novembre di quello stesso anno, in seguito ad un febbre tifoide contratta dopo un viaggio estivo ad Eisenstadt, per rendere omaggio alle spoglie di Franz Joseph Haydn.

Moriva così, a soli trentun anni, un immenso genio incompreso, che solo nel secondo Ottocento avrebbe trovato la gloria meritata e mai tributatagli. Il mondo perdeva così il grande Franz, il ragazzo che, a soli quindici anni, si poneva con una certa disperazione la domanda. "Cosa si può ancora fare, in musica, dopo Beethoven?" Non lo seppe mai, ma la risposta l'avrebbe data lui stesso, con la sua musica meravigliosa. Una musica talmente "superiore" che molti esecutori esitano addirittura ad affrontarla. Una musica che definirei   "assoluta", fuori dal tempo e dalla storia.